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La 'Mezquita di Córdoba', patrimonio Unesco

Dallo scalo di Malaga - Guida Cristina Burgos Flachmann

Da Malaga dove fa scalo la Costa Mediterranea mercoledì 18, dopo un lungo percorso bus tra migliaia di ulivi, eccoci a Cordoba. Ammiriamo l'antico ponte sul Guadalquivir (ma i turisti invece di una antichissima ruota idraulica fotografano una colonia di piccoli gatti siamesi...). Di fronte una targa dice che stiamo per entrare in un sito patrimonio dell'umanità Unesco (è un po' nascosta, ma anche la 'nostra' a Crea bisogna andarsela a cercare.

Quindi tour nel centro, compresa, dopo il Museo taurino (nel viaggio è spuntata pure una grande scultura di toro tra gli ulivi, è quasi una vacca sacra  indù)  la piccola sinagoga (quella di Casale è cento volte più bella, questa è più antica) e un mercato artigianale.

Ci si sofferma di fronte alla statua del 'pensatore' Maimonides, un angolo imprescindibile per gli amanti della filosofia, la scienza o la storia in generale, costruito nellametà degli anni 60 del XX secolo e in pochi anni si è convertito in un vero simbolo della tolleranza culturale e il rispetto tra i popoli che caratterizzò Cordoba per molti anni.. Per molti, toccare la barba (o se non si arriva il piede, diventato lucido) della statua dona pace e saggezza. Proviamo.

Da un vicoletto ecco l'insegna 'Autenticas pissas'. Sarà.

Arrivo alla 'Mezquita di Córdoba', oggi cattedrale. E', senz'ombra di dubbio, uno dei monumenti più spettacolari del mondo; 23.400 m² di superficie, 856 colonne, mosaici arabi... Il tutto impressiona giustamente i monferrini, aggiungiamo i 109 scranni del coro in mogano di Cuba e il grande ostensorio d’argento, opera dell’artefice tedesco Enrique de Arfe. alto due metri che apre le stanze del tesoro.

Uscendo c'è poi tempo per paella (in un bel patio con fontana) e gelatone.

Al ritorno stop in un quasi grill con prodotti tipici (ci fan assaggiare il miele della Sierra), nel vicino ristorante menù a nove euro.

La guida si chiama Cristina Burgos Flachmann, è molto brava  e ha pure parenti nella 'piana' casalese, ci facciamo soiegare meglio: "Il mio rapporto col Piamonte è tramite IL mio compagno Massimo, che è nato a Torino e sua mamma è nata a Palazzolo Vercellese. Massimo ha ancora degli zii e cugini a Palazzolo. Natalina, la mamma di Massimo, aveva fatto da mondina prima di essersi trasferina giovane a Torino...".

(f. Angelino, ingresso della città vecchia da porta del Puente)