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Baglini: virtuosismo senza risparmio

Echos venerdì 17 all’Accademia Filarmonica di Casale

I primi complimenti vanno alla preparazione fisica: Maurizio Baglini ha appena messo in fila la Ballata n 1 di Chopin, L’ouverture del Guillame Tell di Rossini/Liszt e una versione particolarmente muscolare dei “Quadri di un’Esposizione” di Musorgskij, eppure sembra appena uscito da una corsetta d’allenamento.

Sarà che ha ancora il fuso orario del Canada dove era in tournée e da dove è decollato all’alba per non mancare a questo appuntamento del Festival Echos, venerdì 17 all’Accademia Filarmonica di Casale. E’ il pianoforte quello a sembrare più provato, dopo 90 minuti di virtuosismo senza risparmio si ha l’impressione che basterebbe schiacciare ancora un tasto per vederlo dividersi in due. Dovrà resistere: il pubblico è tutto in piedi, la sala risuona di applausi e Baglini dovrà concedere almeno un paio di bis.

Lo strumento però non è lo Steinway dell’Accademia, in meritato restauro dopo 40 anni di onorato servizio, il che ci riporta ai discorsi introduttivi di questo concerto, tenuti dalla presidente Serena Monina, dal professor Dionigi Roggero e da Sergio Marchegiani, motore della rassegna che in questo appuntamento si presenta al pubblico anche come nuovo direttore artistico dell’Istituzione casalese. L’Accademia lavora in previsione del suo bicentenario nel 2027 e non è solo il suo pianoforte ad aver bisogno di cure, gli affreschi vanno consolidati, il tetto di palazzo Treville sistemato, servono contributi. Però da quest’anno l’Accademia è ente del terzo settore, il che significa che beneficia del 5x1000 di chi vorrà destinarlo a tanta bellezza.

Il programma di questa sera è stato concepito come un omaggio a Piero Rattalino che il giorno dopo verrà ricordato ad Alessandria da una tavola rotonda con lo stesso Baglini. E quindi Chopin, al centro dell’analisi di molte opere del critico compresa l’ultima; Rossini nella parafrasi funambolica di Listz a ricordare l’impegno del maestro come direttore di diversi Ente lirici e i “Quadri”, emblema di una “sinestesia epica” ben aderente alla concezione della musica di Rattalino, capace di mettere in relazione mondi diversi. Eppure, in tutto questo non si può non essere ammirati da quello che Baglini chiama un semplice “amuse-bouche”: l’esecuzione in sequenza del Preludio op 45 e della Berceuse op 57 di Chopin. Tocco delicatissimo, capace giocare con i grammi di pressione del martelletto sulla corda per ottenere sfumature impalpabili. Le acciaccature e le lievi dissonanze della Berceuse provocano una visione di certi quadri di Turner che preannunciano l’impressionismo. Dall’altro lato del programma ci sono immagini vere: i “Quadri” che si trasformano in potenti onde sonore capaci di vibrare fin nel petto degli ascoltatori. Le parole di Baglini hanno effetto sulla percezione: abbiamo passato anni ascoltando questi brani dimenticandoci che Mussorsky non ci sta descrivendo “Le catacombe”, “La capanna di Baba Yaga” o “La grande porta di Kiev”, ma, appunto, il loro ritratto fatto Viktor Hartmann con tutta l’esaltazione pittorica di colore ed esotismo della seconda metà dell’800. Quindi è giusto rievocare quell’enfasi con un chiaroscuro sonoro, a volte estremo, che rende tutta la magnificenza dell’opera. I bis sono una sintesi del concerto: Schumann, Carneval op 9 n 12 è un delicato ritratto di Chopin, La campanella di Liszt Paganini esalta tecnica e controllo. Il pianoforte lascia sul campo qualche tasto, ma regge.

Alberto Angelino

FOTO. Complimenti finali, Marchegiani è a destra di Baglini (f. ellea)