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Francescani in Monferrato (7)
Giovanni da Casales: glii annali mettono in evidenza la “celebrità di disputatore”
Religioso dei Minori, Giovanni da Casale “di Monferrato”, della famiglia Monte o Monti, nasce intorno al 1320. Le scarne notizie su annali francescani ne mettono in evidenza il dottorato in teologia e la “celebrità di disputatore”.
Solo scavando a fondo, emerge con sorpresa il suo interesse per la scienza, fino al punto di scoprire che una sua opera ebbe a influenzare studi del grande Galileo Galilei. Quasi ignoto in Italia, più indagato nel mondo della cultura scientifica nelle università all’estero.
Nasce intorno al 1320 ed entra nell'Ordine francescano in un convento della Provincia genovese. E’ lettore presso lo studio francescano di Assisi dal 1335 al 1340. Successivamente ha il medesimo ruolo a Cambridge, dal 1340 al 1341 circa, dove entra in contatto con la fisica matematica sviluppata dai ricercatori di Oxford. Ha incarichi di inquisitore a Firenze e lettore a Bologna dal 1346 al 1352. Nel 1375, ormai quasi al termine della vita terrena, papa Gregorio XI lo nomina legato pontificio alla corte di re Federico III di Sicilia, dopo il trattato del 1372 che ha sancito la pacificazione tra Chiesa e Regno isolano. Al suo tempo è noto per le posizioni filosofiche - “vicine all'averroismo o a un aristotelismo radicale” - che per paiono contrastare con alcuni motivi fondamentali della tradizione religiosa e teologica cristiana.
Autore di alcune opere di teologia e filosofia, l’originalità del suo pensiero emerge in un trattato filosofico-scientifico, scritto intorno al 1346 e stampato nel 1505, il “Quaestio de velocitate motus alterationis”, sulla velocità del moto di alterazione. Nell’opera presenta un'analisi grafica del moto dei corpi accelerati, ed i suoi insegnamenti di fisica matematica si ritiene possano aver influenzato le idee simili presentate a fine ‘500 da Galileo, nello sviluppo della legge della caduta libera (il tempo di discesa di due oggetti è indipendente dalla loro massa).
Assai diverso il curriculum di due cugini, entrambi riconosciuti beati, nati a Crescentino, a metà del ‘400, nelle aristocratiche famiglie Ranzi o Ranzo, Candido e Demostene. Il padre di Candido, Giovanni Antonio, consigliere dei Savoia, e la madre Dorotea de Coccarelli, sono descritti nelle biografie (“Vita del beato Candido Ranzo” del 1600, e “Degli Ordini instituiti dal Padre Francesco”, 1680) come “pii, devoti, di vita esemplare”. In ambiente tanto religioso, vivono altri due figli maschi, Nicolao che farà parte del Senato di Savoia, e Carlo, ciambellano di Corte. E ci sono pure due sorelle, Isabellina e Bartolomea, destinate alla vita monastica con il nome di suor Angela, con fama di fare miracoli in vita e dopo la morte, avvenuta rispettivamente nel 1492 e nel 1515.
Il futuro beato Candido nasce il 28 agosto 1456 e di vengono imposti i nomi di Giovanni e Agostino. Dopo la scuola primaria, si trasferisce a Vercelli per gli studi ecclesiastici; nel novembre 1471 è ordinato chierico dal vescovo Urbano Bonivardo. Con le opportune sponsorizzazioni, appena tre anni più tardi il Papa Sisto IV gli attribuisce quale “massaro” la titolarità (e le prebende) dell’antica chiesa vercellese di Santa Maria Maggiore. Mandato a Torino per approfondire lo studio del diritto canonico e civile, “dopo aver acquisita qualche cognizione delle leggi canoniche e aver meglio interpretato le sante scritture, lascia intendere di non voler più alcuna dignità ecclesiastica, e di avere intenzione di entrare nella religione dei frati di San Francesco”. Il 4 agosto 1476 è a Vercelli nella cattedrale di Sant’Eusebio per vestire il saio francescano; “giubilo universale della città”, che vede ospiti anche la duchessa Violante Savoia e il figlio Filiberto.
Dopò essersi fermato per qualche tempo nel Monastero di Betlemme, alla periferia della città, viene mandato in Corsica, dove per molti anni “con gran frutto predica il Vangelo, essendo imitatore di Cristo e osservandone l’insegnamento”. Memore di quanto vissuto dal Santo fondatore, “usa particolarmente tanta astinenza, che mai è visto mangiar altro che pane, acqua, erbe, con un poco di sale, senz'altro condimento”. Torna in Piemonte verso il 1581/82, per aiutare il confratello Bernardino Caimi nel realizzare il progetto della chiesa e del sacro monte di Varallo Sesia. Hanno aiuto da parte del cardinale Carlo Borromeo, Arcivescovo di Milano, che per molto tempo è loro compagno, fino a pochi giorni prima della salita al Cielo, nel novembre 1584.
In quel periodo cresce per Candido la fama di santità, “per le grazie che molti dicono di ricevere da Dio per sua intercessione”. Quando arriva nei paesi del Vercellese per predicare, “da tutti è attorniato in modo che ha difficoltà a camminare, e in mille modi gli viene tagliato l'abito”, da conservare come reliquia in grado di procurare grazie. Da Varallo, dove ha sostituito il defunto Caimi, nel 1509 è trasferito a San Giorgio Canavese, dove collabora alla conclusione dei lavori del monastero e della chiesa di Santa Maria. Anche qui si narra di molti miracoli. Conclude il lungo pellegrinaggio terreno mentre si trova a Valperga, il 18 settembre 1515, anniversario delle stimmate “del suo padre Santissimo Francesco. Tra i due paesi è disputa per averne le spoglie. “Stando già per venire all'armi, fu pigliato il partito di rimetterne la decisione al Signore: ciò fu mettere il corpo sopra un carro, attaccarvi due giovenchi, e dove questi lo conducessero, ivi seppellirlo. I giovenchi se ne andarono a San Giorgio, e non si fermarono che alla porta della chiesa di Santa Maria”. Sepoltura nella cappella di San Bernardino, poi dedicata a Sant’Antonio da Padova; “ubi multis fulget miraculis”, dove risplende con tanti miracoli, si legge sulla semplice lapide. Oggi l’urna con le spoglie è collocata sopra l'altare del Rosario. Ricordo, il 17 settembre.
Meno nota, per mancanza di documenti, la vicenda di fra Demostene. Come detto, è cugino di Candido, ma essendo molto uniti si definiscono quali fratelli, così come sono molto “indivisi” i rispettivi genitori. Ha davanti a sé la prospettiva di attività legale, è quasi al termine degli studi di diritto, o addirittura è già laureato. Per un paio d’anni vive con Candido a Vercelli, ed in quel periodo, conversando a lungo con lui di cose divine, decide di lasciare la toga e vestire il saio, cosa che avviene il 9 luglio 1477. Per un tempo imprecisato, vive nel convento torinese di Santa Maria degli Angeli.
Religioso esemplare, esercita in modo particolare il ministero della predicazione, annunciando il Vangelo nelle parrocchie ma anche in molte piazze e in luoghi di lavoro. Su richiesta del duca Filippo di Savoia, il 29 marzo 1497 papa Alessandro VI lo nomina predicatore apostolico per la difesa della fede nelle valli valdesi del Piemonte. Momento difficile per la Chiesa cattolica, impegnata a combattere le molte eresie che stanno prendendo piede tra la popolazione del nord Italia. Muore a Torino nel 1512, nel stesso convento di Santa Maria. Considerato anche lui tra i beati, il leggendario francescano fissa il suo ricordo nel giorno 7 giugno. Altro non si sa, “per la rovina del monastero e per il susseguirsi delle guerre in Piemonte si sono perdute le scritture”.
aldo timossi (7 – continua, ultimo pubblicato in cartaceo martedì 31 marzo)
FOTO - Da “Quaestio de velocitate motus alterationis”






