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Festa di Sukkot

domenica in Sinagoga

Domenica 30 settembre a partire dalle 16 la Comunità Ebraica, di Casale Monferrato ci si ritrova sotto la Sukkà la tradizionale capanna che si erge nel cortile delle Api di vicolo Salomone Olper in occasione della festa di Sukkot.  

E’ una delle diverse ricorrenze ebraiche che la Comunità monferrina ama festeggiare insieme a tutti gli amici, casalesi e non, di qualsiasi confessione. Sukkot è infatti un po’ una festa dell’amicizia, legata al riposo invernale dopo la conclusione della stagione di lavoro nei campi. E’ soprattutto un’occasione per condividere i prodotti della natura trasformati in dolci leccornie nel nostro caso quelli della tradizione giudaico Monferrina.  A Casale sarà un ’occasione anche per ricordare Victoria Acik, per tutti Viky.  Scomparsa quest’anno, era lei la protagonista di questo momento e per un decennio ha spiegato agli ospiti la profonda simbologia di questa celebrazione.  

Domenica questo compito sarà raccolto da Adriana Ottolenghi.  

Nella Torah, Sukkot è chiamata Hag Haassif (festa del raccolto - Esodo 23:16, 34:22). All’epoca biblica la sua importanza era tale da essere chiamata Hehag (la festa) per antonomasia. Di per sé è il ricordo di un importante evento storico, il cammino degli ebrei nel deserto verso la terra di Israele.   Per questo si costruisce la Sukkà(capanna) come le dimore temporanee degli israeliti durante questo viaggio nel deserto (Levitico 23, 42) da cui il nome di Sukkot: Hag  haSukkot (letteralmente: festa delle capanne).  Proprio la struttura temporanea e fragile della Sukkà, il precetto più caratteristico della festa, ci ricorda la fragilità della vita.  Tra il tetto della Sukkàe il cielo non deve esserci alcuna interruzione. Il tetto deve essere fatto di materiale vegetale staccato da terra (rami, foglie, cannucciati per la copertura dei tetti, ecc.). Si deve poter intravedere il cielo attraverso il tetto. La Sukkà deve avere almeno tre pareti, che possono essere fatte con qualsiasi materiale. Durante la festa, la Sukkà dovrebbe divenire la residenza fissa fino al giorno di Hoshà anà Rabbà; compatibilmente con il clima italiano, ciò significa che bisogna almeno consumarvi i pasti. È mizvà (precetto) mangiare pane in sukkà la sera del primo e del secondo giorno. 

Si dice la benedizione Lishev Basukkà (sedersi nella capanna), solo quando si mangia pane o almeno 240g di dolci fatti con farina. La seconda caratteristica della festa è il mazzo di quattro specie che si utilizza per la benedizione: è composto da un ramo di palma (lulav) due di salice (‘aravà), tre di mirto (hadas) e un cedro (etrog): nei giorni di Sukkot, si prende il Lulavcon la destra e il cedro con la sinistra, li si agita ai quattro punti cardinali, in alto e in basso.

alberto a.