Notizia »

Musica in Filarmonica

Il concerto-martedì- di Curtis Phill Hsu, 23 anni, fresco vincitore dell’edizione del 76° Concorso Viotti

 

Dopo la commovente esibizione di Gidon Kremer domenica al Teatro Municipale (vedi sito e numero di martedì, ndr), neanche il tempo di asciugarsi i lacrimoni e martedì 20 ottobre siamo di fronte al pianoforte di Palazzo Treville. Siamo a “Musica in Filarmonica”,   ‘pendant’ dei 16 concerti che uniscono “Casale Classica” con la stagione dell’Accademia, quest’anno particolarmente sfarzosa nel celebrare il suo bicentenario.

E visto che in quest’anno la storia ha un peso particolare cominciamo proprio da quella evocata da Sergio Marchegiani, il “bi-direttore” artistico di queste stagioni all’inizio del concerto. Ad esibirsi è stato Curtis Phill Hsu, 23 anni, fresco vincitore dell’edizione del 76° Concorso Viotti che si è conclusa sabato scorso a Vercelli.

Non che prima stesse a girarsi i pollici, il palmarès del ragazzo era già invidiabile, ma per quanto riguarda noi Hsu continua una tradizione iniziata nel 1951 quando a Palazzo Treville arrivò Jean Michaud, trionfatore della prima edizione nel 1950. Da allora l’albo d’oro del Viotti si è arricchito di nomi prestigiosi, ma ci piace ricordare l’unico altro pianista USA che dopo Vercelli è passato da Casale: il franco americano François-Joël Thiollier, diventato poi un habitué di queste sale. Le origini di Hsu sono più a Est, come si evince dal cognome, ma la domanda è quanto in alto potrà arrivare.

L’inizio è promettente. Il primo tempo della Waldstein è intriso di uno spirito classicista che la ripulisce dagli strati romantici accumulati in due secoli. Pulito e aggraziato come appena uscito dalla penna di Beethoven. Nell’allegretto finale quella purezza si perde. La stessa progressione tocca al trittico che fonde insieme Il corale bachiano Ich ruf dir, Herr Jesus Christ, nella trascrizione di Busoni, il preludio del Tristan und Isolde di Wagner, nella versione pianistica di Kocsis, e la monumentale Sonata in Si minore di Liszt. Sono interessanti proprio le saldature tra i brani che giocano sulla contiguità delle tonalità e sullo spegnersi e accendersi delle melodie in un lento palpitare. Processo enigmatico, toccante all’inizio, poi sempre più carico di effetti propiziati dalla scrittura di Liszt. Hsu ci mostra il repertorio di quello che sa fare, che è tantissimo, praticamente tutto, ma non sempre con la visione originale che prometteva la serata.

Dettagli, i due bis chiesti a gran voce dalla sala gremita riequilibrano: la delicata La Fille aux cheveux de lin di Debussy e il finale della Sonata K 330 di Mozart, tutto in punta di dita.

E ora, qui, sabato 31 ottobre, ci aspetta nientemeno che un trio d’archi dei Berliner Philharmoniker.

Alberto Angelino