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Morire non basta. 1909: mistero alle Terme Reali

Una storria avvincente con Puccini e D'Annunzio protagonisti

 

 

 

Corrado Bertinotti è torinese, ma papà e nonno casalesi. E' nipote del calciatore Giovanni Bertinotti che fu uno degli eroinerostellati del Casale Calcio che vinsero lo storico scudetto del 1914, militare nella guerra 15-18. Corrado è avvocato del Foro di Torino, sportivo e scrittore.

L'autore ci sorprende, questa volta, con un giallo condito con la storia. Intrigante lo sviluppo della vicenda narrata, come suggestivo il contesto geografico che la ospita, ma soprattutto singolari i due protagonisti a forte suggestione: Giacomo Puccini e Gabriele D'Annunzio.

Parliamo del recentissimo Morire non basta. 1909: mistero alle Terme Reali, edito da araAFenice, Cuneo 2023.

L'epilogo è a sorpresa, di non facile previsione, ma altrettanto a sopresa sono molte pagine di un romanzo avvincente e storicamente severo e puntuale.

Come recita la sinossi ufficiale, siamo a novembre 1909. "Giacomo Puccini e Gabriele D'Annunzio si ritrovano alle Terme Reali di Valdieri con l'idea di lavorare insieme al progetto di un'opera lirica. La quiete dell'albergo immerso in un paesaggio invernale, la neve delle Alpi Marittime, le leggende e le suggestioni storiche di una delle più misteriose valli cuneesi sembrano propizi, ma l'incanto si incrina subito: alcune ospiti dello stabilimento termale spariscono. Svaniscono nel nulla, ingoiate da un mare di bianco, innescando una spirale di mistero e di sospetti in cui sprofondano, a poco a poco, i protagonisti. Fino a quando arrivano faccia a faccia con la verità."

Accanto ad una lettura in chiave enigmatica e giallesca, può intervenire una differente lettura, meno consueta, ma vigile verso la scrittura e i protagonisti.

Il romanzo ha una evidente dominanza di dialoghi, di incroci di espressioni e atteggiamenti. Appare quasi la sceneggiatura di un film e il canovaccio di un'opera teatrale. Parlano in molti, tutti. Poche sono le pagine di pura descrizione e narrazione. L'autore attribuisce a Puccini e a D'Annunzio dialoghi e espressioni fortemente caratterizzanti, quasi agli antipodi, ma storicamente esatti. Le parole, lo stile, l'aggettivazione confermano i tratti noti dei due protagonisti (pag. 12, 13). Forbito, ricercato, narciso, cicisbeo è Gabriele; verace, diretto, disincantato, realistico è Giacomo.

Non solo, anche i movimenti sono idiomatici: "...D'Annunzio rimase qualche attimo in pensiero a lisciarsi il pizzetto...D'Annunzio si alzò con uno scatto felino, elastico, flessuoso, e in due falcate fu al salottino della signora...(pag. 16) Il Vate abbozzò e tornò dimesso al salottino da dove Puccini aveva visto e sentito tutto...(pag. 18)...e mentre D'Annunzio tamburellava la tavola con il suo cornetto portafortuna di corallo...(pag. 26)...D'Annunzio ritirò il cornetto nel taschino, dopo averlo avvolto con cura in uno sgargiante fazzoletto rosso...(pag. 27)...D' Annunzio lo accolse nella stanza. Portava solo un kimono giallo addosso, nel locale galleggiava una nebbiolina velata e le finestre erano appannate dalla condensa del vapore acqueo..."sono una salamandra, ho bisogno del caldo. Anche nella tomba mi poterò l'ansia del sole....Acqua Nuntia è solo una mia creazione artistica, una fragranza che ho creato per il pubblico"...(pagg. 31-32)

Puccini: "...mise la mano nella giacca di velluto, estrasse un pacchetto di sigarette egiziane e se ne accese una scostando lo sguardo di lato per evitare la nuvola di fumo...(pag. 13)...si stava fumando un'altra sigaretta e la sua figura cominciava a sbiadire nella cortina di fumo azzurra...(pag. 18)...si era tirato indietro i capelli con quel nuovo prodotto unto e profumato che gli avevano regalato all'Expo di Parigi...aveva aggiunto anche il monocolo...(pag. 19)...Prese l'orologio dal taschino – le 20,45 ancora un quarto d'ora – e lo risistemò ne

l panciotto mentre la porta si apriva e il profumo di cera d'api del corridoio si confondeva con quello del mirto dell'interno...(pag. 31)...

A vederlo tamburellare il cucchiaino sul tovagliolo vicino alla tazza del caffè si sarebbe detto che stava inseguendo una melodia che fuggiva da qualche parte su per le montagne...(pag.74).

Un terzo personaggio, onnipresente e caratterizzate è il paesaggio.

Puccini si lasciò distrarre dal torrente, che in quel punto era vicino e scrosciava forte. Si piegava in continue anse nervose che accelleravano in cascatelle e frenavano in polle scure e strasparenti del colore della malachite. Il corso d'acqua sembrava sfregiare il manto di neve deturpandolo come una cicatrice di linfa verde... (pag. 48)...la carrereccia saliva costante, larga e ben tenuta. Fin troppo curata, anzi, nella sua disciplina militare quasi maniacale, arrampicandosi su una interminabile serie di tornanti che entravano e uscivano dal bosco di faggi tenendosi sempre sopra il corso del torrente...Più si saliva in alto più la valle si chideva in verticale, come un corridoio ghiacciato che puntava chiaramente verso il passo. Dalle pareti strapiombanti sui due fianchi pendevano alberi a testa in giù aggrappati solo perle radici... (pag. 51) Si avvicinò a uno degli enormi massi erratici che davano sulla strada, pulì via un pò di neve dalla superficie e poi estrasse finalmente il pacchetto dopo esersi tolto i guanti. Si appoggiò alla pietra mentre si accendeva la sigaretta egiziana rimanendo a fissare pensoso le due bandiere del Regno d'Italia e della Casa Savoia che schioccavano forte al vento appena fuori dal castello...(pag 52)...

Puccini e d'Annunzio sono al Grande Hotel delle Terme Reali per tentare un lavoro comune.

Si erano dati l'appuntamento a Valdieri per raggiungere una intesa alla creazione di un lavoro congiunto. Puccini dice: " Sappiamo tutti e due benissimo che non lavoreremo mai insieme."

D'Annunzio: " Guarda che l'abbiamo sempre saputo, eh? E' inutile nascondercelo. Noi due abbiamo idee di Bellezza troppo diverse. Direi agli antipodi. Tu commuovi il pubblico, io lo incanto. Tu lo coinvolgi e io lo impressiono con le mie visioni superiori."

Una annotazione: già nel precedente Aiutavo il destino del 2018, l'autore inserì molti richiami, per cenni, alla musica sinfonica e alla lirica, ai capolavori di Puccini.

Il giallo introduce un'altra protagonista: la Divina Marchesa Luisa Casati Stampa di Soncino, amata da D'Annunzio, scelta e dipinta da Giovanni Boldini, donna effervescente nella società bene del tempo. Vi sono poi le varie villeggianti, il loro intreccio di conoscenze nei salotti piemontesi, i rapporti con professionisti e dirigenti, gli incontri e le sparizioni. Il vero giallo.

Sono pagine fluide e scorrevoli, si soffermano invece, a ragione, quando realizzano con efficaci pennellate i ritratti dei protagonisti o i dialoghi. Ancora una volta, la scrittura manifesta una ispirazione fenogliana, concisa, calibrata, per nulla ridondante o superflua. Una lettura che coinvolge e appassiona.

 

 

Sergio Favretto


 

-Corrado Bertinotti è nato a Torino il 29 febbraio 1968 e già questo dovrebbe spiegare qualche cosa.
Ha giocato troppo a basket e fatto l’allenatore. Ora è avvocato.
Morire non basta è la sua terza fatica letteraria. Ha già pubblicato Ecco venire la notte e Aiutavo il destino.