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Illustri presenze a Crea

Una A e una M intrecciate, sintetizzano il monogramma “Auspice Maria”, che vediamo raffigurato in edifici e paramenti sacri. E’ dubbio apparisse, tanti secoli orsono, sui vessilli dei nobili cavalieri crociati. E’ invece quasi certo – si legge in “Ateneo religioso scientifico letterario artistico” del 1894 - che in partenza per l’Oriente salissero “prima il monte di Oropa o quello di Crea, per deporre i loro voti ai piedi di Maria e invocarne la potente protezione”.

Ecco i primi, illustri pellegrini in preghiera davanti alla statua della Vergine, nel primitivo nucleo del santuario, la chiesa di Santa Maria, che la tradizione storiografica vuole edificato per volontà del re Arduino d’Ivrea, appena dopo l’anno Mille. “Ammalatosi gravemente, raccomandossi alla Madre di Dio, e fece voto di edificare alla celeste Avvocata” tre santuari: la Consolata di Torino, Belmonte, e il terzo sui monti di Crea, che poi crebbe a tanta venerazione d'interessare i pontefici, i principi ed i personaggi più illustri d'Europa”.

Precisa il Niccolini, nel suo andare “A zonzo per il circondario di Casale Monferrato” (1877), essere “non inverosimile che in questa chiesa prendessero la croce e prestassero il giuramento il marchese Guglielmo il Vecchio coi quattro suoi figli: il Lunga Spada, il secondo, Rainero e Bonifacio, i quali si recarono a dar bella prova del pio loro valore in Palestina”.

D’altra parte, difficile immaginare che i Monferrini e qualche frangia vercellese (in primis i Trinesi, che mal sopportano essere considerati villaggio periferico di Vercelli, e intravvedono un futuro da città, dignità che avranno dopo il passaggio con il Marchesato monferrino dal 1155) arrivino fin sui monti della Valsesia, avendo Crea tanto comoda. Siamo intorno al 1145-1150, epoca della seconda Crociata.

La moglie di Guglielmo, Giuditta o Giulitta, è in Terrasanta nel 1177, aspettando la nascita del nipotino in arrivo dopo le nozze del figlio Lunga Spada con la regina Sibilla di Gerusalemme; il giovane muore per malaria prima del lieto evento, Giuditta torna in Monferrato: “portava seco preziose reliquie del legno di S. Croce, e tra le altre ne donava una alla chiesa di Crea pel voto fatto dal marito e dai figliuoli nel partire per Terra Santa”. S’immagina che sul colle ci sia salita, in compagnia del marchese consorte, recando la teca “a quadretto con al di fuori scolpito un piccolo Cristo in Croce” donatale da Sibilla (nella foto).

La stessa chiesa - leggiamo su “Il Monferrato del gennaio 1991, a firma Idro Grignolio - risulterebbe destinataria di un secondo frammento (uno dei tanti che molti luoghi sacri vantano di custodire, tratte da quella Vera Croce che né musulmani né cristiani pare abbiano mai avuto tra le mani) preso dalla chiesa di Santa Sofia di Costantinopoli, donato a fine ‘300 al marchese Teodoro II Paleologo, portato poi a Crea dalla sua seconda moglie, la Beata Margherita di Savoia, trasferito in Duomo a Casale nel 1804 dal vescovo Teresio Ferrero della Marmora.

Legata alla storia della seconda Crociata, appare anche la probabile presenza a Crea di San Bernardo di Chiaravalle. E’ il 1146, Papa Eugenio II passa per il Monferrato diretto in Francia per sollecitare l’andata in Terrasanta. In quegli stessi giorni e per il medesimo scopo, frate Bernardo (sponsor dei Cavalieri Templari) sta attraversando i paesi monferrini, “e per nulla recherebbe meraviglia - leggiamo ancora nel Niccolini - che egli ascendesse veramente a questo Santuario, tanta era la sua pietà a Maria, che quivi era in cosi distinto modo onorata”.

Nella primavera del 1402, arriva in Piemonte un notissimo Domenicano spagnolo, Vincenzo Ferrer. Per più di un anno passa di paese in paese predicando il Vangelo per “convertire i perversi eretici”. Il biografo Antonio Teoli, nella “Vita” edita nel 1843 lo attesta presente anche “nel dominio del marchese di Monferrato, parimente a richiesta sua e de' suoi popoli”. Sicuramente arriva a Casale e a Trino, e il Niccolini (pur sbagliando le date) lo colloca anche a Moncalvo, nel castello di Teodoro II Paleologo, aggiungendo che il futuro Santo “recavasi egli pure al Santuario di Crea”.

Mezzo secolo più tardi, la Vergine Bruna vede in preghiera un santo Francescano, Bernardino da Siena. Nel 1418 ha girato il Piemonte: Ivrea, Vercelli, Alessandria, Tortona. Per qualche tempo è Vicario del 32° Generale francescano, il casalese fra Guglielmo. A Casale nel 1435, o forse già in quel 1418, predica nella Piazza Grande, ora Piazza Mazzini, riuscendo a riconciliare le grandi famiglie cittadine da tempo in lotta tra di loro. Riconoscente, la municipalità porrà nel proprio stemma il noto monogramma “IHS”, diffuso da fra Bernardino, trascrizione latina delle prime tre lettere del nome greco di Gesù, anche interpretato come acronimo di “Iesus Hominum Salvator”: Gesù Salvatore degli uomini.

Prosegue il pellegrinaggio di nobiltà d’ogni rango. Tra gli altri, di sicuro e più volte il marchese Guglielmo VIII Paleologo, per rendersi conto del lavoro svolto da Francesco Spanzotti, fratello del più noto Pietro, per realizzare (tra il 1474 e il 1479) gli splendidi affreschi della cappella di Santa Margherita di Antiochia.

A metà ‘500, Crea registra l’arrivo di Antonio Michele Ghisleri, futuro Papa Pio V. Inquisitore generale della Lombardia, dal 1560 vescovo di Mondovì, è profondo sostenitore della devozione mariana. Alla chiesa di Crea dona alcuni paramenti sacri, compresa una preziosa pianeta, oggi conservata nel Tesoro del Duomo di Casale

Con tante migliaia di pellegrini, passano davanti all’icona della Madonna Bruna vescovi e santi sacerdoti, duchi e marchesi. Fondamentale a fine ‘500 l’impegno di Vincenzo I Gonzaga. Impegnato nell’ardita impresa di alzare a Casale la Cittadella, “e ben sapendo che invano si custodisce la città, se non la guarda Iddio” - parole del Niccolini - visita più volte il colle e la chiesa, e supporta il progetto del priore Costantino Massino, di realizzare “tante graziose cappellette, le quali ponessero sott'occhio ai pii visitatori espressi in plastica ed in pitture i fatti principali della vita di Maria”.

Nello stesso periodo, soggiorna per qualche mese a Casale con la mamma il piccolo san Luigi Gonzaga. “Studia, medita, prega, legge libri sacri”. Uscendo di casa -scrive il biografo Alessandro Maineri – se ne andava a visitare una divota immagine di Maria Santissima, detta la Madonna di Crea, molto celebre in Casale”. Quelle visite arrivavano fin sul colle, o invece si trattava di icona presente in qualche chiesa cittadina? Verosimile la prima ipotesi, supportata anche dall’aver posto (Aprile 2025) nel nuovo altare della basilica una reliquia del Santo che - scrive il settimanale diocesano - “a Crea venne più volte a pregare”.

Intorno alla metà dell’Ottocento, il Monferrato è territorio elettivo per il sacerdote Giovanni Melchiorre Bosco, semplicemente don Bosco pur se annoverato nella gloria dei Santi. Presbitero dal 1841, più volte celebra, confessa, predica nelle comunità monferrine. Inventa quelle che saranno definite come “passeggiate autunnali”. Si svolgono tra il 1848 e il 1864, dapprima come semplici uscite con piccoli gruppi di giovani (“la nidiata dei suoi figli”) poi diventano esperienze educative e pastorali dal forte valore missionario. Tanti i paesi coinvolti, da Rinco ed Alfiano Natta e Casorzo, da Castelletto Merli a Ponzano e Occimiano, Mirabello e Vignale e San Salvatore, fino a Casale. La comitiva arriva anche a Crea, è il 1861, e una lapide inaugurata nel 2015 all’ingresso del santuario ricorda quel centinaio di ragazzi in preghiera davanti alla statua della Vergine.

aldo timossi (1 – continua)

FOTO. Il crocefisso in lamina d'argento portato a Crea da Giuditta di Monferrato