Notizia »

Castelli scomparsi- di Aldo Timossi (2)

Balzola, Villanova, Frassineto Po

 

Visitai a Balzola il luogo detto “il castello”, ma di antico castello non vidi se non che pochi ruderi sui quali si è fabbricata una palazzina, che è tuttavia da ultimare, e che forse non si ultimerà mai”. Così osserva il Niccolini, arrivando a Balzola, a metà ‘800, per il proprio incarico di verificatore di pesi e misure. La costruzione è quella del marchese Evasio Fassati, che anche nel dirimpettaio Coniolo “possiede un vero luogo di delizie”. Lo vedremo.

A distanza di tanto tempo, il palazzo non ha fatto passi avanti, e il progetto del grande architetto Agostino Vitoli (quello del Teatro municipale di Casale e di Palazzo Mossi a Frassineto Po) è rimasto nel cassetto. Oggi restano due alte costruzioni squadrate, in mattoni a vista, che da carabinieri tengono a braccetto un muro dalle tante finestre come orbite vuote! Non ancora un rudere, forse regge per far dispetto alla vicina, moderna area industriale della riseria Vignola.

In realtà, la primitiva costruzione fortificata risalirebbe a poco dopo l’anno Mille, quando ancora si usano terrapieni e palizzate in legno. Era “cinta soltanto da un fossato, unica struttura difensiva di un complesso di costruzioni, organizzate intorno a una platea e abitate dai famigliari e forse anche dai servi del feudatario” Un piccolo ricetto svolgeva la funzione di abitazione del signorotto. Passano un paio di secoli, nel ‘300 Balzola è contesa tra Tizzoni prima e Avogadro più tardi, le difese vengono implementate, inizia a prendere forma un castello a corte quadrata chiusa. Una mappa del 1607, stilata da Lelio Samero, “commissario generale delle acque dello Stato di Monferrato”, ben descrive le quattro basse maniche perimetrali; ad uno spigolo una torre cilindrica, e una porta che mette in comunicazione con l’arale delle povere abitazioni esterne. Il tutto circondato dal fossato, creato da una deviazione della roggia Stura. Con ogni probabilità realizzato tra il 1511 e il 1515.

Coinvolta nelle contese tra Savoia e Spagnoli, la struttura è più volte rovinata e addirittura bruciata. Nella seconda metà del ‘700 i Tizzoni, dovendo ricostruire pensano da farne una dimora gentilizia. Mai portata a termine, anzi, nel 1971 crolla la facciata principale, ed è ormai sparita l’originaria torre d’angolo, ancora presente nel 1920. A Balzola esiste ancora un castello, costruito dove prima c’era una ghiacciaia pubblica, ma risale al periodo 1930/40, edificato su iniziativa della famiglia Grignolio-Mugetti.

In posizione strategica di confine, tra Vercellese, Monferrato e Lombardia, Villanova Monferrato non poteva non avere proprie difese fin dai primi tempi di vita. Senza riandare a reperti archeologici che potrebbero indicare un’antica presenza romana, la prima attestazione della località risale ai primi decenni dopo l’anno Mille. A quell’epoca è appannaggio dei Widalardi, idee ghibelline ma in buoni rapporti con i vescovi di Vercelli. Famiglia già potente, con molte proprietà, tra le altre la “curtis di Torcello”, tra Casale e Coniolo, non a caso conosciuta come Vialarda.

A Villanova hanno una residenza, un loro castello. Si deduce da documenti del 1197, quando il Comune di Vercelli decide l’affrancamento della comunità, per difenderla da possibili mire dei marchesi monferrini. Il paese diventa borgo-franco, si fa più grande, nascono tante nuove abitazioni per attrarre immigrati dalle vicine terre della Lomellina. In compenso i Vialardi perdono il castello: “Nessun padrone debba risiedere in quel castello...ma per sempre sia soggetto alla giurisdizione di Vercelli il castello con la sua aia, il terreno e tutte le pertinenze”.

Il maniero è il punto più alto di Villanova, vicino alla chiesa di Sant’Emiliano, come d’altra parte consuetudine un poco dappertutto durante il periodo dell’incastellamento. Dai ricercatori del Centro Casalis, sappiamo che “il castrum aveva il suo ponte (“pons castri”), era dotato di mura (“murum castri”) ed era circondato di fossati allagati su tutti i lati (“cum fossatis circumquaque et cum lecto fossatorum”. Difficile stabilire con certezza se un ricetto fortificato, documentato nel 1451 coincidesse con il castello, citandoli in maniera distinta: “in terra, villa, castro, recepto et territorio et districtu Villenove”.

Continuamente rimaneggiato nel corso dei secoli, rimangono attualmente poche tracce dell’antico compendio. Resta da dire - citando il sito web del Comune – che “le leggende narrano di una rete di sotterranei utilizzate come vie di fuga, che si pensa portassero ai maggiori edifici di Villanova e ad altri Castelli nelle vicinanze”. E’ diceria diffusa anche nei territori circostanti, ad iniziare dal castello di Torrione di Costanzana.

Seguendo il cammino del Niccolini, siamo davanti al bel campanile dal sapore romanico di Frassineto Po. E’ lì dal quindicesimo secolo, a guardia della quasi coetanea parrocchiale dedicata ai santi Ambrogio (ricordo dell’appartenenza all’arcidiocesi di Milano, quindi passata a Casale nel 1806) e Giorgio. Struttura massiccia, quasi stona con la più modesta facciata neoclassica di inizio ‘800, del tempio che sovrasta. C’è un motivo: nasce originariamente come torre del castello!

Immaginiamo dunque il paese nei primi secoli dopo il Mille. E’ circondato da alte “muraglie”, dotate di bastioni, con due sole porte, l’una chiamata del Riccellino verso mezzogiorno, l’altra di San Martino. Un nucleo centrale di grande casale, un vasto airale di cascinotte fuori dalle difese. C’è un castello, serve da difesa e deve essere anche abbastanza robusto se a metà del ‘300 è dotato di “schiopum unum cum pulvere et ferro causa discrocandi. Item, veretonos quadraginta tres pro dicto schiopo”, uno schioppo con dotazione di polvere da sparo, meccanismo per armarlo e 43 verrettoni (proiettili in ferro appuntiti).

Nel corso dei secoli le difese subiscono modifiche e in parte sono smantellate. Resta la torre del castello, opportunamente utilizzata per farne il campanile della chiesa. Nella zona del Riccellino, oggi Rollino, l’ex fossato del castello ospita un bel giardino alberato.

aldo timossi (2 - continua)

FOTO. Quanto rimane del Castelo di Balzola