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Francescani in Monferrato (11) - Ricerca di Aldo Timossi

Michelangelo da Montiglio: colline del Monferrato a quelle del Canavese, passando per la Palestina

Restando a Palazzolo, patria del fra Bonaventura, intorno alla metà del ‘700 nasce Dionigi Scopello, che sarà guardiano del convento dei Minori osservanti, alla Madonna de' prati di Fontanetto Po. Ricordato anche come autore di una cronaca in latino riguardante l'Ordine francescano, mai stampata e già conservata nel convento di Belmonte. Termina il cammino terreno il 21 marzo 1821.

Rinomato professore di teologia, fra Giuseppe Resighino da Casale è attivo tra fine ‘500 e inizio ‘600. “Per dar saggio della sua grande dottrina e pietà - scrive Gioseffantonio Morano nel suo repertorio di “Scrittori monferrini” - diede alla luce due libri di meditazioni in italiano. Il primo col titolo di “Scala di Giacobbe”, che si stampò in Milano nel 1620, ed il secondo, ben 448 pagine, col titolo di “Scala del Tempio di Salomone, con la quale s'insegna il modo di salire alla perfettione christiana, et andare dirittamente al cielo, con l'esercitio delle virtù contenute ne' Salmi Graduali””, stampato nel 1623.

Ricordato anzitutto come scrittore “informato e competente”, essendo peraltro “ardente predicatore”, il cappuccino padre Massimo Bertani da Valenza. Attivo dalla fine del ‘600 nel nuovo convento valenzano in località Colombina (attuale zona piazza Statuto) attiguo alla chiesa dei Santi Apostoli Simone e Giuda, e per quale tempo a Tortona. Di lui restano quattro importanti opere: ”Riflesso della vita di san Felice da Cantalice” stampato nel 1712; “Annali dei frati Minori Cappuccini” 1714; “Lezionario catechistico…” 1717; “Vita di san Massimo vescovo di Pavia” e compatrono di Valenza.

Notizie molto scarne, per Salvatore Bucci o Buzzi, da San Salvatore, attivo ad inizio ‘600, “Cappuccino della Custodia Alessandrina, dottore della legge, predicatore, diplomatico abile, saggio, provetto ed esemplare”.

Promotore del convento di Santa Maria del Tempio, fra Giovan Battista da Terruggia, della famiglia Cagnoli, attivo nella prima metà del ‘600, è ricordato da Luigi Torre (“Scrittori monferrini; note ed aggiunte…”, 1898) come “cattedratico d'applauso nell'Università di Pavia, commentatore della Sacra Scrittura, e sottilissimo scrittore di diverse difficili materie teologiche”. Tra le altre: “De prapræscientia e prædestinatione Dei”, “De divinis auxiliis expositio”, “Epistolas ad Romanos”, “Pratica criminalis”.

Aldilà dell’attività editoriale, merito suo l’acquisto e la ristrutturazione, nel 1644 a Santa Maria del Tempio, di quanto resta della chiesa fondata probabilmente dai Templari, passata ai Gerosolimitani e distrutta nell’assedio di Casale di quattro anni prima. Vi insedia un piccolo convento, sufficiente appena per quattro religiosi. Nel 1659 i frati Minori riformati ricostruiranno la chiesa e l’annesso convento, che arriverà ad ospitare poco meno di trenta religiosi.

Dalle colline del Monferrato a quelle del Canavese, passando per la Palestina. E’ il percorso di padre Michelangelo da Montiglio. Nessuna indicazione precisa sulla data di nascita, comunque nel periodo 1660/80. Le prime notizie riguardano un viaggio in Terra Santa, terra di missione di tanti Francescani, dalla quale torna ad inizio ‘700, insediandosi nel convento di Belmonte, antico luogo sacro che la leggenda vuole edificato da marchese Arduino di Ivrea (re d’Italia nel 1002), quale voto alla Madonna, che gli sarebbe apparsa per assicurargli la guarigione da una grave malattia, cosa che avvenne.

Abile e ricercato predicatore, nominato guardiano di quella Fraternità, nel monastero posto sul pianoro di Belmonte, in cima alla collina che domina Valperga, ha in animo di riproporre ai fedeli i luoghi di Cristo, che lui aveva conosciuto ma che difficilmente l’umile popolazione canavesana avrebbe potuto visitare di persona. Traccia un’ipotesi di percorso circolare, segnando i siti dove edificare tredici cappelle della Via Crucis. Occorre trovare finanziatori, dunque si appella alla generosità dei fedeli, assicurando la concessione di particolari indulgenze. Arrivano le offerte dai pellegrini, e dalle comunità locali e persone facoltose che, assumendosi gli oneri di una specifica cappella, ne pagavano le spese rimanendone titolari con l'obbligo della manutenzione.

Nella costruzione, i limiti delle finanze non consentono di chiamare architetti e artisti di grido, quindi sono coinvolti artigiani locali, con l’aiuto di volontari e degli stessi frati. Le prime otto cappelle vengono costruite dal 1712 in meno di dieci anni, altre quattro lo saranno tra il 1759 e il 1781, mentre l’ultima (““La deposizione della croce”) verrà iniziata solo nel 1825. All’interno delle cappelle, per rendere la rappresentazione più realistica, saranno inserite delle statue realizzate in terracotta di Castellamonte e di buon livello artistico, di cui oggi rimangono poche testimonianze, sostituite a fine '800 da calchi in gesso.

Soddisfatto dell’impresa compiuta, seppur incompleta, padre Michelangelo, ormai avanti negli anni, torna in Palestina, dove conclude il percorso terreno nel 1744.

Daniele da Casale, dei frati Osservanti, nasce verso la metà del ‘600 nella famiglia Majochi o Maiocchi. Descritto come noto teologo, è ricordato per la sua missione di alcuni anni in Terrasanta fine ‘600-inizio ‘700, periodo durante il quale si moltiplicano i viaggi e gli scritti sui luoghi che videro la vita di Gesù. Quella esperienza è descritta in un rarissimo libro di ben 436 pagine, “Sacro viaggio a Terra Santa”, stampato a Vercelli da Pietr’Antonio Gilardono nel 1711, citato nel catalogo degli illustri scrittori di Casale pubblicato da Antonio Morano. L’opera è “dedicata al sig. D. Carlo Giuseppe Giunipperi de' Vassalli di Corteranzo, Prevosto di Oddalengo grande e Vicario Foraneo”. Una sola copia risulta ancora disponibile in strutture pubbliche: la Zentralbibliothek di Zurigo!

Illustre casata quella di fra Carlo Emmanuele di Crescentino. Il padre Giuseppe Antonio De Gregory, laureato in legge, è giudice nel periodo intorno al 1720/30, quando gli capita di salutare a nome del Comune il re Vittorio Amedeo di passaggio in città; al monarca piace molto “l’ingegno suo”, tanto che lo aggrega al proprio staff e gli assegna incarichi di buon livello (a Torino, in Sicilia, addirittura a Lucerna), creandolo conte e assegnandogli nel 1733 il feudo di Marcorengo. Carlo Emmanuele, figlio primogenito nato nel 1713, decide di vestire l’abito dei Minori Osservanti, entrando nel convento di Mondovì. Completati gli studi a Torino, si trasferisce a Roma e viene destinato dapprima al compito di lettore di filosofia e teologia, quindi professore di storia sacra e lettore supplementario di diritto canonico nella Pontificia Accademia Ecclesiastica.

Trasferito a Torino, tiene la cattedra di teologia nel convento di San Tommaso apostolo, ed è chiamato alla carica di Ministro provinciale. Dal 1781 è anche consultore del Sant’Uffizio. Sale al cielo al 14 gennaio 1789, avendo ricusato, secondo il Casalis, la dignità vescovile. Lascia alcune opere di storia; “L'antichità di Crescentino”, un “discorso” sull’origine della Casa Savoia, memorie storiche su alcuni monasteri francescani. Un fratello, Giovanni Domenico (1731-1802), è presbitero degli Oratoriani.

Navigando” tra le antiche pagine di atti e annali francescani, emergono nel ‘600 i nomi di ben tre religiosi originari di Casorzo, dei quali non si è trovata più ampia biografica. “Frater Joannem de Casorcio quaestorem capuccinum”, citato presso il convento di Savona in una cronaca del 1642, che tratta di una guarigione miracolosa. Tra i religiosi Cappuccini di metà ‘600, si legge di un “fra Modesto Cima da Casorzo, chierico”. Infine, sulle cronache casalesi del De Conti si legge di un anonimo “padre Cappuccino da Casorzo, guardiano del convento di Casale” nel 1673 (forse uno dei due appena citati).

aldo timossi (11 – continua)

FOTO. Sacro Monte di Bielmonte iniziato da frate Michelangelo da Montiglio