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Il monaco che scambiò il suo orologio
Di A. Lori - Presentato all’Accademia Filarmonica
Un viaggio sacro è dentro di te; prima che tu possa trovare quello che stai cercando nel mondo, devi trovarlo dentro di te” scriveva Dan Millman. Con questo incipit, Alberto Lori, voce storica di tanti programmi televisivi, tra cui Mixer e Super Quark, giornalista, scrittore e saggista nell’ambito della comunicazione e della psicoquantistica, blogger e youtuber, ha affrontato la sua ultima fatica letteraria dal titolo “Il monaco che scambiò il suo orologio, con un paio di scarpe da tennis” Edizioni L’Età dell’Acquario, presentato venerdì scorso all’Accademia Filarmonica di Casale Monferrato.
Un titolo curioso che trova ristoro nella fantasia delle menti più creative, un titolo che, per l’autore, rappresenta un significato ben preciso: libertà. “Il titolo, il libro sono un inno alla libertà” spiega Lori; “scambiare il proprio orologio con un paio di scarpe da tennis, significa, metaforicamente, uscire dalla schiavitù del tempo per andare dovunque”. Orologio, tempo e schiavitù. Come sono rappresentati? “Spesso ci riteniamo come chiusi in gabbia. In realtà la gabbia non esiste che nella nostra mente. Siamo ingabbiati in modelli e schemi mentali predefiniti”. Il protagonista del volume (finito di stampare una settimana fa) è don Fulgenzio, una persona di cui non si sa nulla: conduce una vita da monaco, senza esserlo; accoglie persone giovani e meno giovani, sbandati e quant’altro, offrendo loro qualcosa in cui credere. Don Fulgenzio è certamente un maestro.
Altro protagonista è Alberto, lo stesso autore del libro, individuo sempre alla ricerca di risposte, quelle alle grandi domande della vita: chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo. Nel suo viaggio, Alberto incontra il maestro che poi, è in ognuno di noi, il maestro che gli indica la strada della coscienza del sè. “Non ci sono tecniche per arrivare a realizzare se stessi” spiega l’autore. “Ciascuno di noi deve andare a ricercare la propria strada per arrivare a una soluzione. La cosa importante è comprendere, che le risposte sono dentro di noi”. Detta così, sembrerebbe facile. “Dobbiamo cambiare il paradigma per trovare risposte. Per esempio, noi non stiamo male perché tutto il mondo e brutto e cattivo. Semmai, il mondo è brutto e cattivo perché noi stiamo male. Siamo, dunque, noi che proiettiamo e disegniamo la nostra realtà, rendendola personale e soggettiva”. Alberto, incontrando don Fulgenzio, troverà un metodo per cambiar il paradigma. “La conditio sine qua non è quella di rallentare la mente, preda di abitudini e automatismi rapidissimi. Abbiamo un’evoluzione tecnologica che va alla velocità esponenziale, alla quale non corrisponde egual evoluzione della coscienza umana. Siamo allo stesso livello dell’Antica Roma”. Preoccupante, si direbbe. “Ma c’è anche un momento di risveglio generale”, rassicura Lori, “la gente si sta stancando della situazione in cui sta vivendo e della crisi che ne deriva ma. La crisi, è anche simbolo di opportunità per cambiare qualcosa: il proprio modo di essere e il modello. Cambiare per uscire dalla gabbia e librarsi nell’aria”. A chi è rivolto il libro? “A tutti. E’ un libro che parla della socialità di oggi, degli extracomunitari, della morte e della vita. E’ un libro pieno di speranza, per qualcosa che si può realmente raggiungere e ottenere”. Da dove ripartire dunque? “Dobbiamo riprendere il dominio e la gestione di noi stessi, recuperando, altresì, il rispetto del nostro prossimo, che siamo noi”.
Hanno colloquiato con l’autore: Massimo Frasson e Marylin Fusco.
Chiara Cane






