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Volontari per l'arte
Nel laboratorio di Federico Borgogni a Ozzano
Tutti soddisfatti alla conclusione del weekend dell’Ufficio Beni Culturali della Diocesi. Ha avuto inizio sabato a Ozzano dove guidati da Mauro Monzeglio il gruppo di volontari per l’arte e appassionati ha visitato la parrocchiale di San Salvatore. Era presente anche il restauratore ozzanese Federico Borgogni che ha illustrato l’intervento compiuto sulla quattrocentesca scultura del Cristo lì conservata. Ci si è quindi trasferiti presso il suo laboratorio di restauro -lungo la ripida via Colombaro -dove Borgogni ha raccontato con passione e professionalità il suo lavoro illustrando alcune tecniche di restauro utilizzate nel recupero delle dorature e argentature, delle sculture lignee e dei dipinti su tela.
Attraverso la visione da vicino degli strumenti, dei materiali utilizzati e di alcune opere d’arte diocesane su cui sta lavorando (come gli angioletti della cappella del rosario di San Domenico di Casale il cui restauro è ormai alle fasi conclusive) i partecipanti hanno avuto modo di scoprire e di conoscere le “buone pratiche” da seguire nella conservazione e nel recupero del patrimonio artistico.
Visto anche il “salvataggio” di una Madonna Immacolata del Seicento esposta alle intemperie per secoli a Piazzano di Camino.
Domenica pomeriggio, invece, il Museo del Duomo ha ospitato le visite teatralizzate per bambini e per famiglie ideate e messe in scena dal Collettivo Teatrale. Guidati dallo spirito dell’architetto che vive da secoli nella torre campanaria i partecipanti hanno compiuto un viaggio nel tempo all’interno delle numerose fasi di costruzione, ricostruzione e di restauro della chiesa. Un evento straordinario provocato da particolari vibrazioni dell’organo ha infatti rotto la bolla temporale che divide passato e presente rendendo visibile agli occhi dei visitatori di oggi, gli uomini e le donne che in un passato anche molto lontano hanno lavorato e vissuto nel Duomo di Sant’Evasio. Il “viaggio” accompagnato da intermezzi musicali, voci fuori campo e racconti che hanno stimolato anche qualche bella riflessione sul senso della comunità, sulla bellezza della diversità e sull’importanza del cambiamento, si è concluso, dopo il passaggio attraverso la stretta scaletta in spessore di muro, nella maestosità dell’atrio dove gli attori hanno impersonato il team di architetti e di restauratori che a fine anni ’90 ha riportato questo spazio all’antico splendore.
l.a. - c.m.
FOTO. Nel laboratorio di Ozzano (f. ellea)






