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Angela Hewitt alla Accademia Filarmonica
Il 16 gennaio alle 21 a Casale la più grande interprete di Bach del nostro tempo
“Angela Hewitt è la più grande interprete di Bach del nostro tempo”. Non ci gira intorno The Guardian, né tanto meno il programma di sala dell’Accademia Filarmonica di Casale che cita il quotidiano inglese e buona parte della stampa internazionale per presentare il concerto della pianista canadese.
Hewitt si siederà allo Steinway di Palazzo Treville di via Mameli venerdì 16 gennaio alle 21, in quello che è l’appuntamento più prestigioso di questo cartellone 2025/26.
Non che gli altri artisti scelti dal direttore artistico Sergio Marchegiani fossero meno dotati, ma qui si parla di una gloria assoluta della tastiera che ha avuto una tonnellata di premi e onorificenze nel corso della carriera. È stata la prima donna a conquistare la Medaglia Bach della Città di Lipsia. Complimenti, ma visto che siamo in zona non è male ricordare che è stata anche la Prima classificata al concorso pianistico Viotti di Vercelli nel 1978, aveva trent’anni e già girava il mondo con l’idea di conquistarsi il suo posto nella storia della musica.
Lo ha fatto costruendo il proprio repertorio attorno al compositore di Lipsia: una fonte inesauribile di ispirazione, ma anche di riflessione per ogni pianista che deve lavorare su materiale concepito originariamente per clavicembalo o organo. Da qui i dubbi: mettere quelle pagine alla base per un’interpretazione personale come fa Glenn Gould, o perseguire un attento rigore interpretativo secondo, ad esempio, lo stile di Ramin Bahrami. In questo gioco Hewitt è attenta a non forzare la natura del caro Johan Sebastian, ma anche di dare risalto a ogni nota usando tutta l’espressività della tastiera per elaborare un approccio più personale. Il risultato è stato definito ipnotico, avvolgente, un luogo dove la mente si perde nei meravigliosi rapporti matematici del contrappunto.
Il programma della serata casalese prevede due composizioni di Bach: la Toccata in Re maggiore BWV 912 e Preludio e Fuga in La minore BWV 543, ma sarà molto interessante anche esplorare il gioioso barocco di Rameau di cui ascolteremo la Suite n. 2 in La minore e le sette sonate di Domenico Scarlatti, compositore che con il grande Bach aveva in comune l’anno di nascita.
Inutile dire la possibilità di per vedere una tale artista in una sala intima come quella della Filarmonica, anziché nella 40ma fila di un grande auditorium, ha fatto esaurire rapidamente i biglietti disponibili. Ma voi non desistete: tenete d’occhio il sito di musicainfilarmonica.it/angela-hewitt e seguite le istruzioni per mettervi in lista d’attesa.
Alberto Angelino.






