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Musica nel Complesso Ebraico
Arrivata alla XIV edizione la rassegna Musica nel Complesso Ebraico a Casale, continua a riservare sorprese. Il filone è lungi da esaurirsi perché autori e melodie che hanno attinenza con l’ebraismo non mancano, ma la perizia di Giulio Castagnoli, fondatore e direttore di questa rassegna alla Sinagoga monferrina è tutta nel trovare esecutori di altissimo profilo e costruirvi attorno un programma fatto di suggestioni e riferimenti incrociati. Un filo rosso che attraversa la storia della musica e spesso costruisce percorsi nuovi.
E’ il caso di questo primo concerto di domenica 31 maggio, Castagnoli lo definisce “un pomeriggio caldo, ma pieno di idee, per programma un po’ chic”, ma, infondo, per nulla esclusivo, considerando che ha richiamato un buon pubblico. Anche perché l’interprete è d’eccezione: Anna D’Errico, pianista dall’impressionante curriculum.
Dopo i saluti della vicepresidente della Comunità Ebraica, Adriana Ottolenghi, si siede al piano confermandosi una straordinaria interprete delle avanguardie musicali, cominciando con i sei piccoli pezzi di Arnold Schonberg, uno dei brani più sconvolgenti della musica del ‘900: sei micro-scene, sei concentrati di tensione narrativa che ancora oggi, dopo oltre 100 anni, non lasciano mai il pubblico indifferente.
L’attesa, però, è tutta per il secondo autore in scaletta: Gianni Bozzola, giovane ma già affermato compositore, presente in sala, che porta qui in prima assoluta tre Notturni. Notturno da cor Azul atonale, ieratico, fatto di sovrapposizioni di piani diversi e rotture cristalline, quanto improvvise, sembra collegarsi perfettamente a Schoenberg, anche se è un omaggio al Portogallo. Quando D’Errico attacca Notturno sui tasti neri, invece, l’intera sala riverbera e tintinna sulle note acute. Per un attimo l’impressione è di trovarsi in una bolla fuori dal tempo che si tramuta in una cascata nel parossistico Notturno Tremulant
Il concerto si conclude con le bagatelle di Bela Bartok, opera del 1908, altra musica testimone di un’arte che voleva cambiare le sue regole, anche se nella mente del compositore ungherese era la tradizione popolare a fornire energia alla rivoluzione. In ogni caso non c’è come una dittatura a soffocare le idee. Bartok era sposato con la pianista ebrea Ditta Pasztory e i due dovranno lasciare precipitosamente l’Ungheria nel 1940 per una vita difficile in America. L’esecuzione di Anna D’Errico di questi 14 pezzi è fenomenale e al termine del Valzer conclusivo arriva la richiesta di bis accontentata riproponendo il funambolico pezzo
Domenica 7 giugno alle 17 la rassegna prosegue con l’esibizione del duo formato dal pianista Andrea Stefenell e dal violoncellista Amedeo Fenoglio.
Alberto Angelino
FOTO. Krumiri da Castagnoli agli esecutori






