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Tributo (con mistero svelato o quasi) ad Arturo Benedetti Michelangeli

Al concerto in Filarmonica di Olaf Laneri venerdì 13 dicembre

 

Ci sono strane situazioni dove le coincidenze si sommano alla nostra volontà fino convincerci che tutto sia predeterminato. Di certo ci crede Sergio Marchegiani, direttore della Stagione Concertistica dell’Accademia Filarmonica dopo l’esibizione di Olaf Laneri venerdì 13 dicembre.

Diciamolo subito: un gran concerto! scrivere recensioni entusiastiche degli artisti di questa stagione sta diventando quasi banale, eppure non si possono mitigare gli elogi di fronte a un simile controllo della tastiera in un programma interamente dedicato a Chopin.

Laneri non eccede mai in effetti romantici, producendo un suono adamantino, dove anche nei trilli si possono distinguere tutte le note. È così preciso che a volte ci porta a spasso in altri mondi, come nel corale della Fantasia op. 49, con un contrappunto così lineare da diventare bachiano. Equilibrato persino nella spettacolare Grande Polacca brillante op. 22 che conclude il programma davanti a un pubblico in tripudio. Ancora più numeroso delle volte precedenti, visto che il concerto era in concomitanza con la serata degli auguri dei soci della Filarmonica.

Ma veniamo agli incroci del destino, voluti e non. L’esibizione è stata un tributo ad Arturo Benedetti Michelangeli con Laneri impegnato nell’identico programma, datato 10 dicembre 1949, che indicava per protagonista il pianista bresciano. Lo omaggia con un notevole piglio filologico: ad esempio, dato che il vecchio documento indica genericamente “Tre studi”, lui propone quelli eseguito abitualmente da Michelangeli in quel periodo.

Anche il bis: uno dei Lyriske stykker di Greig era tra i preferiti del maestro. Del resto, la fama di Laneri è cominciata proprio vincendo il Premio pianistico Busoni, fondato da Michelangeli.

Ma è sull’interrogativo se il concerto del 1949 si tenne o meno che gli organizzatori hanno creato una voluta suspence, fino a scegliere di disvelare il giallo nell’intervallo. E qui arriva un provvidenziale colpo di scena dell’ultimo minuto. Come è noto, Sergio Martinotti, riportando il programma nel suo “Musica a Casale”, propendeva per il no. Il Centro di Documentazione "Arturo Benedetti Michelangeli", nella persona del suo direttore Stefano Biosa, sembra confermarlo ricostruendo minuziosamente gli spostamenti dell’artista tra il 9 e l’11 dicembre. Tuttavia, il settimanale “Il Popolo Monferrino” il 15 dicembre annunciava il concerto per il 17, promettendo la recensione nel numero successivo, cosa che non avvenne, anche perché il 17 Michelangeli suonava a Padova. Tutto finito dunque?

No, perché nel mattino di venerdì 13 dicembre (2024), ci ha contattato la signora Clotilde Giorcelli, classe 1932, casalese, ora residente a Sanremo e assidua lettrice dell’edizione on line Monferrato dal suo tablet. Ci tiene a fugare ogni dubbio: il concerto ci fu. Lo sa bene, perché vi ha assistito in prima fila grazie all’allora Presidente dell’Accademia, Luigi Gabotto, suocero di sua sorella. Ricorda la sala gremita a Palazzo Treville, le mani di Michelangeli che volavano leggere come ali, l’artista pallido, quasi provato da una malattia, un po’ schivo, ma con cui riuscì comunque a congratularsi. Una narrazione affascinante che ci riporta indietro nel tempo e ci spinge a cercare altre testimonianze. Perché infondo quel ricordo prezioso ha già in sé la grazia di un concerto di Michelangeli e la capacità di rendere ancora più viva la musica del presente.

Alberto Angelino

 

FOTO GIULIA SIROLLI