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Arandora: dieci relatori

Il convegno internazionale di Casale - Un monumento ricordo a Fubine

Al Salone Vitoli del Museo Civico di Casale il convegno "Arandora Star. Nel ricordo delle vittime piemontesi di una tragedia dimenticata" si è concluso sabato con l'intervento di Maura Maffei, la scrittrice casalese cui va il merito di aver dopo tanto tanto tempo proiettato un faro sull'evento coinvolgendo Italia e Inghilterra.

La Maffei ha spiegaato al pubblico come ha trasformato nei suoi due romanzi sull'Arandora Star la storia in un testo narrativo, scegliendo come personaggi figure ispirate a uomini reali, che furono davvero imbarcati sulla nave. Tra questi, l'autrice ha scelto ad esempio Luigi Mariini (la vittima di Cuccaro) e il pittore Severino Trematore: in sala era presente Donatella, nipote di Trematore, che vive in provincia di Belluno. Maura Maffei l'ha chiamata accanto a sé per mostrare al pubblico un quadro ritrovato dello zio, che lei stessa non conosceva.

Dopo i saluti istituzionali dell'assessore alla Cultura, Gigliola Fracchia, e l'intervento introduttivo di Paola Casulli, moderatrice del convegno, le relazioni (dieici....) sono state proposte in due parti, la prima di specifico approfondimento storico e la seconda d'indagine sul nostro territorio.

Ha esordito la storica fiorentina Maria Serena Balestracci, autrice dell'unico saggio dedicato all'Arandora Star che sia mai stato pubblicato in Italia. Ha tracciato un quadro esaustivo degli internamenti nella comunità italiana in Gran Bretagna, dopo la dichiarazione di guerra di Mussolini (10 giugno 1950). Gli italiani che vennero imbarcati sull'Arandora Star, considerati a torto più pericolosi di altri, erano destinati a un campo d'internamento in Canada. Ma il transatlantico fu affondato da un sottomarino tedesco al largo delle coste irlandesi la mattina del 2 luglio 1940, perché scambiato per una nave da guerra.

La professoressa Terri Colpi, ricercatrice della St, Andrews University e massima esperta della storia della comunità italiana nel Regno Unito, in collegamento diretto dall'Inghilterra, ha parlato invece delle novità che si preparano in Gran Bretagna in vista delle celebrazioni per l'85° anniversario della tragedia. Verrà pubblicato un libro, di cui lei è la curatrice: ha anticipato che, alla luce di nuove ricerche, saranno leggermente ritoccati i dati che riguardano l'elenco degli imbarcati italiani sulla nave. Il dato che diventerà definitivo è di 707 imbarcati (prima erano 712), di cui 89 erano piemontesi, e di 442 vittime (446 in precedenza), di cui 64 piemontesi (prima erano 60). Esiste un progetto per un monumento nazionale alle vittime dell'Arandora Star in Inghilterra, che affiancherà quelli già esistenti in Scozia e in Galles. Infine, Terri Colpi ha trattato la sensazionale identificazione di Francesco D'Inverno, avvenuta a distanza di 83 anni in un cimitero scozzese, poche settimane fa, e di cui hanno anche dato notizia alcuni quotidiani italiani.

La terza relazione è stata tenuta dal giornalista Pier Lugi Previ, che ha presentato al pubblico un ritratto di Günther Prien, il sommergibilista tedesco che affondò non solo l'Arandora Star ma che è soprattutto noto per l'affondamento della nave da battaglia britannica HMS Royal Oak ancorata nella base navale di Scapa Flow, nelle isole Orcadi.

Alessandro Cardinali, membro della Consulta degli Emiliano-Romagnoli nel Mondo, che è organo della Regione Emilia Romagna, e Giuseppe Conti, in qualità di presidente del Comitato pro Vittime dell'Arandora Star di Bardi, hanno illustrato l'esperienza dell'Emilia Romagna, che è purtroppo la prima Regione italiana per numero di vittime sull'Arandora Star, per mantenerne vivo il ricordo in comunità appenniniche che sono state da sempre terra di emigrazione. Giuseppe Conti ha poi letto il messaggio commemorativo di Sergio Mattarella, che la Presidenza della Repubblica diffuse il 2 luglio 2020, in occasione degli 80 anni di questa che è la più grave tragedia per numero di vittime nella storia dell'emigrazione italiana.

La seconda parte è stata aperta con grande competenza dallo storico torinese Giancarlo Libert, in rappresentanza de I Marchesi del Monferrato, che ha fatto un interessante confronto sulle cifre degli emigrati italiani in Gran Bretagna, con particolare riferimento al Piemonte, nel 1881 e nel 1927. Preziose testimonianze dal territorio sono state l'oggetto delle relazioni di Luigi Sergio Ricca, sindaco di Bollengo (9 vittime), e di Lino Pettazzi, sindaco di Fubine (6 vittime), che hanno spiegato il difficile recupero della memoria nei due Comuni che, in Piemonte, hanno avuto il più alto numero di vittime sull'Arandora Star.

A Bollengo esiste già un monumento per ricordarle e Lino Pettazzi ha annunciato che si sta pensando di inaugurarne uno anche a Fubine, in occasione dell'85° anniversario.

Romeo Broglia (Comitato pro Vittime Arandora Star) ha illustrato alcuni progetti in cui sono state coinvolte le scuole e, soprattutto, ha raccontato il toccante abbraccio che si scambiarono a Liverpool, anni fa, l'ultimo sopravvissuto dell'Arandora Star, il friulano Rando Bertoia, con l'ultimo soldato di guardia allora ancora in vita. In finalissima i saluti di Luciana Genero, vicepresidente dell'associazione Piemontesi nel Mondo e vicesindaco di Frossasco, che ha sottolineato il terribile destino di questi piemontesi che avevano fatto fortuna all'estero e a cui la guerra, da un giorno all'altro, tolse tutto, compresa la vita.

 Il convegno era patrocinato dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Casale Monferrato e organizzato dal Centro Studi Val Ceno, dal Comitato pro Vittime Arandora Star e dal Circolo Culturale I Marchesi del Monferrato.

FOTO. Il tavolo dei relatori nella parte finale del convegno (f. Luigi Angelino)