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Castelli scomparsi, di Aldo Timossi (6)

Mede, Tortorolo, Pieve del Cairo, Pomaro

Un ultimo giro per la Lomellina, prima di attraversare il Po, puntando il castello di Pomaro.

E’ l’8 agosto 1164, quando l'imperatore Federico I concede a Guidone, Goffredo e Ruffino, Conti Palatini della Lomellina, ogni giurisdizione e diritto, privilegi, possessi, dazi, regalie, immunità, giurisdizioni nel feudo di Mede e di altri centri lomellini. Per molti secoli sarà sempre nelle mani delle varie linee delle stessa famiglia, pur con cognomi diversi. Negli stessi secoli il paese cresce, nascono chiese, palazzi, addirittura tre castelli. Fino ad arrivare al 1985 con l’arrivo del titolo di Città.

Il maniero più conosciuto, è il Sangiuliani, dal nome dei feudatari di inizio ‘700. Dopo gli ultimi rifacimenti, negli anni Venti del secolo scorso, della struttura trecentesca resta “un piccolo fronte neogotico con loggetta, incorniciato da una sorta di torre merlata che si affaccia sulla piazza Repubblica, l'antica Piazza Giaretta”. Difficile anche immaginare il disegno iniziale, stravolto da “centinaia di anni di demolizioni, ricostruzioni, restauri, ristrutturazioni”, così si legge nel sito web del Comune, che nel 1985 ne ha acquisito la proprietà, trasformandolo in sede della Biblioteca comunale e dei Musei civici. Significativa è la base scarpata della costruzione, specchio della sua origine militare. Ben salda una torre merlata, ricostruita però nei primi anni del ‘900 sulla base di una preesistente, abbattuta perché pericolante.

E’ un pallido ricordo anche il secondo castello: pochi resti quattrocenteschi nei sotterranei di un’abitazione privata, che danno però l’idea di una costruzione abbastanza importante. Nella frazione Tortorolo, lungo la strada per Pieve del Cairo, tra Sei e Settecento varie modifiche hanno interessato il castello trecentesco, oggi ben conservato. All’impianto medievale si sono aggiunte “varie finestre e il rifacimento del coronamento della torre, sopra l'apparato a sporgere”. Di fatto, con il passare dei secoli, venute meno le esigenze militari, ha perso progressivamente la funzione difensiva, trasformandosi in residenza rurale e poi cascina fortificata.

Ben si attaglia al Comune di Pieve del Cairo, lo stemma con il castello e la torre merlata. Possiede infatti uno dei più imponenti esempi di architettura fortificata della provincia pavese, il castello Beccaria, dal nome di una delle prime famiglie che lo abitarono. Secoli orsono struttura difensiva, oggi destinata a residenza e agriturismo.

Situato al centro del paese, ha impianto quadrangolare, con torri agli angoli e ampio cortile interno. La costruzione originaria risalirebbe al XII secolo, ricostruita e ampliata - probabilmente ad opera dei Visconti - nel Trecento. Ulteriori modifiche e aggiunte nel ‘600 e ‘700. Per ricostruire visivamente il vecchio aspetto, occorre intanto immaginare il fossato esterno, con tanto di ponte levatoio e di ponticello pedonale. E’ poi necessario “cancellare” le altane e gli archi a sesto acuto aggiunti alle torri d’ingresso nel Seicento/Settecento. All’interno. Fingiamo di non vedere i “caratteri dell’architettura civile tardobarocca”, sostituendoli con le meno eleganti ma più robuste linee dell’edilizia medievale.

Sarebbe però sbagliato pensare a stravolgimenti, come nel caso di altri manieri. Il FAI, soggetto che di architettura se ne intende, non ha dubbi: “nella sovrapposizione di forme, dai resti originali del XII secolo alle edificazioni viscontee, delle innovazioni barocche a quelle neoclassiche, rappresenta un magnifico esempio di linguaggi architettonici che nel corso dei secolo si sono fusi armonicamente, nel ricco contesto della campagna lomellina”.

Se i borghi prossimi alla Sesia e al Po si fortificano e incastellano per guardarsi anche dalle mire dei marchesi Monferrini, dall’altra parte della frontiera, sulla sponda destra del Po, i paesi del Casalese fanno altrettanto. Devono guardarsi dal duplice nemico, Vercelli e Milano.

Il posto di guardia più vicino al possibile fronte è Pomaro, nella cui storia c’è un terzo nemico, Pavia, e deve buttare un occhio anche ad Alessandria! La prima struttura fortificata viene realizzata sul colle, dagli Aleramici o dal marchese di Occimiano, la paternità è incerta. Niente a che vedere con la “fortissima rocca tanto di sito quanto di mura” descritta da Leandro Alberti (“Descrittione di tutta Italia e isole”) nella seconda metà del ‘500, nemmeno dalla “massa nerastra ed antica, dalle torri merlate, del castello” vista dal Niccolini tre secoli dopo. Si tratta ancora di un recinto munito di difese, in cui è inclusa verosimilmente parte dell’abitato. Nel punto più alto può esserci la dimora di chi esercita il potere, “elemento destinato, attraverso una trasformazione che forse è già in atto, ad essere ampliato, potenziato e a diventare la struttura militarmente preminente”.

Parzialmente distrutto fra il 1198 e il 1199 dai Vercellesi, è ricostruito dai marchesi di Monferrato, che non possono fare a meno di un avamposto importante per la difesa della parte più meridionale del marchesato. In effetti per un paio di secoli è teatro di confronto tra monferrini e milanesi, ma resta quasi del tutto indenne. I guai arrivano nel 1638/39, quando le truppe di Spagna percorrono il Piemonte scontrandosi con Francesi e Savoiardi. Durante un ritirata oltre il Po, gli Spagnoli “danno il guasto al castello di Pomaro”. Di fatto il maniero è ridotto alla rovina, tanto che qualche decennio più tardi le notizie indicano una ricostruzione, nelle forme quali sostanzialmente ancor oggi si presentano.

Oggi, accanto al “nuovo” castello restano a Pomaro alcune testimonianze dell’antica fattura. In particolare, restaurato in tempi recenti, un tratto del robusto muro difensivo, “pregevole manufatto del XII-XIII secolo che incorpora l’unica superstite, a pianta circolare, delle sette originarie torri”.

aldo timossi (6 - continua)

FOTO. Tortorolo