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La Collina UNESCO oltre la cartolina

Camagna: successo per il corso su paesaggio e turismo delle radici

Partecipazione e qualità degli interventi hanno caratterizzato il corso «Interpretare la Collina UNESCO. Comunità, paesaggio e turismo delle radici tra cambiamento climatico e nuove narrazioni territoriali», svoltosi sabato 10 ottobre nel Salone della Pro Loco di Camagna.

Un appuntamento di formazione continua per i giornalisti, che ha saputo coinvolgere temi di interesse concreto anche per sindaci, amministratori locali e operatori turistici, chiamati a confrontarsi con le trasformazioni del Monferrato e delle aree collinari.

Il filo conduttore della mattinata è stato chiaro: un territorio non può essere raccontato soltanto attraverso vigneti, borghi e campanili. Dietro la cartolina ci sono comunità, migrazioni, lavoro, memorie familiari e prospettive di sviluppo. E proprio da qui può partire una nuova idea di attrattività.

L’antropologa Caterina Angela Agus ha invitato a considerare il paesaggio come «tempo diventato visibile»: non soltanto natura e architetture, ma anche saperi, muri costruiti e ricostruiti, persone partite e legami che continuano a vivere attraverso fotografie, cognomi, lettere e racconti. Il riconoscimento UNESCO, ha sottolineato, riguarda un paesaggio trasformato nei secoli dall’uomo. La sfida è dunque proteggerlo senza pretendere che rimanga immobile, interrogandosi anche su chi abbia il diritto di raccontarlo e decidere che cosa conservare.

Il turismo delle radici ha trovato spazio negli interventi di Samuel Piana, giornalista, economista e socio fondatore della Cooperativa Radici Piemontesi ETS, di Vanessa Romei, travel designer, e di Barbara Albis, Product manager in materia di turismo delle radici, tradizioni e produzioni locali, che ha approfondito il progetto TASTE. Chi torna nei luoghi d’origine dei propri antenati non cerca necessariamente monumenti celebri: può desiderare una casa, un registro parrocchiale, una piazza o semplicemente qualcuno capace di condividere una storia familiare. È un viaggio insieme fisico ed emotivo, che richiede ricerca genealogica, collaborazione tra Comuni, archivi, parrocchie e Pro loco, oltre a un’accoglienza attenta e consapevole.

Il progetto TASTE lavora proprio sul collegamento tra memoria migratoria, aziende agricole ed enogastronomia, con l’obiettivo di trasformare le radici in un’opportunità per le comunità. Un pubblico potenzialmente prezioso anche perché interessato a esperienze personalizzate, prodotti locali e soggiorni non necessariamente legati alla stagione turistica.

Marco Bussone, presidente nazionale Uncem, ha richiamato invece l’attenzione sulle politiche territoriali e demografiche, mettendo in guardia dall’uso indiscriminato della parola «spopolamento». Per comprendere davvero le difficoltà di colline e montagne occorre leggere i dati, distinguere i fenomeni e ascoltare le richieste delle persone: servizi, scuole, sanità, assistenza e welfare.

A completare il quadro, don Fabrizio Casazza, giornalista e docente, ha approfondito il pensiero della Chiesa sulla cura del creato, richiamando l’enciclica Laudato si’ di papa Francesco. L’ecologia integrale, ha spiegato, non è soltanto una questione tecnica o ambientale, ma riguarda il modo in cui l’essere umano concepisce se stesso e le proprie relazioni con il mondo.

La mattinata ha così intrecciato giornalismo, antropologia, economia, agricoltura e riflessione etica, mostrando quanto la formazione possa diventare uno strumento utile anche fuori dalle redazioni. Per raccontare e amministrare il Monferrato di domani serve infatti uno sguardo capace di tenere insieme tutela del paesaggio, memoria, servizi e nuove occasioni di sviluppo.

 

 

Luca Beccaria