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Omnibus, corriere, carrozze, di Aldo Timossi

Carrozzone con non più di sei/otto posti - Concessionaria Tirone & Tabachetti

In principio, prima del tranvai e del treno, viaggiavano in servizio pubblico gli omnibus e le carrozze a cavalli. Scorrendo l’Archivio storico che “Il Monferrato” ci mette a disposizione, vera e propria miniera di preziose notizie locali dal gennaio 1848 (al tempo con testata “Il Carroccio”), sappiamo che a Casale città e nel circondario, l’omnibus fa servizio regolare almeno dall’Unità d’Italia.

Si tratta di un semplice carrozzone con non più di sei/otto posti, su panchette laterali, accesso dal retro, niente porte né finestre chiuse! In città, come per analogo servizio di centri maggiori come Torino e Milano, serve anzitutto di collegamento con la stazione ferroviaria. Ragguagliando alle tariffe milanesi, è immaginabile che la corsa costi una decina di centesimi di lira, circa 50 centesimi di oggi. Forse qualcosina in più la sera, quando nella carrozza si accende un lume a olio! 

Di certo, la corsa dell’omnibus crea qualche problema in una città dalle vie non larghe, dove circolano tranquillamente pedoni e qualche rara carrozzella, se anche “Il Monferrato” si sente di dover raccomandare prudenza: “Preghiamo i signori Conduttori d’omnibus – si legge il 12 agosto 1871 - a voler moderare le troppo precipitate loro corse nell’interno della Città e specialmente agli svolti delle vie, se non vogliono far succedere, per la loro imprudenza, una qualche disgrazia”. E nello stile di un giornale all’epoca poco tenero con la forza pubblica, aggiunge di raccomandarsi “per questo alle signore comode e urbane guardie che ne devono aver la sorveglianza”! Qualche mese dopo, il gerente/direttore responsabile rincara la dose con i “civich”: “Si attenderà poi forse a multare gli omnibus che nel tragitto alla stazione e nel ritorno corrono con rapidità spaventevole, allorché solo qualcuno restando sotto il cavallo, o le ruote dei medesimi, avrà fatto vedere l'importanza di questo provvedimento”?

I rischi ci sono. Luglio 1872, “nel mentre l’omnibus della Rosa Rossa percorreva venerdì scorso a gran corsa la via grande, un monello gettatosi col ventre disteso sopra il predellino di dietro, introduceva o senz’avvedersene, o tratto dal moto del rotabile, il capo nel vuoto dei due gradini; un giovane garzone allora, inseguendo a corsa  l’omnibus riescì a prendere l’atterrito monello per i piedi, sottraendolo da certo pericolo”. Nel Novembre successivo, una ragazzina uscita da scuola va “quasi a dar del naso nelle gambe anteriori del cavallo che traeva l’omnibus del Leon d’Oro, e il vetturale che prudentemente andava al passo potè fermare il quadrupede e prevenire una disgrazia che sarebbe stata inevitabile quando il cavallo fosse andato di corsa, come praticano altri cocchieri incauti”. 

Anche fuori dalla cinta urbana, il servizio omnibus – una delle concessionarie è la ditta Tirone & Tabachetti – diventa di mese in mese più allargato. Nel libro-strenna del gennaio ’75 “Il Monferrato” elenca i collegamenti fra Casale e diversi paesi del circondario, e dal ’78 pubblicherà nella prima pagina di ciascuna uscita gli orari, accanto a quelli delle ferrovie. Si tratta di una corsa sola quotidiana, andata-ritorno. Da Vignale si parte alle cinque e mezzo del mattino, con ritorno dal capolinea cittadino presso l’albergo Leon d’oro alle tre del pomeriggio. Da Montemagno alle cinque, e ritorno dallo stesso albergo alle due e mezza pomeridiane. Alle cinque e mezzo parte l’omnibus da Camagna, tornando alle tre del pomeriggio, ancora dal Leon d’oro.

La gente di Lu deve fare la levataccia per la corsa delle tre, tornando dopo dodici ore dal capolinea dell’albergo Aquila. I Trinesi hanno visto i primi omnibus nell’estate del 1875, con una sola corsa la domenica, partenza alle sei antimeridiane e ritorno da Casale, albergo del Mogol a Porta Po, alle cinque del pomeriggio, concessionario del servizio Pietro Chiaria; dal gennaio ’77 le corse diventano trisettimanali, martedì, venerdì e domenica; nel ’78 il servizio risulta quotidiano, partenza alle tre del mattino, ritorno alle quattro del pomeriggio.

Corse speciali sono fissate per occasioni particolari. Così per il servizio tra Casale e lo stabilimento termale “La Curella” di Ottiglio, il cui gestore Bartolomeo Scotto organizza, durante i mesi di apertura, corse quotidiane di omnibus tra la città e le fonti.

Per i tanti centri che non sono toccati dal percorso degli omnibus, sono in funzione servizi alternativi che consentono comunque lo spostamento dei “paisan”, comunque su percorsi brevi, spesso per arrivare alla più vicina stazione del tramway o del treno, distante parecchi chilometri. Un Annuario del Regno d’Italia datato 1892, elenca paese per paese le diverse possibilità. 

Sono molto diffuse le carrozzelle, ovviamente sempre a cavalli. Sono disponibili nella Valcerrina e zone attigue: da Coniolo e Camino a Castel San Pietro, Moncestino, Villamiroglio, Odalengo Grande e Piccolo, Castelletto Merli, Villadeati, Gabiano, Ponzano, Salabue, Guazzolo, Rosingo, Varengo. Carrozzelle pronte anche nei paesi verso l’Astigiano: Penango, Grana, Portacomaro.

Nel comprensorio verso l’Alessandrino, servizio disponibile a Rosignano, Vignale, Valmacca, Bozzole, Pomaro. Per Villanova, l’Annuario dimentica il tramway, citando invece la carrozza utilizzabile anche per raggiungere la stazione di Balzola Martinetta sulla Casale-Vercelli, distante 4 chilometri.

Servizi affini, quelli della corriera, ancora a cavalli, e della vettura postale, da non intendere nel ristretto significato attuale del trasporto di buste e pacchi! Risultano attivi per il pubblico a Solonghello, Montalero, Murisengo, Casorzo, Olivola, Serralunga di Crea, Calliano, Casorzo, Sala, Cellamonte, Camagna, Lu Monferrato, Frassineto. 

Naturalmente i tempi di percorrenza sono molto lunghi, specie nelle zone di collina, dove non di rado i passeggeri sono costretti a scendere per dare una mano in salita al povero quadrupede. Emblematico di tali difficoltà, il percorso da Gabiano a Casale.

E’ di un anonimo “Monferrino”, la lettera/appello che “Il Monferrato” pubblica il 19 gennaio 1876, per perorare la causa di un collegamento omnibus più agevole, senza le deviazioni su Camino e Cornale che richiedono l’aiuto di una coppia di buoi, per tirare invece dritto in piano, dal mulino della Speranza, sulla valle della Dardagna verso Pontestura. “Si eviterebbe tra l’altro che i conducenti, che vengono a caricare il vino o l’uva a Piazzano o a Isolengo, per condurla a Casale od altrove, vomitino improperi, imprecazioni e maledizioni contro quei di Camino, mentre tutti gli altri passeggeri fanno lo stesso”!

aldo timossi