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In Diocesi aperti da mons. Alceste Catella

È stato un gradito ritorno, per la diocesi casalese, quello del vescovo emerito Alceste Catella che in Duomo, in sacrestia, nel pomeriggio di mercoledì, ha preceduto l’inaugurazione degli eventi MAB (che sono iniziati con la mostra “La luce dello Spirito nell’arte diocesana”) con una lectio sulla Pentecoste nella liturgia dal titolo “La celebrazione della Pentecoste: dalla storia della litrurgia”.

Presentato da Raffaella Rolfo, direttore dell’Ufficio Beni Culturali, che ha inquadrato la conferenza nel programma MAB (Musei Archivi Biblioteche), mons. Catella, dopo aver salutato i presenti («in particolare il vescovo Gianni») e manifestato la propria gioia nell’essere a Casale, ha rivestito i panni del professore di liturgia (è stato docente e preside dell’Istituto di Liturgia di Santa Giustina a Padova) entrando nel merito della conferenza e suddividendo la trattazione sulla Pentecoste nella liturgia in tre momenti: le origini, l’epoca medievale e la riforma liturgica del Concilio Vaticano II.

Appurato che la Pentecoste è un «lascito della tradizione ebraica» (la festa di Shavuot che cade 50 giorni dopo Pesach), Catella ha spiegato che «alle origini della Chiesa la Pasqua cristiana dura sette settimane e questo è il tempo tra la Pasqua e il 50° giorno dopo la Pasqua. Questi 50 giorni sono una festa unitaria: è un prolungato rendimento di grazie per l’opera della salvezza. La Pentecoste è, dunque, quest’unico grande periodo di 50 giorni in cui di festeggia la piena glorificazione di Cristo». Nel medioevo, poi, «si incominciò a dare più importanza al 50° giorno, quello che darà origine alla Domenica di Pentecoste»: nella visione del vescovo emerito casalese «questo produrrà lo “sfaldamento” della cinquantina e lo spostamento del baricentro tutto sulla domenica. Con la riforma liturgica, però, si sono riscoperte le origini e si è tornati alla visione della Pentecoste come festa unitaria». 

m.ros.