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I messaggi del Moncalvo

Presentazione sabato 11 alla Casa di Risposo

Sabato 11 maggio  alle ore 10,30 presso la sala Giumelli della Casa di Riposo di Casale (Ospitalità CDR Casale) sarà una nuova occasione di incontro culturale aperto alla città, in occasione della presentazione del  volume “I messaggi del Moncalvo. Come guardare, interpretare, capire l’arte di Guglielmo Caccia nel Chierese del ‘600” scritto dal prof. Guido Vanetti ed edito da Gaidano e Matta.

Programma

Ore 10,30 Saluti del Presidente dott. Mario Botta

Ore 10,45 Introduzione dell’editore Cesare Matta

Ore 11 Intervento del prof. Guido Vanetti “Il Moncalvo tra Rinascimento e Barocco”

Nel suo intervento il prof. Vanetti presenterà una lettura inedita su base geometrica del quadro di Sant’Antonio, opera di Orsola Maddalena Caccia, conservato nella sala del Consiglio CDR e proveniente dalla chiesa della Cittadella. 

Alla fine della relazione visita guidata alla galleria dei benefattori e alla sala del Consiglio.

Scrive Cesare Matta nell’introduzione del libro: “Sembra facile guardare un quadro. Ma guardare non basta per vedere e soprattutto per capire tutto ciò che l’artista vuole farci vedere. Per questo spesso è necessaria una guida. Guido Vanetti è il nostro Virgilio nell’opera del Moncalvo e della sua “scuola”, con specifica attenzione ai dipinti e agli affreschi di Chieri e dintorni: li esamina ad uno ad uno, offrendo una originale chiave di lettura e interpretazione. 
Perché il Moncalvo, pittore del Seicento tra Rinascimento e Barocco, usa la bellezza dell’arte per inviarci precisi “messaggi”: spiega ai fedeli illetterati la dottrina della Chiesa, è un catechista del Concilio di Trento. Ogni sua opera è una mappa di linee e sguardi, di personaggi e di simboli, una “geometria della teologia” fra Madonne, angeli e santi. 
Con una scrittura limpida e affabile, con acume e precisione, Vanetti ci offre un libro di grande utilità per chi, senza essere un “addetto ai lavori”, voglia comprendere come e perché dipingeva il Moncalvo: impareremo  a interrogarci ogni volta per decifrare i significati del quadro e non ci limiteremo più a dire “è bello, è brutto”, “mi piace, non mi piace”.