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Francesco e Francescani in Monferrato (4)
Dopo la sosta del Santo ad Alessandria, il Francescanesimo non tarderà ad espandersi nella vicina Valenza. Qui un tal Giovanni Annibaldi o Aribandi, nativo del posto e “vicario ad Alessandria del re di Sicilia, Roberto d’Angiò” (aveva conquistato la città nel 1310) nel 1322 aiuterà i fraticelli a fare di una piccola chiesa una “sontuosa basilica” – scrive lo storico locale Pier Giorgio Maggiora - accanto alla quale sorgerà un convento, al centro della città, ora piazza Verdi-Teatro Sociale. E’ possibile che l’impegno di Giovanni rappresenti una sorta di regalo in favore del parente Antonio, frate minore conventuale, per qualche tempo in conventi di Lombardia e Liguria, quindi trasferito nel monastero di San Francesco a Gaeta, dove il capitolo della cattedrale lo elegge vescovo, avendone conferma da Papa Benedetto XII nel 1341. Tre anni dopo, è inviato con Giovanni arcivescovo di Pisa come nunzio apostolico al re di Armenia, e muore durante il viaggio di ritorno.
Lasciato Francesco al cammino di ritorno verso Assisi, “per pascolare le pecorelle affidategli”, l’esempio della sua povertà e umiltà contagia ormai anche tutto il Piemonte.
Nei decenni successivi, grandi città e piccoli paesi vedono insediarsi comunità di Francescani Minori, raggruppate in province e custodie. La provincia genovese comprenderà, tra le altre, le custodie di Monferrato (Alessandria, Valenza, Casale, Cassine, Acqui) e di Asti (con Alba, Moncalvo, Cortemilia).
Nei secoli, decine le chiese dedicate al Santo, da Castelletto Monferrato a Brusasco, da Lu Monferrato a Santa Maria del Tempio, a Trino e San Giorgio Lomellina. E non mancheranno figure di insigni e virtuosi religiosi: ne vedremo non pochi da un lungo elenco. Ad iniziare da Ubertino, nato nel 1259 “a Casale, città della Diocesi Vercellese”.
Se i primi insediamenti del Minori Francescani nel Monferrato e nei territori limitrofi fanno perno anzitutto su centri più grandi, come Casale, Moncalvo, Vercelli (dove i Minori arriveranno in centro città per officiare la chiesa edificata, lungo tutto l’arco del Trecento, nel sito dell’antica San Salvatore de Mercatello, oggi Sant’Agnese), nel corso dei secoli il culto del Santo di Assisi trova sempre più spazio, anche nelle periferie, favorendo il sorgere di chiese ed conventi. In qualche caso dovendo confrontarsi con il seguito di un altro santo contemporaneo di Francesco, Domenico di Guzman.
Emblematico il caso di Trino, dove Francescani e Domenicani procedono quasi di pari passo. Il convento domenicano e l’annessa chiesa di Santa Caterina nascono tra il 1410 e il 1450. Gli umili Minori, già in città nel convento attiguo alla chiesa di San Bernardino, sono costretti ad abbandonarlo nel 1433 (o per una fonte, 1453) e si trasferiscono nell’antico insediamento di Santa Maria in Castro - già del monastero benedettino di Rocca delle Donne, fondato nel 1120 - nell'isolato compreso tra le vie San Francesco, Ortigara e Pasubio, e Piazza Comazzi. Con alterne vicende, vi restano fino al 1802, quando arriva la soppressione napoleonica di ordini religiosi e monasteri. Non vi torneranno, essendo nel frattempo l’immobile passato a proprietà privata (di un canonico, Tommaso Bazzacco).
Ad un tiro di schioppo, sull’altra sponda del Po, tra Camino e Mombello, oggi si trovano le ultime vestigia della chiesa e convento francescano di Monte Sion. Nel vasto repertorio on-line dell’Associazione Arte e Storia, si legge che il convento “fu fondato verosimilmente nella prima metà del secolo XVI da padre Bonaventura Quarelli, dopo un pellegrinaggio in Terra Santa; il titolo ricorda il monastero di Gerusalemme retto dai francescani dal 1335 al 1552. Secondo un'altra versione, risultante da un'inchiesta del 1612 per la beatificazione di Tommaso Illirico, fu lo stesso Illirico, famoso predicatore dell'ordine dei frati Minori, anch'egli protagonista di un pellegrinaggio in Terra Santa, a fondare il convento tra il secondo e il terzo decennio del '500”. Finito esso pure nella tagliola dell’autunno 1802, viene venduto all’asta con la chiesa, e se ne vanno gli ultimi nove frati, con il guardiano frate Vincenzo Trinchieri. Dispersi molti arredi; curiosità: una colonna in granito finisce a Morano Po, ancora oggi visibile nel piccolo portico di casa Baldi. di fianco alla parrocchiale.
Di colle in colle, ecco la chiesa di San Maurizio di Conzano. Pur nelle nuove linee della ricostruzione tra il 1485 e il 1496, ricorda che ad inizio ‘400 era già officiata da tre religiosi del Terzo Ordine francescano, “che vivevano in un tugurio presso la chiesa, per mancanza dei fondi necessari alla riparazione dell'edificio sacro e del romitorio”. Per concessione di Giangiacomo, marchese di Monferrato, la nuova chiesa e il convento vengono fondati nel 1422 e si costituisce una comunità di una dozzina di Minori Osservanti, autorizzata dal Papa nel 1430. Sede di noviziato e di alcuni capitoli provinciali, anche qui si abbatte la confisca napoleonica, con l’allontanamento dei 19 fraticelli ancora presenti.
Ottiglio vede sorgere intorno al 1690, nella frazione Moleto, un tempio intitolato al santo, finanziato dai “particolari”, i piccoli proprietari terrieri, e dalle famiglie Celoria e Barberis, forse in sostituzione di una chiesa precedente; sarà ampliato con l'aggiunta delle navate laterali nei primi decenni del sec. XIX. Anche Sala Monferrato ricorda la figura dell’assisiate, con una chiesa nella parte alta del paese; già oratorio della confraternita dei Disciplinanti, inizialmente dedicato a S. Antonio, risalente forse al ‘400 ma con prime notizie solo nel 1577, dopo una variazione del titolo in San Giacomo, nel 1641 assume il titolo definitivo di San Francesco.
Di una chiesa dedicata al santo nel territorio di Castelletto Monferrato, frazione Giardinetto, si ha notizia - sempre grazie al repertorio dell’Associazione Arte e Storia - nel 1460. Risale ad una ventina di anni più tardi la citazione di una chiesetta/oratorio a Lu Monferrato, nei pressi del Palazzo Bobba (una delle residenze della potente famiglia, titolare del feudo da metà ‘400).
aldo timossi (4 - continua)
FOTO. San Maurizio di Conzano






