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ll Beato Carlo d’Asburgo Imperatore dei principi non negoziabili
Convegno con lo storico casalese Roberto Coaloa
A Bergamo sabato 26 settembre alle ore 16:00 presso l'Auditorium della Malpensata (via Francesco Furietti, 21), si terrà il convegno Il Beato Carlo d’Asburgo Imperatore dei principi non negoziabili, in occasione del 110º anniversario dell’incoronazione del Beato Imperatore Carlo d’Asburgo, avvenuta a Budapest il 30 dicembre 1916. All’evento parteciperà uno dei massimi esperti della vicenda secolare della Monarchia asburgica, lo storico casalese Roberto Coaloa, autore nel 2012 dell’importante volume Carlo d’Asburgo, l’ultimo Imperatore. Il «gentiluomo europeo» profeta di pace nella Grande guerra e nel 2024, con l’ausilio di don Marco Eugenio Brusutti e dell’editore Gaspari di Udine, del definitivo studio, con fonti storiche inedite, Carlo d’Asburgo e il coraggio della pace nella Grande guerra. La vita e i tempi dell’ultimo Imperatore d’Austria (Carlo I) e Re d’Ungheria (Carlo IV). 1887-1922.
Gli abbiamo chiesto il perché di questo revival asburgico in Italia e del grande interesse verso le figure più eminenti della Monarchia: i sovrani Francesco Giuseppe e Carlo.
Spiega Coaloa: «Da sempre, gli storici e gli studiosi di relazioni internazionali si interessano dell’Impero asburgico. La gente comune, con malinconia, guarda al passato, al “mondo di ieri” reso celebre da scrittori come Stephan Zweig e Joseph Roth; in estate sono molti, da Bad Ischl, presso la mitica Kaiservilla, a Cortina d’Ampezzo, da Vienna a Trieste, a ricordare il genetliaco di Francesco Giuseppe. Dopo la Prima guerra mondiale, se fosse sopravvissuto l’Impero di Carlo, al centro dell’Europa, i contrasti sanguinosi tra le piccole nazioni europee dell’Europa Centrale e Orientale, schiacciate dal nuovo “imperialismo” della Germania nazista prima e dopo da quello della Russia comunista, non si sarebbero verificati, così come tanti altri orrori indicibili: dalle carestie alle deportazioni nei campi di concentramento di milioni di persone. Dopo la Grande guerra, mentre gli Stati Uniti portavano avanti l’autodeterminazione etnica e nazionale, Francia e Regno Unito volevano mantenere i loro preziosi e redditizi imperi. Però, distruggendo di fatto l’assetto secolare dell’Europa centrale e danubiana, i vincitori a Versailles crearono una vera e propria zona incognita. Il principio della riorganizzazione, su base etnica, della carta d’Europa, accolto dal trattato in base ai Quattordici punti di Wilson, fornì paradossalmente un pretesto alle successive pulizie etniche e, addirittura, alla Shoah. Si potrebbe addirittura sostenere che, se l’Austria-Ungheria fosse sopravvissuta alla Prima guerra mondiale grazie a una tregua, la Seconda guerra mondiale non vi sarebbe stata. Ed è presumibile che in questo caso l’Impero asburgico, al pari di quello britannico, avrebbe finito per venire ad un accordo con i tempi. Invece, la Storia racconta altri eventi: l’occupazione tedesca di Praga, che avvenne all’alba del 15 marzo 1939, quando le truppe del Terzo Reich entrarono in città. Hitler giunse a Praga il 16 marzo, proclamando la nascita del Protettorato di Boemia e Moravia. Iniziarono le persecuzioni razziali e l’imposizione delle leggi tedesche. Poi, durante la Guerra Fredda, il 20-21Agosto 1968, Praga fu invasa dai Russi e dagli alleati dell’Unione Sovietica del Patto di Varsavia. Nel Paese si contarono centinaia di civili uccisi. Alexander Dubček fu arrestato e la democrazia stroncata. Il leader dell’Unione Sovietica era Leonid Brežnev, in qualità di Segretario generale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica. Capo dello Stato era Nikolai Podgornyi e Capo del Governo Aleksej Kosygin. Probabilmente oggi, i filorussi che sostengono Putin immaginano un distorto scenario: “Golpe della Cia a Praga. Dubček diventerebbe il bellicista, il provocatore del governo di Mosca. Leonid Brežnev colui che fu costretto a invadere Praga”. Lo so, è una semplificazione, ma spero efficace per capire l’attuale interesse per la storia della Duplice Monarchia anche per pensare al futuro di un’Europa unita, più forte e legata ai valori cristiani, a quelli di cavalieri antichi, ma lontani da scenari di guerre. Invece, siamo spettatori della Storia. I milioni di morti tra Ucraina e Russia sono la vergogna di un Continente antico. Meglio gli uomini del passato? Sulla nostalgia di un impero d’Austria-Ungheria, prefigurazione degli Stati Uniti d’Europa, potrei continuare a fare altri esempi, tirando in ballo le infelici storie, tra due guerre mondiali e la Guerra Fredda, di Stati nati dopo la dissoluzione dell’Austria-Ungheria, come l’Ucraina (la cui parte occidentale era parte dell’Impero asburgico), la Polonia e la Jugoslavia. Nel mondo insicuro di oggi, con i governi di Kiev e Mosca pronti a una guerra continua, gli Stati che facevano parte dell’Impero asburgico guardano i regni di Francesco Giuseppe e Carlo con una tristezza dolce e tranquilla, perché furono caratterizzati, nonostante la Grande guerra, da lunghi periodi di speranze e di pace. I polacchi della Galizia, nell’Ottocento, si mantenevano nella loro posizione di figli prediletti dell’Impero austriaco e continuavano a ricevere da Francesco Giuseppe numerosi privilegi. Il Kaiser si conquistò il caldo consenso di tutti i polacchi quando nel 1889 elevò l’Arcivescovo di Cracovia, ovunque considerato il primate del cattolicesimo polacco, al rango di principe. Ai nostri giorni ricordiamo la data del 3 ottobre 2004, quando papa Giovanni Paolo II beatificò – in San Pietro - l’ultimo Imperatore Carlo d’Asburgo: il papa polacco era debitore di quel passato asburgico. Suo padre, ufficiale dell’esercito austriaco, battezzò, infatti, il figlio con il nome del “suo” Imperatore, che ammirava: Karol. Il 264° papa della Chiesa Cattolica, Karol Wojtyla, è stato fondamentale in Italia e, ovviamente, nel mondo, per far conoscere al grande pubblico la figura di Carlo d’Asburgo. Come storico sono assai interessato al processo di canonizzazione, che è continuato con i successori di papa Giovanni Paolo II, in particolare con papa Francesco».
A Bergamo, con Coaloa, parteciperanno come relatori gli studiosi Mauro Faverzani e Diego Zoia, da decenni impegnati nella divulgazione della storia asburgica. Organizzata dal Comitato Summorum Pontificum di Bergamo in collaborazione con la Fondazione Cajetanus ed il Circolo del Regno Lombardo Veneto, il convegno sul Beato Carlo d’Asburgo sarà introdotto dall’avvocato Lorenzo Vitali, presidente del Comitato Summorum Pontificum di Bergamo.
Dal programma del convegno seguiranno gli interventi del dott. Mauro Faverzani, responsabile per l’Italia dell’Associazione per la Beatificazione dell’Imperatrice Zita: Carlo e Zita: «Ora dobbiamo aiutarci a vicenda per arrivare in Paradiso»; del prof. Roberto Coaloa, docente di Storia dei Paesi danubiani e dell’Europa orientale all’Université Paris IV – Sorbonne: L’incoronazione a Budapest e la ricerca della pace dell’imperatore e re Carlo; dell’avv. R.R. Diego Zoia, presidente della Fondazione Cajetanus e del Circolo del Regno Lombardo Veneto: Carlo I d’Asburgo, la Tradizione per il ritorno dell’Europa cristiana.
Segnaliamo, sulla scia del convegno di Bergamo, il prossimo XIV Convegno di Studi Mitteleuropei dal titolo: Sacro Romano Impero (o quel che ne resta) tra passato, presente e futuro. Si terrà a Milano, sabato 31 ottobre, presso la Sala delle Conferenze del Pontificio Istituto Missioni Estere (viale Monte Rosa, 81). Modera il Cav. Vincenzo Grande, con la partecipazione dell'arciduca Martino d’Austria-Este (i cui nonni paterni furono l’ultimo Imperatore Carlo e l’Imperatrice Zita). Il convegno milanese sarà diviso in due sessioni, una al mattino, l’altra al pomeriggio, con le relazioni di Paolo Gulisano, Diego Benedetto Panetta, Andrea Valsecchi, Maurizio Silviotti Silvani, Giuseppe Reguzzoni, Massimo de Leonardis, Roberto Coaloa e Diego Zoia.
FOTO. Coaloa (a sin.) con Andrea Valsecchi e Diego Zoia






