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«Il ricordo è l’unica difesa»
Un libro (ritrovato) di Ester Verrua, ex allieva del Balbo, moglie di Ferruccio Parri
L’inedito memoriale «Il ricordo è l’unica difesa» di Ester Verrua, ex allieva del Balbo originaria di Scurzolengo, racconta i giorni d’angoscia vissuti all’inizio del 1945, quando il marito Ferruccio Parri, conosciuto a Casale, viene catturato dai tedeschi.
Scritto negli anni Cinquanta e ritrovato in «una valigia di vimini malandata» dalla nipote Francesca, restituisce la voce di una donna che aveva conosciuto il carcere e il confino accanto al marito, oppositore del fascismo e protagonista con Carlo Rosselli dell’espatrio via mare di Filippo Turati. Arrestata con lui, Ester trascorre giorni a San Vittore, sostenuta solo dall’annullamento emotivo: «si può continuare a vivere sentendosi staccati dalla vita» e per pudore scrive di sé in terza persona, quasi a proteggersi dal dolore.
Temeva di aver tradito il marito rivelandone il nome, ignorando che era stato riconosciuto da un poliziotto. La sua sofferenza emerge in pagine di intensa fragilità in un racconto personale innestato su uno spaccato dell’Italia in guerra, lacerata e contraddittoria. Lo sguardo di Ester illumina soprattutto le figure femminili, l’«altra metà» della Resistenza: madri che salvano i figli impiccati, giovani vedove che continuano la lotta, donne che attraversano la frontiera con coraggio.
Accanto a loro compaiono figure ambigue o conformiste, come le collaborazioniste «dalle unghie laccate» o la signorina Ottavia, simbolo di una ingenua adesione al regime. Nel 1945 i tedeschi sono allo stremo, per gli Alleati l’Italia è teatro secondario e anche il tentativo di liberare Parri da parte di Edgardo Sogno fallisce, ma la sua sorte entra nei negoziati che precedono la resa.
Trasferito a Verona, Parri viene liberato il 7 marzo 1945 e consegnato in Svizzera. Ester lo rivede solo per un attimo prima della frontiera. Il racconto si interrompe prima dell’insurrezione finale: non sappiamo perché Ester smette di scrivere, ma le sue pagine restano oggi una testimonianza intensa e commovente.
Dionigi Roggero






