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Cantiere Speranza: Rosanna Virgili a Casale

«La fede è sconfinare dai nostri limiti». Gesù, la salvezza e l’umanizzazione

 

La figura di Gesù non può essere affrontata come quella di un semplice personaggio storico o letterario: è una relazione da riscoprire attraverso le testimonianze di quanti lo hanno conosciuto e di coloro che hanno trasmesso quell’esperienza. È stato questo il filo conduttore della riflessione della biblista Rosanna Virgili, martedì sera nella Sala Cavalla del Seminario di Casale Monferrato, nell’incontro «Non c’è altro nome nel quale c’è salvezza».

La serata si è aperta con l’introduzione del vescovo emerito di Mondovì, mons. Luciano Pacomio, che ha guidato il pubblico in una ricognizione dei luoghi della Palestina legati alla vita di Gesù. Poi il vescovo di Casale, mons. Gianni Sacchi, ha dato il benvenuto ai partecipanti, presentando il percorso di quest’anno di Cantiere Speranza, composto da tre incontri biblici e dal programma di incontri culturali.

Virgili, già ospite nell’edizione precedente per una riflessione sulle donne nella Bibbia, ha preso le mosse dagli Atti 4,12, che qui il titolo alla serata.

Per comprenderlo, la relatrice è tornata al capitolo precedente, dove l’evangelista Luca racconta la guarigione di uno storpio fin dalla nascita, che chiedeva l’elemosina davanti al Tempio. L’apostolo Pietro non gli offre denaro: «Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, alzati e cammina». Un gesto che ripropone l’azione di Gesù e apre una prospettiva inattesa a chi sembrava non poter più sperare.

Ed ecco una domanda: in che cosa speriamo? Per Virgili, la fede consiste nello sconfinamento rispetto ai limiti che consideriamo invalicabili. La salvezza non è conquista di pochi, ma dono gratuito che nasce dalla fede. Gli apostoli, colmi dello Spirito ricevuto a Pentecoste, compiono le stesse opere di Gesù: la loro autorità deriva dall’amore, non dal potere.

Gli Atti mettono in luce il contrasto con le autorità religiose, tentate di stabilire chi fosse degno di salvezza. Legge e nome di Dio rischiavano di diventare strumenti di esclusione: guarire i sani, condannare i malati. Gesù spezza questo criterio e restituisce centralità alla persona: è il passaggio dall’esclusione all’umanizzazione, tema attuale in un tempo segnato da nuove disumanizzazioni.

La riflessione si è chiusa sul grido delle vittime, da Abele a Gesù, in cui quest’ultimo assume in sé le grida di chi subisce ogni ingiustizia. Nel racconto della morte di Cristo, il velo del Tempio squarciato e le parole del centurione diventano segni per riconoscere la sua identità. Le Scritture invitano a mettersi in cammino per andare a vedere davvero chi è Gesù.

In chiusura, il vescovo Sacchi ha ringraziato la relatrice per gli spunti e le riflessioni, richiamando i prossimi appuntamenti: il concerto per Sant’Evasio di domenica 8 (ore 16 in Duomo, ndr) e la solennità del patrono, il 12 novembre, che sarà presieduta da mons. Gianmarco Busca, vescovo di Mantova.

Il ciclo Cantiere Speranza proseguirà il 9 dicembre (mercoledì, sala Cavalla) con Alessandro Rosina, docente di Demografia, sull’inverno demografico.

 

Luca Beccaria