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Coaloa relatore a Procida
A «Incontri Mediterranei» sul mondo di Abraham Yehoshua
Nell’ambito di Procida Capitale italiana della cultura 2022, il 1° ottobre, parte la diciassettesima edizione di «Incontri Mediterranei», alla Terra Murata di Procida. Tra i relatori, domenica 2 ottobre, ore 15.30, alla Cappella della Purità, il casalese Roberto Coaloa, scrittore e storico, con l’intervento dal titolo: «Al di là del Mediterraneo. Le isole e i marinai del mondo di Abraham Yehoshua».
Tra i relatori di questa rassegna storico-letteraria, segnaliamo Vittorio Emanuele Parsi, storico delle relazioni internazionali e Maurice Aymard, storico dell’economia in età moderna. José Enrique Ruiz-Domènec, professore di Storia Medievale, membro della Real Academia de Buenas Letras de Barcelona, della Real Academia de Doctores de Cataluña e direttore dell’Institut d’Estudis Medievals dell’Universitat Autònoma de Barcelona (UAB), terrà la lectio inaugurale intitolata allo storico Giuseppe Galasso.
Abbiamo chiesto al nostro apprezzato collaboratore Coaloa il significato di questi incontri sull’isola e una sintesi della sua relazione dedicata allo scrittore israeliano Abraham Yehoshua, nato a Gerusalemme il 9 dicembre 1936, scomparso a Tel Aviv il 14 giugno 2022.
Devo la mia partecipazione a «Incontri Mediterranei» al professore Luigi Mascilli Migliorini, storico dell’Università di Napoli, “L’Orientale”, e accademico dei Lincei, biografo di Napoleone e di Metternich, raffinato intellettuale e scrittore (conosciuto nell’esperienza con IlSole-24Ore), che dalla prima edizione - nel 2006 - di questi importanti incontri dedicati al Mediterraneo mi onora del suo prezioso invito nell’«Isola di Arturo».
All’inizio, gli incontri di Procida, alla fine dell’estate, erano una “Summer School” molto serrata, che rispettava orari e ritmi accademici, con interventi seguiti da studenti italiani e stranieri. Il Mediterraneo veniva declinato nei più diversi aspetti, dall’economia al marketing, dalla storia alla geopolitica. Negli ultimi tre anni, invece, è comparsa un’anima più letteraria, come si addice all’isola amata e raccontata da Elsa Morante e Alphonse de Lamartine. I ritmi sono sempre intensi e gli studenti sempre numerosi e attenti. Si è aggiunta, tuttavia, una sana flânerie: una istruita devianza alle arti, al teatro, alla poesia, con ospiti che hanno stupito con le musiche o con semplici passeggiate letterarie sull’isola anche il più grande pubblico di curiosi.
«Come fanno i marinai? La domanda di una celebre canzone di Lucio Dalla e Francesco De Gregori è sempre presente quando ci si accosta al mare e a coloro che sono abituati a trascorrere in sua compagnia la loro vita, quando parli con loro, come accade assai spesso nella piccola isola di Procida diventata quest’anno “capitale italiana della cultura”, quando ascolti i loro racconti, antichi come il tempo e freschissimi come i loro occhi, mentre scorrono i ricordi di avventure lontane, di porti rassicuranti e infidi come infidi e rassicuranti appaiono i loro compagni di bordo, nazione nomade e apolide che stempera l’appartenenza isolana nel vasto universo del mare globale». Così spiega Luigi Mascilli Migliorini gli incontri di Procida 2022, un modo anche «per rendere omaggio a questa minuscola terra diventata la nostra capitale». Per questo motivo il tema principale della XVII edizione della Summer School, voluta dall’Università di Napoli “L’Orientale”, dal Comune di Procida e, quest’anno, con la significativa collaborazione della casa editrice “Il Mulino”, e che da qualche tempo ha assunto il nome di “Incontri Mediterranei”, è dedicato ai marinai.
Negli incontri, infatti, ci sarà il racconto di alcune esperienze vive di marinai: a bordo, nei porti, con le loro donne in attesa, molto lontano, o molto vicino, provando a rispondere alla domanda che percorre queste giornate («Come fanno i marinai?»), sia che si navighi a vela e sia a vapore, mercanti o pirati, o talvolta militari. A girare il mondo mentre turbina la storia, che alla fine ci riporterà, negli interventi delle giornate conclusive ai contesti attuali: i bordi di un mare, il Mediterraneo, che vive tra paesi spesso in conflitto, le sue economie, l’Est e l’Ovest, dai confini incerti – ieri come oggi – se è il mare a segnarli, ma ancor più incerti se è la terra. Così, del resto, li viveva Novecento, il leggendario eroe del monologo di Alessandro Baricco che, nella bella interpretazione di Paolo Cresta, chiarirà l’atto finale di questa avventura storico-letteraria di Procida.
Il Mediterraneo raccontato da Abraham “Boolie” Yehoshua è di «calmo e immutabile» azzurro, solcato, come accade nel romanzo Viaggio alla fine del millennio, dal veliero di Ben-Atar. In questo testo, forse, è più presente la tradizione familiare di Yehoshua, nato a Gerusalemme nel 1936 da una famiglia d’origine sefardita. Suo padre, Yaakov Yehoshua, era uno storico, specializzato sull’antico passato di Gerusalemme, figlio di un rabbino, apparteneva a una famiglia stabilitasi a Gerusalemme da quattro generazioni, mentre la madre, Malka Rosilio, era giunta dal Marocco nel 1932, di lingua francese e sensibile alla cultura degli ebrei occidentali.
Le vicende di Viaggio alla fine del millennio raccontano di un ricco mercante, l’ebreo Ben-Atar, che nell’estate del 999 salpa dalla luminosa Tangeri alla volta della lontana Parigi, sperduta cittadina del cuore di un’Europa medievale, in gran fermento per l’approssimarsi del fatidico Anno Mille.
Interessante è anche la storia dello stesso scrittore, Yehoshua, che segue le vicende del tormentato Ventesimo secolo. Periodo che racconterò con esperienze personali fatte da storico del Mediterraneo (a Rodi) e anche con le narrazioni di uno studioso controcorrente, Benny Morris.
Il Mediterraneo della Seconda guerra mondiale ha storie incredibili e orrende. Nel luglio 1944, ad esempio, la guerra sebbene fosse vicina alla conclusione rinnovava nuove paure e terrori nei territori del Dodecaneso, governati da decenni dal Regno d’Italia. Rodi, come il resto delle isole del Dodecaneso, fu presa dall’esercito del Regno d’Italia nel 1912, ultimo fuoco della guerra italo-turca del 1911, combattuta maggiormente in Libia. Nel 1923, in seguito al trattato di Losanna, Rodi passò formalmente sotto le insegne del Regno d’Italia di re Vittorio Emanuele III.
Per Mario Lago, governatore dell’isola dal 1923 al 1936, Rodi era «Terra Italiana». Era l’inizio della “riconquista” italiana del Mediterraneo e del Levante. Una riscossa che, a suo avviso, passava anche attraverso l’ebraismo italiano. Anche per questo motivo, Lago fu tra i più convinti promotori e sostenitori della creazione di quel Collegio rabbinico di Rodi che, inaugurato nel 1928, ospitò alcune tra le figure più illustri dell’ebraismo italiano dell’epoca, da Riccardo Pacifici a David Prato. Quando nel 1929 il re Vittorio Emanuele III si recò in visita a Rodi, a proposito del Collegio rabbinico disse: «sono lieto di vedere quest’importante centro di cultura ebraica in terra italiana».
A Rodi, la comunità ebraica era fiorita dal XVI secolo. Aveva ben resistito a greci e turchi. L’occupazione italiana, fino al governatore Mario Lago, sembrò riafforzare la comunità. Poi, quando Rodi diventò fascista e intollerante con Cesare Maria Luigi De Vecchi, conte di Val Cismon, la comunità si svegliò a forza di inauditi soprusi.
Nel 1936 terminava l’era dei sogni degli ebrei italiani di Rodi. Accadde che in quell’anno, il quadrumviro della marcia su Roma e Ministro dell’educazione nazionale, si recò in visita a Rodi, per assistere ad alcune inaugurazioni, e al suo ritornò avanzò a Mussolini la richiesta di assumere il governatorato dell’Egeo. Il Duce approvò la richiesta: De Vecchi divenne il 22 novembre «Governatore del Possedimento Italiano delle Isole dell'Egeo», fino al 27 novembre 1940. La motivazione di questo nuovo incarico fuori dall’Italia fu determinata dagli scontri che De Vecchi ebbe con Starace e Farinacci e quindi dall’inimicizia del fascismo in generale nei suoi confronti, ma anche, come annotò Galeazzo Ciano, dalla necessità di «allontanare l’uomo dall’Italia pur affidandogli una carica prestigiosa». Quale governatore del Dodecaneso il “primitivo” De Vecchi perseguitò la popolazione locale (avendo così l’effetto di ravvivare l’irredentismo greco nelle isole), applicò con cattiveria le leggi razziali, soppresse le autonomie religiose, ripristinò usi violenti tipici dello squadrismo e si distinse per boria e stravaganza, testimoniate, ahimè, dagli abitanti di tutta Rodi.
Nel 1938, quindi, anche gli ebrei di Rodi furono spogliati dei loro diritti a causa delle leggi razziali. Poi, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, Rodi passò sotto il tallone nazista: l’inizio della fine.
Nel 1944, le armate tedesche erano state pesantemente indebolite, su più fronti. Rodi, tuttavia, era ancora occupata dalle truppe tedesche che nel settembre dell’anno precedente avevano rimosso le unità italiane presenti sull’isola. Era trascorso quasi un anno, e agli abitanti di Rodi – e forse pure alle truppe tedesche – non era del tutto chiaro cosa sarebbe avvenuto. Però in nove mesi – con la vita che prosegue più o meno come prima, con i soldati tedeschi al posto di quelli italiani – qualche convinzione (oltre alla speranza) che la guerra finisca senza ulteriori incidenti è probabile e apre il cuore a speranze di pace.
Il 18 luglio 1944 vengono però arrestati i capifamiglia della comunità. Il giorno dopo viene chiesto ai familiari di preparare i bagagli con oggetti di prima necessità.
Il 23 luglio 1944, dopo quasi un anno di illusioni, circa millesettecento abitanti ebrei di Rodi, che si sentivano a tutti gli effetti italiani, furono imbarcati su alcune navi mercantili e cacciati dall’isola. Alcuni bastimenti fecero sosta sull’isola di Kos e caricarono altre settantasette persone. Un’altra imbarcazione fece sosta ancora più a nord, per prendere l’unico abitante ebreo sull’isola di Leros. Arrivarono tutti ad Atene dopo otto giorni di viaggio, il 31 luglio, e dal Pireo furono trasferiti nel campo di concentramento di Chaidari, dove rimasero fino al 3 agosto, quando furono portati in stazione e caricati su treni diretti ad Auschwitz e Birkenau. Ci arrivarono il 16 agosto; erano partiti il 23 luglio: oltre 2.300 chilometri, per terra e per mare, percorsi in ventiquattro giorni di viaggio. Da casa loro ai campi di concentramento.
16 agosto 1944: una data indelebile nella mente dei pochi sopravvissuti, 31 uomini e 120 donne.
Tre, allora bambini, si sono salvati miracolosamente e hanno potuto raccontare questa storia nell’eccezionale lungometraggio del 2013 intitolato Il viaggio più lungo, diretto dal regista Ruggero Gabbai. Chi scrive l’ha sentita raccontare direttamente dalle voci di Albertico Israel, Sami Modiano e Stella Levi, protagonisti del film-documentario di Gabbai.
È nella vicenda degli ebrei di Rodi e di Kos, e in quella dell’unico abitante ebreo di Leros, che si coglie l’assurdità di questa storia. «Una storia di volenterosi nazisti, così atrocemente pignoli da ricordarsi anche dell’unico abitante ebreo di Leros, alla fine di una guerra ormai persa», così come terminavo anni fa in un articolo per la Domenica del Sole 24 Ore dedicato al film Il viaggio più lungo.
Oggi a Rodi resta una piccola presenza ebraica, ridotta a una decina di persone. La data del 16 agosto 1944 rimane pertanto una cesura ben netta e significativa nella storia di questa antica comunità e di tutto l’ebraismo.
Tra finzione narrativa e grande storia, quindi, si snoda il mio intervento a Procida. Il tutto per ricordare la scomparsa di questo grande scrittore di lingua ebraica, Yehoshua, considerato uno dei più grandi narratori contemporanei, da tempo candidato al Premio Nobel della Letteratura, impegnato a raccontare le contraddizioni del Vicino Oriente e la complessità del mondo ebraico. E lo ha fatto esplorando un terreno privilegiato, quello dei rapporti familiari, come testimonia il suo primo romanzo, L'amante.
Per decenni, Yehoshua è stato uno degli intellettuali israeliani più impegnati politicamente, sostenitore di una soluzione negoziata del conflitto fra Israele e Palestina, insieme con altri due altri celebri scrittori israeliani, Amos Oz (scomparso nel 2018) e David Grossman.
r.c






