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Sinagoga: Romantisches Trio

Il Romantisches Trio, formato da pianoforte (Cristina Laganà), voce (Arianna Stornello) e clarinetto (Walter Frezzato), è stato il protagonista del quarto appuntamento, domenica pomeriggio, della stagione “Musica in sinagoga” diretta da Giulio Castagnoli. Come da cartellone, il programma ha visto musiche e autori ebrei o di ascendenza ebraica.

Ad aprire il concerto sono stati i “Sechs deutsche Lieder” op. 103 per voce, clarinetto e pianoforte del 1837 di Louis Spohr. Musica di eminente valore, nonché di raro ascolto, la cui esecuzione – per la quale va dato atto al Trio della meritoria proposta – ha però risentito un pochino di uno squilibrio tra gli strumenti (spesso, troppo, il clarinetto finiva per sovrastare sugli altri, talvolta addirittura coprendo la voce).

Equilibri ristabiliti, per la riduzione a due strumenti, nei “Drei Phantasiestücke” op. 73 per clarinetto (in La) e pianoforte di Robert Schumann. Un gioiellino cameristico romantico, tre studi pensati in realtà come unico grande brano liederistico strumentale in un climax ritmico e armonico ascendente, nella cui scrittura, a tratti aforistica, tutto è perfetto: è lo Schumann degli anni di Dresda, lo Schumann fecondo e cameristicamente attento a una produzione domestica (la moglie Clara, Brahms e Joachim ne furono i principali fruitori), è lo Schumann che lascia intravedere i fantasmi e le allucinazioni che, di lì a pochi anni, invaderanno la sua mente costringendolo all’internamento nel manicomio di Endenich. Il clarinetto di Frezzato, con il suo suono morbido e vellutato, mai sguaiato anche nel registro acuto, ha saputo essere anche aspro e infuocato; la Laganà ha invece dimostrato quella dote così preziosa quanto difficile da incarnare al meglio per un pianista, ovvero il saper accompagnare senza invadenza.

Perfettamente nelle sue corde la Stornello con il repertorio più “leggero” della seconda parte del concerto con pagine di Mario Castelnuovo-Tedesco e George Gershwin. Castelnuovo-Tedesco, fiorentino emigrato negli Stati Uniti nel 1939 e stabilitosi a Beverly Hills come compositore di colonne sonore per il cinema, fu un prolifico autore di musica vocale: Dante, Garcia Lorca, Leopardi, Machiavelli, san Francesco furono alcuni degli autori da lui musicati. Ma la sua grande passione letteraria la ebbe per Shakespeare: per Castelnuovo-Tedesco i sonetti del poeta inglese rappresentavano «uno dei prodotti più miracolosi di la poesia di tutti i tempi», un giudizio che lo portò a scrivere “Shakespeare Sonnets” op. 125. Il Romatisches Trio ne ha proposti tre (“When in disgrace with fortune and men’s eyes”, “What is your substance whereof are you made” e “From you have I been absent in the spring”): musica elegantissima, atmosfere delicata e una modernità armonica sussurrata in punta di piedi.

Il Gershwin delle canzoni, delle “songs”, non è il Gershwin geniale della “Rhapsody in Blue”, per capirci, è un Gershwin leggero, una musica che guarda al jazz con gli occhi di un compositore post-debussyano: è il Gershwin – per usare le parole di una altro autore di origine ebraica, Leonard Bernstein – «inventore di melodie». Pur nella loro felice semplicità, le tre songs presentate in sinagoga (“Someone to watch over me”, “The man I love” e, in un arrangiamento per voce, clarinetto e pianoforte, “But not for me”), sono state assai apprezzate, complice, naturalmente, la loro celebrità, dal pubblico presente....

Domenica ventura, 23 giugno, alle 17, nuovo appuntamento con “Musica in sinagoga” ...

m.ro.

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