Notizia »

Leonardo Bistolfi

In una famiglia allargata . Primi disegni a quattro anni - Crea: una cappella di famiglia

Con Leonardo Bistolfi iniziamo una serie di articoli dedicati alla giovinezza e alla formazione di grandi personaggi monferrini; sono a cura del prof. Dionigi Roggero

Figlio dello scultore Giovanni, morto ventiseienne nel dicembre 1860, e di Angela Amisano, Leonardo Bistolfi fu segnato dalla perdita del padre a soli due anni, ma il vuoto psicologico fu mitigato da un ambiente familiare caratterizzato da protezione e continuità affettiva.

La famiglia allargata gli permise di non sentirsi solo e la presenza di valide figure genitoriali, gli consentì di affrontare un delicato percorso educativo con un sostegno allargato e forte. Così, in casa del nonno materno Luigi, ebbe modo di sviluppare la giovanile attitudine artistica sotto la guida della zia Giuseppina e della madre Angela, assunta nel 1864 dal Comune di Casale come insegnante nelle scuole municipali.

Giovanissimo suonatore di violino, ebbe modo di manifestare le precoci abilità nel disegno, attestate da Ugo Ojetti, che ricorda: «Leonardo Bistolfi a quattro anni sulle pareti di casa disegnava col carbone soldati e soldati, ma in fila ben allineati con la prospettiva digradante che mandava in estasi suo zio Evasio, anch’egli pittore […], passò presto al chiodo e al graffito: e quel segno profondo che contorna le figure dei suoi bassorilievi […] e ne chiude con un solco d’ombre le masse, è rimasto poi, contro tutte le buone regole d’accademia, un suo carattere tipico».

Era nato per fare lo scultore, si legge in un articolo sull’inaugurazione di una lapide, pubblicato il 6 ottobre 1934 sulla prima pagina di questo giornale: «V’è qualcuno […] che ricorda ancora come Egli, giovanetto, modellasse nel legno figurine che qualche suo giovanissimo amico portava poi su un piccolo palcoscenico di una casa, in quella vecchia piazza del Popolo, che oggi s'intitola al Santo di Assisi».

La precoce attitudine non sfuggì alla solerte attenzione dello zio pittore Evasio, che incoraggiò l’amato nipote a iscriversi, terminate le scuole elementari, all’Istituto Leardi, dove ebbe ottimi voti dall’insegnante di Disegno, il milanese arch. Giuseppe Archinti. Il rigore professionale, la padronanza del mestiere e la non comune abilità manuale avevano radici lontane, innestate sulle esperienze di studio a Milano del giovane studente all’Accademia di Brera, di cui si ha notizia della «Domanda della vedova Bistolfi per un sussidio annuo al figlio studente di belle arti» pubblicata su «Il Monferrato» del 27 settembre 1874.

L’anno successivo, ottenuto dal comune di Casale un sussidio, cui si aggiunsero 25 lire mensili donate dalla benemerita Opera Pia della Misericordia, il giovane Leonardo iniziò a frequentare Brera. La modesta borsa di studio di 700 lire, riconfermata nel 1876, da lui considerata «proporzionata alla mia statura e alla mia salute», gli consentì di proseguire gli studi. Era stato Giulio Monteverde, collaboratore del padre, che avendo apprezzato i disegni di Leonardo, inviò una positiva segnalazione a Giovanni Strazza, docente a Brera. Fu subito notato per la costituzione gracile, il volto pallido con capelli scurissimi, tanto che i compagni senza alcuna benevolenza erano soliti ripetere: «El campa minga! Peccaa ch’el moera!», come ricorda Ojetti, che aggiunge: «Era gracile allora e il suo volto appariva più diafano, arso dal fuoco di quei grandi occhi, dentro quella barba nera, sotto quel casco nero di capelli duri». Altri dettagli sulla sua formazione su «Il Monferrato» del 28 febbraio 1875: «Il giovinetto Leonardo Bistolfi che studiò disegno dal nostro prof. Archinti e dallo zio Casazza e che entrato ora nella scuola di pittura in Milano dà così splendide prove del suo talento artistico, vennero assegnate dalla benemerita Opera Pia della Misericordia lire 25 men­sili, onde possa compiere con onore i cominciati studii. Sia lode pertanto alla sullodata Opera, nonché al Municipio che stanziava esso pure per tale lodevole scopo una discreta somma; ed il Bistolfi sappia colla perseveranza nello studio rendersi degno di sì be­nefica dimostrazione». A Brera c’erano anche Segantini, Pellizza da Volpedo, Longoni e Sottocornola, che li raffigurò, nel fregio a monocromo della facciata di «Villa Maria», la bella residenza di campagna di Angelo Morbelli. Nel periodo milanese, in contatto con la Scapigliatura, maturò la certezza dell’unità delle arti in un costante e creativo dialogo, ma, per l’indisponibilità di Giuseppe Grandi ad accettare allievi, dovette trasferirsi a Torino, come ricorda «Il Monferrato» del 4 gennaio 1882, nella cronaca della seduta consiliare presieduta da Francesco Negri, facente funzione di sindaco: «[…] il presidente rife­risce che il giovane Leonardo Bistolfi a cui il Municipio ebbe finora a corrispondere l’annuo sussidio di L. 400, per abilitarlo a compiere gli intrapresi studi presso l’Accademia di Belle Arti in Torino, avendo ul­timato l’intiero corso, lascia disponibile il cennato sussidio».

Nel capoluogo subalpino, aveva conosciuto Maria Gusberti, originaria di Cremona e madre dei due figli Giovanni e Domenico Lorenzo, sposata nel maggio 1893. La sua famiglia, tenuta in gran conto, dopo l’arte, è raffigurata a Crea nelle statue in gesso della Cappella XVI, la «Salita di Gesù al Calvario» con Leonardo ritratto in Giuseppe d’Arimatea, il primogenito Giovanni (foto) nel giovinetto seduto al bordo del sentiero e l’amata moglie Maria, prediletta compagna di una vita, nella figura in piedi dietro la Vergine.

Dionigi Roggero -1-

Il prissimo articolo sarà dedicato al grande pittore divisionista Angelo Morbelli