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La fiera dei cognomi -di Elio Gioanola
Fino a quando non sono diventato sufficientemente noto da poter giovarmi del mio cognome in forma corretta, non riuscivo a sottrarmi al disagio delle versioni più fantasiose e approssimative alle era soggetto. Per cui Gioanola diventava comunemente Gianola o Giovanola, per la difficoltà presentata dalla duplice occorrenza delle due vocali consecutive –oa-. Raramente, o quasi mai, potevo sentire la forma corretta di quell’inopportuni iato, che veniva comunemente semplificato con l’eliminazione o l’aggiunta di una lettera eufonica. Ma non mancavano le varianti più curiose e inventive, come Cigagnola, Giovannone, Giognannola. Di qui il mio antico interesse per i cognomi, che mi ha sempre accompagnato, anche in rapporto al mestiere di insegnante, che mi metteva di fronte alle più stravaganti forme di denominazione. Per questo vorrei dedicare questo intervento a quell’autentica fiera dei cognomi che si registra in Italia, per la varietà eccezionale dovuta alla storia e geografia del nostro paese, che hanno contribuito a farne, credo, il più inventivo del mondo in questo campo. E ho cominciato con il io cognome, che deve la frequenza e varietà delle sue occorrenze al fatto di risalire a Giovanni, uno dei più comuni nome di persona in area cristiana: ed ecco i Gianolio. Gioana, Giovagnoli, , Giovannini, Giovagnini, Giovannacci e via giovannando. Per la ristrettezza dello spazio a disposizione, sono costretto ad una scelta molto ristretta, ma che può dare la misura di questa ricchezza onomastica, che può darci qualche minima consolazione per le molte altre carenze e privazioni in altri campi. Cominciando in approssimativo alfabetico, e scegliendo fior da fiore, ecco dunque, i Barbagianni, i Benasciutti, i Boccadifuoco, i Boccadoro, i Biondi e i Bruni, i Belli e i Brutti, per non dire della ricca schiera dei derivati dal colore bianco. Per la lettera seguente si possono nominare almeno i Coccomascolo, i Cicca e i Ciccotti, mentre la lettera seguente può contare su Dolcemascolo, seguito da un ricco repertorio di verdure di stagione, come Fagioli, Fagiolini, Finocchi, oltre ai più lontani alfabeticamente, Sedano, Spinaci, Pomodoro, Piselli, fino a Zucca e Zucchino. Per altre lettere si può scegliere tra Cane e Gatto, Coniglio e Volpe, Capra e Vitelli, Bue e Vacca, in un repertorio quasi infinito di mammiferi, come Talpa e Passero, Cicogna e Aquila, Corvo e Gallina. Chi volesse, in nome e in ricordo di una passata denominazione positiva o negativa, si può scegliere tra Lo Bello e Lo Brutto, Lo Bono e Lo Gramo, Lo Russo e Lo Negro, Lo Scalzo e Lo Riccio, Lo Schiavo e Lo Surdo. In ambito alimentare, per abbondanza o carenza, non c’è che da riferirsi a Magnavacca o Mangiacapre, Mangiapane o Mangiaterra, mentre per riferimenti alle facoltà sensitive, vale la pena ricordare Occhiobello, Occhiodoro, Occhionero, Occhiochiuso, Occhiopinto. Particolarmente interessanti sono nomignoli oltraggiosi rimasti in uso per qualche sfortunato utente, come Malandrino, Buffone, Burla, Testadiferro, Testaquadra, Testagrossa e tanti altri. Qualcuno è valutato soltanto Millelire, altri invece Riccone o Abbondanza, spesso in contrasto con le loro condizioni economiche. Numerosissimi i Lo Grasso, Lo Guercio, La Magna, La Monaca, La Stella, La Terra, La Torre, La Valle, La Vecchia, La Gioia, La Spina, La Riccia, La Mora, La Bionda, La Gemma, La Gatta, La Barbera, La Viola, Lo Bianco, La Valle, Lo Bello, La Volpe, La Gemma e tanti altri, fino a un apotropaico La Morte. Davvero non c’è, sia pure in questo repertorio scorciatissimo, che l’imbarazzo della scelta, anzi della non-scelta, perché niente come un cognome appartiene a chiunque sia nato, bello o brutto che sia, e ciascun o se lo deve portare appresso fin che campa, eredità senza possibilità di scelta o di modifiche, a meno di complicate e difficili manovre anagrafiche. Ma il nome appartiene tanto strettamente a ognuno di noi che ogni vivente si percepisce unicamente in esso, fino a dimenticarne il significato originario.
E. G. (40)






