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Un compagno di viaggio dell’anno Mille

Vercelli Book, un manoscritto che continua a parlare al presente

 ompagno di viaggio dell’anno Mille: un manoscritto che continua a parlare al presente

C’è un libro che da oltre mille anni accompagna la storia culturale di Vercelli e che ancora oggi attira studiosi da tutto il mondo. È il Vercelli Book, il celebre manoscritto anglosassone conservato nella Biblioteca Capitolare, uno dei più preziosi testimoni della letteratura in antico inglese. Un “compagno di viaggio dell’anno Mille”, come è stato definito durante uno degli incontri di approfondimento promossi dalla Fondazione Museo del Tesoro del Duomo e Archivio Capitolare, occasione per riportare al centro dell’attenzione questo straordinario documento della cultura medievale.

Ad aprire l’incontro è stato il presidente della Fondazione, Piero Bellardone, che ha ringraziato quanti sostengono il lavoro di tutela e restauro dei manoscritti custoditi nella Biblioteca Capitolare. Un patrimonio che rappresenta non solo la memoria della città, ma anche una risorsa di valore internazionale per gli studi storici e filologici.

Un codice che attraversa i secoli

Redatto nel sud-est dell’Inghilterra intorno alla fine del X secolo, il Vercelli Book – noto anche come codice CXVII – è scritto in antico inglese e contiene 23 omelie e 6 componimenti poetici. Molti di questi testi sono conservati unicamente in questo manoscritto, circostanza che lo rende uno dei testimoni fondamentali della produzione letteraria anglosassone insieme ad altri tre grandi codici conservati nel Regno Unito.

Come ha ricordato Silvia Faccin, conservatrice dei manoscritti e rari e responsabile dei servizi educativi della Fondazione, il Vercelli Book non è il manoscritto più antico della collezione – primato che spetta al cosiddetto Codice A, l’Evangelario eusebiano, risalente alla seconda metà del IV secolo – ma è senza dubbio il più conosciuto e studiato. Ogni anno, nella prima settimana di marzo, studiosi e studenti dell’Università di Göttingen arrivano a Vercelli per partecipare a una settimana di studio dedicata proprio a questo codice e ad altri manoscritti medievali della biblioteca.

Il fascino del Vercelli Book è accresciuto anche dal mistero delle sue origini. Non è ancora chiaro, infatti, come il manoscritto sia giunto a Vercelli. Una delle ipotesi più accreditate collega il suo arrivo ai pellegrinaggi lungo la Via Francigena, che attraversava la città e ne faceva una tappa importante per viaggiatori e religiosi provenienti dal Nord Europa. Donazioni di manoscritti alle chiese non erano rare, soprattutto da parte di ecclesiastici di alto rango.

Un libro “misterioso” per secoli

Per lungo tempo il contenuto del codice rimase incomprensibile. Quando venne citato nel 1602 in un inventario del Capitolo della Cattedrale, il canonico Giovanni Francesco Leone lo descrisse come Liber Gothicus, sive Longobardus, aggiungendo una nota significativa: “eo legere non valeo” – non riesco a leggerlo. Ancora nel XVIII secolo il paleografo Giuseppe Bianchini lo definì semplicemente libro di lingua ignota.

Il mistero fu risolto solo nel 1822, quando il giurista tedesco Friedrich Blume, sfogliandolo durante una visita alla biblioteca, riconobbe che il testo era scritto in antico inglese. Ancora oggi, però, sul dorso della legatura settecentesca si legge la curiosa dicitura Homiliarum liber ignoti idiomatis, testimonianza di quel lungo periodo in cui la lingua del manoscritto era rimasta indecifrabile.

Poesia e fede nella lingua degli anglosassoni

Gran parte dei componimenti presenti nel Vercelli Book sono anonimi, ma due poesie – I Fati degli Apostoli ed Elena – riportano il nome dell’autore grazie all’uso di caratteri runici che, traslitterati nell’alfabeto latino, formano il nomeCynewulf, uno dei più importanti poeti cristiani dell’Inghilterra altomedievale.

Proprio il poema Elena, dedicato alla madre dell’imperatore Costantino, rappresenta uno dei testi più affascinanti della raccolta. Accanto a questi componimenti più noti, gli studiosi continuano a esplorare anche opere meno conosciute ma di grande interesse. Durante l’incontro, il professor Winfried Rudolf ha richiamato l’attenzione su un testo particolarmente suggestivo: il poema dell’Anima e del Corpo, in cui l’anima rimprovera il corpo per le azioni compiute durante la vita terrena. Un dialogo drammatico e intenso, che riflette la spiritualità e la visione morale del mondo medievale.

Un piacevole intruso: il “piccolo” Vercelli Book

Nel corso degli studi è emersa anche una curiosità legata a un altro manoscritto della Biblioteca Capitolare, il cosiddetto piccolo Vercelli Book, risalente al XV secolo. Si tratta di un libro di preghiere latino che contiene una rara preghiera alla Madonna in medio inglese, un unicum tra i libri d’ore sopravvissuti allo scisma anglicano. La sua riscoperta è avvenuta proprio grazie agli studenti dell’Università di Göttingen impegnati nei workshop vercellesi.

Dare voce al manoscritto

Uno dei momenti più suggestivi delle iniziative dedicate al Vercelli Book è la lettura pubblica dei suoi testi nella lingua originale. Le parole dell’antico inglese tornano così a risuonare a distanza di oltre mille anni, restituendo l’atmosfera delle predicazioni e delle recitazioni poetiche dell’Inghilterra medievale.

Particolarmente emozionante è la lettura del celebre poema Il sogno della croce, che è stato declamato davanti al monumentale Crocifisso ottoniano della cattedrale di Vercelli presente all’interno del Museo. Un incontro tra testo e arte sacra che crea un ponte simbolico tra epoche e culture diverse.

Un patrimonio vivo

Oggi il Vercelli Book non è soltanto un tesoro custodito in biblioteca. Il manoscritto è oggetto di progetti di ricerca internazionali, digitalizzazioni ad alta definizione e studi interdisciplinari che coinvolgono università e centri di ricerca. Tra le iniziative più recenti vi sono anche un progetto digitale con immagini e trascrizione del testo e persino un videogioco educativo ispirato al manoscritto.

La presentazione è poi proseguita con una visita alla Biblioteca Capitolare, dove il pubblico ha potuto osservare da vicino i codici medievali e il lavoro di ricerca che continua a svelarne i segreti.

Il Vercelli Book resta così ciò che è stato per oltre un millennio: un compagno di viaggio tra lingue, culture e generazioni diverse. Un libro che, attraversando il tempo e lo spazio, continua a mettere in contatto il presente con il passato, ricordando come la memoria scritta possa ancora oggi parlare al mondo.

Luca Beccaria