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La pietra, la carta e l'argento

Testimonianze ebraiche in Alessandria e provincia

Nel Raccoglimento di nuova Historia dell'antica città di Tortona (Tortona, 1618) Nicola Montemerlo narra in poche righe che Innocenzo di Tortona, appena nominato vescovo nel 325, fece distruggere la Sinagoga della sua città. Mancano tracce concrete, come strutture o reperti, ma è verosimile che in epoca romana una presenza ebraica in Piemonte ci sia stata. Ci sono invece documenti conservati presso l’Archivio di Stato di Milano che provano la presenza di tre ebrei in Alessandria nel 1476. Uno di loro, Magister Moise, era un medico. Da allora la popolazione ebraica ha avuto modo di crescere e prosperare. Nel censimento del 1806 ad Alessandria c’erano12 mila abitanti dei quali 550 ebrei distribuiti in 92 famiglie. Una comunità di medici, avvocati, artigiani, banchieri e commercianti. Persone di prestigio, ma nel ghetto. Oggi i discendenti di quelle famiglie non vivono più in Alessandria o negli altri centri della provincia (Casale Monferrato a parte) con secolari presenze ebraiche delle quali al massimo rimane qualche nucleo familiare.
Quando il 28 marzo 1848 Carlo Alberto garantì tutti i diritti civili agli ebrei permettendo loro di diventare partecipi come liberi cittadini a tutte le vicende politiche, compreso il Risorgimento, i pregiudizi e le subdole forme di discriminazione culturale non si cancellarono. Di certo il re non poteva pensare che novant’anni dopo un suo nipote avrebbe firmato le Leggi Razziali, cinque anni prima della Shoah!
All’inizio del secolo scorso i beni ambientali e i monumenti venivano intesi come valori storici nazionali all’insegna l’unità patriottica di una cultura dominante senza riconoscere altre realtà minoritarie pur appartenenti al territorio. Una tendenza che proseguì fino agli anni ‘60. Nel 1958 Noemi Gabrielli Soprintendente alle Gallerie del Piemonte in una lettera al segretario dell’Unione delle Comunità Israelitiche Italiane supera il concetto storico e patriottico di patrimonio culturale con ‘documento materiale avente valore di civiltà’. Sul piano internazionale, la Convenzione Unesco per la protezione del Patrimonio culturale e naturale Mondiale nel 1972 eleverà il patrimonio culturale a bene di interesse universale.
Ridurre a comuni reperti, negando ogni valore culturale storico e culturale a ciò che rimane della testimonianza di una comunità, costituisce il primo fondamentale passo verso la sua negazione.
Alle testimonianze ebraiche in Alessandria e provincia è dedicato il volume uscito a fine anno : La pietra, la carta e l'argento - La monumentalità ebraica in provincia di Alessandria, a cura di Silvia Falcione, Antonella Ferraris, Mariano Santaniello (Isral, edizioni Contropiano; 20,00 €).
 
Emanuele Azzità