Notizia »

Alla Serniola per il beato Novarese

Alessandro Anselmo

 

 

Un pomeriggio all’insegna della spiritualità, dedicato al carisma che il beato di Casale, Luigi Novarese (1914 – 1984), ha donato alla Chiesa e agli ammalati. Si è svolto domenica 19 luglio presso la cascina Serniola, casa natale del sacerdote, l’appuntamento che celebra la memoria liturgica del padre fondatore dei Silenziosi Operai della Croce e del Centro Volontari della Sofferenza.

Tre i momenti cruciali della giornata, introdotti da don Silvano Lo Presti, direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale della salute. Monsignor Francesco Mancinelli, rettore del Santuario di Crea, ha dato un contenuto teologico e pastorale a una meditazione dal titolo “Curare gli infermi, il sacramento dell’Unzione”. Non dimentichiamo, ha ricordato Mancinelli, che “nel momento del dolore e della malattia non siamo soli: il sacerdote e coloro che sono presenti durante l’Unzione, rappresentano tutta la comunità cristiana che, come un unico corpo si stringe attorno a chi soffre e ai familiari, alimentando in essi la fede e la speranza e sostenendoli con la preghiera e il calore fraterno”.

Monsignor Carmine Arice, superiore generale della Società dei sacerdoti del Cottolengo, ha affrontato il tema legato a una semplice domanda: “l’insegnamento del beato Novarese, esprime un messaggio ancora attuale?”. La risposta è stata impegnativa. Arice ha messo a confronto, documenti alla mano, l’insegnamento elaborato da Novarese durante la vita a fianco dei malati, con i contenuti delle encicliche firmate dai vari pontefici dal Novecento a oggi, con una forte riferimento alla Magnifica humanitas, firmata da Leone XIV il 15 maggio 2026. Verrebbe da dire, ascoltando le parole di monsignor Arice, che se il Papa si è preso cura, nell’enciclica, della “custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale”, Novarese ha donato in modo abbagliante ai malati “la centralità del Cristo risorto”, capace di aprire una prospettiva liberatrice di luce nel tunnel angoscioso del soffrire.

Un unico esempio. Fin dagli anni Cinquanta, nel secolo scorso, Novarese è uno dei primi sacerdoti a concentrare l’attenzione sulle persone diversamente abili, tanti figli di Dio ai margini, imprigionati dietro le sbarre innalzate da una società indifferente, per non dire ostile. E i loro diritti? E la loro dignità di persone? Il sacerdote organizza i primi corsi professionali per inserire questi fratelli nell’attività lavorativa. Interviene sul piano culturale per rompere la gabbia dell’emarginazione che li circonda.

Oggi viviamo nel tempo della prestazione – spiega Arice – in cui la persona finisce per essere ridotta mezzo per ottenere risultati, a risorsa da sfruttare e non viene riconosciuta come fine in sé. Nel paragrafo 51 della Magnifica humanitas troviamo queste parole: la dignità appartiene a ogni essere umano semplicemente per il fatto di esistere, di essere creato e amato da Dio. Nessun peccato, fallimento, nessuna esclusione può intaccare il valore profondo di una vita umana che Lui ha voluto e chiamato all’essere”.

A concludere la giornata la concelebrazione eucaristica presieduta dal vescovo di Casale, monsignor Gianni Sacchi.

Il riferimento a Novarese è legato alla lettura del Vangelo di Matteo. “ La vita del sacerdote ci ricorda la parabola del granello di senape, il piccolo seme affidato alla terra che è diventato un grande albero. E’ così che l’opera di Novarese continua a dare la testimonianza d’amore del suo fondatore”.

Alessandro Anselmo