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Coaloa ad Asti Fest
Martedì alle 18
Il volume del regista di Asti Giuseppe Varlotta "Gli spazi del Novecento" (L'Erudita) è fondamentale per i cinefili e non solo. La prefazione è di Paolo Conte. A presentarlo, nella rassegna A.S.T.I. FEST 2022 “Territori di Prossimità” è lo storico, critico letterario e scrittore Roberto Coaloa. “Books” è il ciclo d’incontri ormai classici del fuoriFEST, il percorso di avvicinamento al Festival dell’Architettura di maggio, giunto alla sua quarta edizione. L’appuntamento è martedì 10 maggio, presso il Centro Culturale FuoriLuogo in Via Govone 15. Alle ore 18 All’incontro sarà proiettato anche un book trailer del volume di Varlotta realizzato dagli studenti del Liceo Artistico di Asti.
Ospitiamo un intervento del nostro collaboratore Roberto Coaloa, che nell’incontro di Asti ricorderà il lavoro di Varlotta in Monferrato, la grande sorpresa a Moleto di trovare, nelle vesti di attore, il Maestro Mario Monicelli e proporrà con il regista astigiano un dialogo serrato su due grandissimi film: “Orizzonti di gloria” (1957) di Stanley Kubrick e “La grande guerra” (1959) di Monicelli.
Varlotta, nel 2004, portò Mario Monicelli a Moleto per girare un cortometraggio. Si tratta del suo primo corto in pellicola dal poetico nome “Nanà”, dove il piacere di raccontare il mondo arcaico e fantastico si coniugano alla passione di descrivere le colline piemontesi attraverso - la pittura - e il proprio personale punto di vista. Il cast di "Nanà" è formato da Bebo Storti e Felice Andreasi ed è impreziosito da Monicelli, nelle vesti di attore, e dalla presenza degli abitanti di Moleto in alcune scene corali, come quella del mercato del borgo, dove possiamo notare la figura imponente di Mario Barberis. Nel 2004, in un freddissimo mese di febbraio, fu bello vedere Monicelli, alle sette del mattino, bere con gusto il vino monferrino: un “Procchio” di Cave di Moleto. Varlotta, tra le altre cose, riuscì a girare in maniera old style il film, rinunciando al digitale, grazie all’ospitalità di amici e cavalieri antichi, come Bernard Glénat, che accolse l’intera troupe a Moleto. Con i soldi risparmiati grazie all'ausilio prezioso di "Berni", Varlotta fece un film alla vecchia maniera, inviando poi la “pizza” a Venezia, dove con “Nanà” vinse il "Premio Cinema Italiano Diamanti al Cinema Cinecittà Holding Mostra del Cinema di Venezia 2005" e poi la "Special Mention for Artistic Achievement at MIFF 2005".
Varlotta con il libro Gli spazi del Novecento (L’Erudita), pone ora un quesito particolare «In che modo lo spazio reale contamina l’architettura cinematografica?». Da questa stessa riflessione è nato il volume: un’attenta ricerca sulle sequenze di montaggio attraverso la rassegna di alcuni capolavori cinematografici, in particolare La Grande Guerra di Mario Monicelli.
Varlotta analizza i movimenti della macchina da presa mettendo in luce l’importanza di elementi architettonici come la finestra, che diventa veicolo di emozioni profonde e diverse e il paesaggio valutato anche sotto l’aspetto tecnico delle luci e del montaggio. All’interno dell’opera la stessa tesi di Varlotta è supportata da interviste esplicative a maestri del cinema quali Mario Monicelli, Suso Cecchi D’Amico, Giorgio Arlorio e Lucio Pellegrini che discorrono sull’apporto spaziale dato all’architettura al cinema fin dai suoi esordi, costituendo talvolta la sintassi del film e trasformandosi così in una vera e propria attrice. Suso Cecchi D’Amico regala un aneddoto sulla nascita del neorealismo, mentre il regista Lucio Pellegrini racconta del fascino “folle” dell’architettura fascista. Proprio dall’incontro-intervista con Giorgio Arlorio, Varlotta fa un percorso eccezionale sulla storia del grande cinema italiano del Novecento e le sue “visioni”. Arlorio è stato uno sceneggiatore, noto soprattutto per le sue collaborazioni con i registi Sergio Corbucci e Gillo Pontecorvo, di cui Varlotta è un grande estimatore.
FOTO. Monicelli a Moleto con la troupe del regista Varlotta. Eravamo nel febbraio 2004.






