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Come al Festival di Ravello...

Al Castello di Ponzano con l'Accademia Filarmonica

Dopo aver portato concerti sotto austeri ritratti di re, nobili, santi e inquisitori domenicani la stagione “in trasferta” dell'Accademia Filarmonica di Casale vede il suo quinto concerto sotto un grande albero. Siamo al Castello di Ponzano, con tanto di castellana, Simona Cavallero, a fare gli onori di casa in questo maniero dove sono custoddite memoria e collezioni del maresciallo d'Italia  Ugo Cavallero, ma gli occhi sono tutti per il panorama di questo strepitoso balcone affacciato sul Monferrato di fronte al quale si dispongono il pubblico e i musicisti. Ancora una volta Serena Monina in qualità di Presidente dell'Accademia e Gian Paolo Bardazza (Idea Valcerrina), grazie al quale è nata questa stagione associata alle “Dimore del Quartetto” hanno saputo stupirci.

Il genius loci fa a pensare al Festival di Ravello, dove si suona affacciati sulla costiera Amalfitana. Del resto anche l'ensemble scelto regge al confronto di qualità: sono il quartetto Tchalik. Stavolta il nome del gruppo non è un omaggio a un compositore, si chiama così perchè Gabriel, Louise, Sarah, Marc fanno tutti Tchalik di cognome. Esiste anche una quinto membro della famiglia, Dania, che risulta molto comodo nel caso si debba ampliare l'organico.

Abituati fin da piccoli a suonare insieme i Tchalik esibiscono un curriculum impressionante: sono Russi, ma si sono formati e vivono a Parigi, un particolare che caratterizzerà il programma, che però comincia leggero con il quartetto n 20 in remaggiore Mozart, è un opera che tra un Minuetto e un Rondò pur composta nel 1786 risente ancora di uno stile galante tipico della musica di intrattenimento. L'ambiente bucolico con il pubblico disposto tutto intorno al quartetto, l'ombra di alberi secolari e il contrappunto delle cicale fa pensare che ha un momento all'altro escano camerieri in polpe a servire sorbetti e ci si ritrovi tutti in un quadro di Fragonard.

Il backgroud del quartetto si percepisce nel secondo brano “Apres l'aurore” di Thierry Escaich, salvo smentite probabilmente la prima esecuzione italiana. Escaich è nato nel 1965 e il suo stile dovrebbe proseguire il lavoro di Messiaen e Boulez, anche se è soprattutto noto come organista. L'ascolto di quest'operà però lo svela più come un compositore tardo-romantico. In effetti il modo in cui lavora i temi in un crescendo cromatico verso l'empireo mentre il ritmo si fa più concitato ricorda un altra alba: quella sul mare de “La Mer” di Debussy. E comunque è davvero un brano suggestivo e se ci si pensa perfettamente coordinato con il precedente. Sembra di vederla questa aurora che infiamma le colline della Valle Cerrina. Al confronto il quartetto n 2 di Reynaldo Hahn che pur dovrebbe essere in stile impressionista, assume un sapore di pieno '800 .....

alberto angelino

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