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“Infanzia di un cardinale”

La somiglianza tra Maris e suo fratello Carlo Maria è notevole. Il loro cognome è Martini e Carlo Maria è stato il cardinale arcivescovo di Milano dal 1979 al 2002. Giovedì pomeriggio, in Filarmonica, Maris Martini ha presentato il suo libro “Infanzia di un cardinale” (edizioni Ancora). A dialogare con lei, dopo l’introduzione di Serena Monina, il vescovo emerito di Mondovì Luciano Pacomio.

Pacomio, ex-allievo di Martini, ha voluto evidenziare il contesto familiare propizio di Martini anche alla luce dell’esperienza personale («sono stato a suo contatto dal 1966 al 1980») e ricordare «l’unicità di una persona che ha unito timidezza elegante a forme di raffinata ironia inglese: con le parole sapeva scorticarti».

La sorella Maris ha poi ricordato la vocazione del fratello («Mamma lo sapeva, per lei era un coronamento avere un figlio gesuita; il papà sapeva niente»), la sua passione per gli studi biblici («In casa non c’era la Bibbia, andò a cercarla per Torino e se ne innamorò») e l’approdo alla docenza, ricordata anche da Pacomio: «Gérard Rossé lo definiva “il migliore del Biblico”. Giovanni XXIII obbligava tutti al latino: Martini aveva un latino ciceroniano».

Maris Martini ha anche rimarcato l’apertura ecumenica e conciliare del cardinale rintracciabile nelle sue amicizie con Laras, svariati rabbini e luterani: «La verità è nella continua ricerca, non nell’“è così e basta”». Infine molti episodi di vita vissuta, come quando, a Milano, «volle entrare nelle carceri: non andò per motivi di sicurezza, ma nell’83/84 arrivarono in vescovado due borse piene di armi di brigatisti che si arrendevano. Si arrendevano a lui, non alle autorità civili, consegnando le armi».

m.ros.