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Favole con la Compagnia Teatrale Fubinese
Che cosa succede quando Alice, l'intramontabile “eroina” di Lewis Carroll, incontra nel Paese delle Meraviglie, oltre al Brucaliffo, allo Stregatto, al Cappellaio Matto, alla Duchessa, all’Uomo Uovo e alla spietata Regina di Cuori, anche il “fuffaguru” e le consorti dei capi di stato e governo più temibili dello scacchiere internazionale al tavolo da poker, intente a spartirsi il globo e a chiedere a gran voce la Groenlandia per cercare refrigerio? Ci ha pensato la Compagnia Teatrale Fubinese a trasfigurare nella contemporaneità, con le sue (poche gioie) e i suoi (troppi) dolori, personaggi, mondi e topiche della favola per eccellenza dell’età vittoriana.
È andato in scena a Fubine n doppia data, sabato 4 e domenica 5 luglio, “Alice nel parco delle meraviglie (tra fiaba e realtà)”, l’applaudita performance itinerante fra Piazza Colombo, Casa Pane, la passeggiata panoramica “Cariangela” e il Parco Storico Bricherasio.
Ad arricchire il cast, i giovanissimi della Piccola Compagnia Teatrale, la Corale Parrocchiale Gian Pietro Torri (con una resa del successo dei Negramaro “Meraviglioso”) e gli ospiti della residenza per anziani “Don Orione”. Quella dell’Alice in “salsa” fubinese - soggetto e regia sono firmati da Daniela Faletti e Marina Roncati, è una calata nel “paese delle meraviglie” che viaggia fin troppo volentieri sui binari della cruda realtà. C’è il prezzolato “fuffaguru”, sedicente curatore di anime, distratto dallo smartphone che trasmette in diretta le imprese di Jannick Sinner. Ci sono tre arzille vecchiette che sorseggiano avidamente del té arricchito da ingredienti speciali (e stupefacenti) che le spinge a rievocare, con qualche locuzione “politically incorrect”, amori trapassati e ad accennare maldestri balletti da immortalare sui social. Compare una esilarante “Alice Gruber”, parodia della nota giornalista altoatesina, che, in un improvvisato salotto televisivo, accoglie due bislacchi “ministri”, fra vaniloqui e insensatezze colloquiali alla “Amici miei”, sfoggio esasperato del lusso, citazioni del “Diavolo veste Prada” e riferimenti a resort esclusivi per discutere di politica interna ed estera. Una dissacrazione, cinica e senza sconti, della creatura letteraria di Carroll che non risparmia nemmeno la protagonista: Alice veste i panni di un’adolescente della Gen Z: basso rendimento a scuola, discutibili gusti musicali, ribelle contro la famiglia. I genitori, preoccupati, si rivolgono a un “medico” che, pur di chiudere il turno di visite, prescrive improbabili farmaci, da somministrare a volontà. È così che il passaggio dall’infanzia all’età adulta perde un po’ i tratti della fiaba e della poesia e assume contorni ben più prosaici: satira “itinerante” per strappare risate estive ma anche per riflettere sulla deriva “assurda”, grottesca, caricaturale, addirittura “distopica”, di ciò che noi consideriamo “fantastico”.
Paolo Giorcelli






