Notizia »

Prelati monferrini (8)

Giovanni Francesco Biandrate di San Giorgio Aldobrandini

Giovanni Francesco Biandrate di San Giorgio Aldobrandini, cardinale e vescovo di Acqui e Faenza, nasce a Casale il 7 aprile 1545, quartogenito di Giovanni Guglielmo e di Violante Roero di Guarene. Qualche fonte lo vorrebbe trinese, ma pare fondata su voci più che su documenti. Il padre è stato uno degli uomini di punta della transizione del Monferrato dai Paleologo ai Gonzaga: ambasciatore presso Carlo V, quindi consigliere cesareo nel 1535 e presidente del Senato di Casale nel 1537. Una sorella, Maria Polissena, sarà madre tra l’altro di Federico Natta (1575 - 1627), cappuccino con il nome di Giacinto da Casale, diplomatico e predicatore alla corte di Massimiliano I di Baviera e nelle maggiori corti europee (il sepolcro è ancora oggi nella chiesetta di Santa Maria del Tempio). Un fratello, Teodoro, è figura controversa, membro del Consiglio ducale gonzaghesco, letterato, capitano generale delle milizie e in tale veste autore di alcuni episodi di repressione, durante la rivolta dei Casalesi, guidati da Oliviero Capello, contro lo strapotere di Guglielmo Gonzaga.

Giovanni Francesco compie i primi studi a Roma, deciso a intraprendere la carriera ecclesiastica. Giovane brillante, ottiene dal pontefice Pio V – il papa santo, nativo di Bosco Marengo – il primo incarico quale referendario alla “Segnatura di Grazia” e a quella “di Giustizia”, i tribunali della Santa Sede competenti rispettivamente in materia amministrativa e giudiziaria. E’ promosso segretario di legazione in Francia, quindi in Spagna e Portogallo. Tornato in patria, ottiene altri incarichi di prestigio, sempre come rappresentante del Papa. Governatore di Norcia dal giugno 1572 a gennaio del 1574; di Camerino fino a dicembre 1575; presidente e legato di Romagna nel biennio 1576-77; governatore di Bologna da gennaio 1578 a giugno 1579; delle Marche nel 1580; di Perugia dal 10 dicembre 1580 al novembre 1581 e infine di Roma fra il 27 aprile 1583 e il 12 agosto 1585. In quello stesso giorno Sisto V lo designa quale vescovo di Acqui.

Giovanni Francesco prende subito possesso della diocesi, pur senza aver ancora ricevuto la consacrazione. L’avrà il 3 novembre nella Cappella Sistina dal cardinale Giovanni Antonio Serbelloni, in uno con la commenda dell’abbazia pugliese di Ripalta.

Negli anni trascorsi ad Acqui le cronache lo descrivono come molto attivo nella gestione di un ampio bacino di fedeli in area di confine tra Piemonte e Liguria, avendo a che fare con una pluralità di proprietari, compresi lo Stato di Milano, la Repubblica di Genova, altre terre imperiali. E’ ricordato per aver disciplinato i 12 conventi, le 4 abbazie e i 2 monasteri esistenti sul territorio; si attiva per la fondazione di un collegio barnabitico; agevola l’accorpamento di benefici vacanti; cura la ristrutturazione del duomo; attiva un Monte di pietà regolato secondo le normative di Pio V contro l’usura.

Creato cardinale nel concistoro del 5 giugno 1596, tre giorni dopo riceve la berretta rossa, e il 21 giugno gli viene assegnato il titolo presbiterale di San Clemente. Negli anni, è oggetto di altri incarichi, legato apostolico della Marca Anconitana (1597-1598), quindi lo stesso incarico in Romagna (1598-1605).

Lascia Acqui nel 1598, destinato a nuove responsabilità, commendatario dell’Abbazia di Caramagna Piemonte dal 1601 e vescovo di Faenza dal 16 aprile 1603. E’ porporato tra i più influenti, addirittura indicato tra i papabili nei due conclavi del 1605 che portano alla nomina di Leone XI (papato che dura meno di un mese) e Paolo V.

Da qualche tempo malato, muore il 16 luglio 1605 a Lucca e viene sepolto, secondo le sue volontà, nella cattedrale di Faenza, con una semplice lapide che nel 1606 tardi il nipote Guido Biandrate farà sostituire da un monumento in marmo, con il ritratto dello zio. Il collega e amico cardinale Bentivoglio lo ricorderà come persona “veramente di gran valore, d’alta e nobile corporatura, cortese, magnanima e che aveva in tutte le sue azioni altrettanto del cavaliere quanto avesse dell’ecclesiastico”. Lo stemma dei Biandrate è ancora presente nella Sala Urbana di Bologna, con le insegne di legati, governatori e amministratori del governo pontificio in carica fra il 1327 e il 1744.

aldo timossi – 8 continua