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Un viaggio attorno alla Torre Civica

“Luogo del Cuore” nel referendum di Orizzonte Casale

 

 Un viaggio attorno alla Torre Civica “Luogo del Cuore” di Casale Monferrato, scandito alla sua ombra da testimonianze appassionate e coinvolgenti, si è svolto venerdì 2 ottobre nel salone del Senato della Biblioteca Civica “G. Canna”, grazie alla  ospitalità del Comune e del direttore Luigi Mantovani, che ha accolto l’evento.

Un evento ideato dall’associazione Orizzonte Casale, con la sinergia dei volontari. Il titolo “A l’ombra d’la Tur” si è ispirato a una poesia in dialetto ritrovata dalla socia di Orizzonte Salvatrice Ragusa tra i ricordi del marito Giorgio Rossi che fu appassionato cultore della sua Casale.

Perché candidare la Torre Civica come Luogo del Cuore? È la domanda che si pone all’inizio dell’incontro, cui segue la risposta “Perché è il simbolo di Casale Monferrato”. Lo è diventata dal Cinquecento, da quando i Marchesi del Monferrato hanno arricchito l’antica Torre, innalzandola a superare ogni edificio urbano, con un coronamento di grande impatto. Introduce così l’argomento Sergio Cabella di Orizzonte Casale. 

Da allora in tutti i quadri, le stampe e le foto antiche e moderne la Torre svetta sul panorama cittadino ed è il monumento che identifica Casale Monferrato.

La parte superiore, con la loggetta ottagonale e il cupolino ornato da delfini, per via dell’altezza è fuori dalla portata visiva e l’accesso è interdetto ai visitatori. Orizzonte Casale propone, per fruirne la vista, la realizzazione di una serie di foto o video dettagliati. Con i voti del “luogo del cuore” si potrebbe pensare ad un progetto. 

La chiara e appassionata analisi del percorso di ricerca storica e architettonica sulla Torre di Antonella Perin, presidente di Arte e Storia, ha poi sollecitato la curiosità e l’interesse dei presenti sul Monumento, facendolo riscoprire sotto una nuova luce.

Nel suo intervento l’architetto Antonella Perin ha rilevato come la Torre Civica abbia una ridotta bibliografia e che ricerche documentarie siano ancora in corso.

Antonella Perin propone quattro punti per allargare il discorso della ricerca. Il primo punto: perché la Torre Civica di Casale non era annessa al Palazzo comunale, come avveniva solitamente nel Medioevo? Nel caso di Casale la Torre era invece annessa a una chiesa. Possiamo ipotizzare l’uso del campanile di Santo Stefano come luogo di vedetta e che il protrarsi di questo uso che ne avesse poi definito il ruolo di Torre civica.

Quando il suo significato cambia da religioso a civico? Questo il secondo quesito. Spesse volte nel Medioevo i campanili avevano una doppia funzione. Gli statuti trecenteschi ricordano che il campanile di Sant’Evasio e quello di Santo Stefano erano luoghi di avvistamento utilizzati dal Comune. Se i Paleologi, a seguito del radicamento del loro potere in città decisero di intervenire sulla Torre, significa che già a inizio‘500 la struttura veniva riconosciuta come Torre del Comune.

Un altro tema da sviluppare è a quale architettura si fece riferimento quando si decise la forma da attribuire al coronamento della Torre. Un quesito a cui è difficile trovare una soluzione, in mancanza purtroppo di una documentazione.

L’ultima domanda, conclude Antonella Perin: la Torre civica che noi oggi vediamo quanto corrisponde all'immagine che gli venne data in Epoca Paleologa? La ricerca si propone di  ricostruire anche gli innumerevoli lavori e restauri che hanno interessato la Torre in epoca moderna e contemporanea.

L’intervento successivo di Silvana Mossano, giornalista e scrittrice, ci offre l’emozione delle vicende umane narrate nel suo ultimo romanzo “Quando si fa la luna piena”, sulla cui copertina campeggia proprio la Torre Civica di Casale illuminata dalla luna a vegliare la Città ed i personaggi del romanzo. Ma il protagonista principale del romanzo è il paesaggio di cui Silvana Mossano propone un brano, con una suggestiva rilettura del paesaggio del Po e della vita sul fiume. 

Mosano racconta alcuni aneddoti del suo legame con la Torre, ed in particolare afferma: “La Torre è mia. Non è di mia proprietà. Cioè, non c'è un atto notarile in cui ci sia scritto che la Torre civica di Casale Monferrato è di proprietà di Silvana, ma è in mio possesso. Ed è nel pieno possesso di ciascuno di voi. È mia perché la possiedo. È mia perché ci posso leggere le ore tutte le volte che voglio. È mia per sentirmi a casa e anche per sentirmi orgogliosamente rappresentata quando transito all'ombra della Torre”.

“A l’ombra d’la Tur”, dice Sergio Salvi, proprio come deve essersi sentito un musicista casalese, Mario Ferotti, che compose quei versi e li musicò. Mario Ferotti è conosciuto perché è stato il direttore di una band, allora si chiamavano orchestrine, di sette elementi, che si chiamava Gold Star.

In realtà la Gold Star non è durata tantissimo, ma è stata la colonna sonora che ha suonato dopo la guerra. Quindi in un momento di risurrezione dopo le macerie. Ma Mario Ferotti era un grande musicista, un compositore sopraffino, uno strumentista veramente bravo, ha scritto canzoni e nel 1965, anzi, dal 1964 al 1965, insieme al direttore didattico, professor Franco Sanlorenzo, compose una operetta che si intitola “L'erba del cuore è candida”. Un'operetta didattica, nel senso che lo scopo dell'operetta era quello di insegnare agli alunni delle scuole a cantare, a ballare e a recitare.

La prima esecuzione di questa operetta fu rappresentata al Politeama, lunedì 31 maggio 1965 interpretata da 200 ragazzi delle scuole elementari di Casale, con ricca scenografia e costumi forniti da sartorie specializzate di Milano e alla presenza delle autorità. Al termine, il coro di 40 bambini, fra cui lo stesso Sergio Salvi, aveva intonato “A l’ombra d’la Tur”.

Sergio Salvi ha quindi concluso l’incontro di venerdì scorso con le note di “A l’ombra d’la Tur” in una applaudita esecuzione personale.

Continua la raccolta voti per la Torre Civica “Luogo del Cuore” FAI presso i Monumenti durante “Casale Città Aperta” nel prossimo weekend del 10 e 11 ottobre.