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Una tesi su Igino Ugo Tarchetti
Di Deborah Madurini sul genere fantastico
Deborah Madurini si è laureata lo scorso anno in Lettere presso l’Università degli Studi di Torino discutendo la tesi intitolata “Fiori sbocciati all’ombra: i ‘Racconti fantastici’ di Igino Ugo Tarchetti”, relatore Massimiliano Tortora.
Il lavoro di ricerca sullo scrittore monferrino è stato premiato domenica scorsa con la borsa di studio “Città di San Salvatore Monferrato”, dove il 29 giugno 1839 venne alla luce Tarchetti, personalità fondamentale per lo sviluppo della storia letteraria nazionale, di cui cade, quest’anno, il 150° anniversario della morte avvenuta a Milano il 25 marzo 1869.
La tesi ha come oggetto il genere fantastico, spesso interpretato, come scrive nell’introduzione Deborah Madurini, “come strumento per scardinare le certezze della realtà, ossia per indagare e supporre relazioni misteriose, altrimenti inconoscibili all’uomo”. In realtà esso è uno dei più efficaci strumenti per esorcizzare la paura della morte e tutte le ossessioni dell’uomo. Una scelta, quella dello scrittore, dovuta al fatto che a lui deve essere attribuito il merito di aver diffuso in Italia con grande coraggio la letteratura fantastica in un’epoca fortemente impregnata di realismo e coll’assunzione, come modelli, di autori stranieri. La ricerca è articolata in tre capitoli. Il primo “Le ali di farfalla” prende in considerazione, dopo una breve ricostruzione della nascita del fantastico in Italia, l’importanza che ha avuto Tarchetti nell’esplosione del genere e le regole del fantastico tarchettiano. Il secondo capitolo “Un fantasticar di morti” analizza le tematiche tarchettiane ricorrenti nei “Racconti fantastici” (la donna-angelo e donna-demone, la follia, il doppio, la morte e l’amore), anche in rapporto alle analogie e differenze col fantastico di Arrigo Boito. Il terzo ed ultimo capitolo “Tra innovazione tradizione” affronta gli aspetti più strettamente strutturali dei “Racconti fantastici”, a partire dalla nuova forma narrativa del racconto d’effetto, per giungere alla fine del lavoro all’influenza della letteratura straniera, in particolare dello scrittore francese Théophile Gautier.
Dionigi Roggero






