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Prelati monferrini di Aldo Timossi -77-
Mattia Vicario, da Fontanetto Po, vescovo a Saluzzo e Novara
Monsignor Mattia Vicario, sulla cattedra di Saluzzo e Novara, è il terzo vescovo che la piccola comunità di Fontanetto Po ha dato alla Chiesa, dopo Gerolamo Miroglio a metà ‘600 (V. Monferrato 10.9.2024) e Giovanni Negri inizio ‘800 (V. Monferrato 10.1.2025).
Mattia nasce il 10 Aprile 1849 da Giacomo e Domenica Pavia, “poveri ma onesti ed operosi contadini”. Frequenta l’asilo infantile, gestito dalle suore di San Vincenzo. Nel successivo triennio della scuola comunale si comporta “con tanta diligenza, che nei saggi degli esami, riportò sempre il primo premio”. Un germoglio di vocazione sacerdotale spunta già in questi anni: “quasi presago del proprio destino, si divertiva a disegnare mitre e pastorali”. Il prevosto don Giuseppe Rossi intuisce qualcosa, non accetta l’idea che le “belle doti di mente e di cuore del piccolo Mattia” siano limitate alla pur dignitosa vita tra le risaie.
Nel 1858 lo accompagna a Torino, destinazione Piccola Casa della Divina Provvidenza. Qui frequenta il seminario fondato per ospitare i giovani di famiglie povere, detto dei “Tommasini” perché posto sotto la protezione di san Tommaso d’Aquino. Proseguendo gli studi, svolge anche l’attività di insegnante di latino e retorica nelle classi inferiori. Un aiuto gli arriva dalla gente di Fontanetto, come ricorderà da vescovo: “Se mi sono elevato alla vescovile dignità, lo devo in parte all’obolo della carità dei miei conterrazzani”.
Nel 1871 è chiamato in diocesi, a Vercelli. Conclude gli studi teologici nel seminario arcivescovile. Il 16 marzo dell’anno seguente è consacrato presbitero dall’arcivescovo Celestino Fissore.
Vince l’importante posto di canonico teologo della cattedrale. Pochi mesi per conseguire a Roma la laurea in teologia, quindi inizia a svolgere il ministero sacerdotale. Per oltre un ventennio - scriverà nella necrologia il “Bollettino salesiano” dell’aprile 1906 - “fu oratore vivace, popolare ed elegante; compreso dell'efficacia della buona stampa, nel 1875 fondò il settimanale cattolico “La Metropoli Eusebiana”, ma le cure del giornale non lo trattennero dagli esercizi fruttuosi del ministero che amò teneramente, attendendo indefesso all'amministrazione dei sacramenti, al pulpito, e all'assistenza dei moribondi”. Al tempo stesso, dimostra “attitudine particolare ai più delicati uffici, intuizione chiara nelle più difficili questioni”. Nel luglio 1891, un regio decreto approva la nomina pontificia al cantorato maggiore del capitolo di Sant’Eusebio.
E’ preconizzato vescovo di Saluzzo da papa Leone XIII nel concistoro del 18 marzo 1895. Un periodo di esercizi spirituali nel convento dei Domenicani di Trino, quindi la consacrazione nella cattedrale di Vercelli, il 28 aprile, da parte dell’arcivescovo Lorenzo Pampirio. Sulla strada per Saluzzo c’è un grosso ostacolo: l’exequatur, l’approvazione da parte del Governo. Dai tempi di Porta Pia i rapporti Stato-Santa Sede sono tesi, ai cattolici “non expedit”, non conviene, non giova partecipare alle elezioni politiche, il premier anticlericale Crispi fa le bizze. Nel marzo ’96 con il nuovo governo del di Rudini, arriva il via libera. Il 21 marzo 1896, il “Vessillo di sant’Eusebio” annuncia “l'exequatur alla bolla pontificia in favore di mons. Vicario, (…) Crispi per ostinazione, per libidine di prepotere, per sete di vendetta contro il Pontefice, non si era peritato di commettere una ingiustizia ripugnante e delittuosa”.
Monsignor Vicario fa il solenne ingresso il 19 aprile 1896. Arriva da Torino con tram speciale, breve tragitto in macchina, quindi il corteo, “in elegante baldacchino, verso il duomo che rigurgitava di popolo, avido di udire il suo novello pastore”. Il cronista del “Vessillo” ricorda il momento della benedizione: “Era apparso come oppresso, sentiva l’enorme peso dell’episcopato, (…) più non potè trattenersi e lasciando libero sfogo alla piena delle consolazioni che sentiva e dei timori che provava, anch’egli lacrimò, destando nei presenti un fremilo di gioia e di dolore”.
Il programma, evidenziato dalla prima lettera alla diocesi, si concretizza nei successivi mesi nello spronare i diocesani allo studio del catechismo e nell’insistere per l’insegnamento della religione nelle scuole cittadine. Già nel 1897 inizia la prima visita pastorale in quasi cento parrocchie di 72 comuni. Consacra nuove chiese a Villar Bagnolo, Tarantasca, Famolasca Bibiana, Sanfront. Favorisce l’attività di una casa di spiritualità sulla collina di Verzuolo, migliora il seminario maggiore e fa iniziare la costruzione di una nuova ala per quello minore (ex convento di sant’Agostino). Accoglie il ritorno dei Francescani a San Bernardino di Saluzzo. Nel 1899, in ossequio alla costituzione apostolica “Ubi primum”, “ordina a tutti i parroci di procurare, se ancora non vi è, l’erezione della Confraternita del Rosario”.
Approssimandosi il giubileo del 1900, seguendo l’invito del Papa consacra a Cristo Redentore il Monviso, sulla cui vetta viene collocata nell’agosto 1896 una grande croce. Nel gennaio 1897 fonda il settimanale “Sale e Luce”, dal 1919 “Corriere di Saluzzo”. Guida due pellegrinaggi diocesani a Roma nel 1900 e nel 1902. Attivissimo in diocesi e fuori diocesi, dialoga con i fedeli attraverso ben 29 lettere pastorali, l’ultima delle quali dal titolo “Amiamoci”, rivela e conferma la sua volontà di carità.
Sta iniziando la seconda visita pastorale, quando arriva per Vicario (da poco insignito della commenda dell’Ordine Mauriziano) la nomina a vescovo di Novara. E’ il 16 dicembre 1901. Anche stavolta deve aspettare molti mesi per l’exequatur. Solamente il 19 ottobre 1902 si realizza il solenne ingresso nella diocesi di san Gaudenzio. Il primo saluto ricalca le parole dell’entrata a Saluzzo: quando il Papa chiama “un modesto sacerdote a fargli da cooperatore nell’episcopale ministero, il timore e il tremore cadono su di lui”; poi gli ricordano che “il Papa lo vuole, dunque Dio lo vuole, rassegnati e obbedisci, e l’eletto risponde colla semplice parola: obbedisco”!
A dispetto del “timore-tremore”, Vicario si rivela pastore deciso, estremamente attivo, attento alle novità che stanno nascendo fuori dell’episcopio. E’ l’epoca del cosiddetto modernismo cattolico, movimento di riforma che mette in discussione alcuni principi base della Chiesa, patrocinato da una minoranza del clero e del laicato cattolici. Ancor prima della condanna da parte di Pio X (enciclica “Pascendi” del 1907) l’allarme è nelle pagine di una lettera collettiva diffusa nel dicembre 1905 dai vescovi del Piemonte, quasi certamente scritta per delega dal vescovo di Novara.
In poco più di tre anni, rivela il proprio attivismo. Visita una novantina di parrocchie, è fondatore del “Piccolo Credito Novarese”, promuove l’attività dell’”Unione Editrice”, favorisce la nascita del periodico “Azione” e la trasformazione da liberale a cattolico del “Monte Rosa”, scrive ben 22 lettere pastorali, migliora l’istruzione del clero nel seminario maggiore, potenzia le opere di assistenza, sviluppa le opere per la Protezione della giovane e per le Chiese povere. Il carattere dolce e paterno, unito alla grande carità e complice l'ampia e paciosa figura - ben espressa nel ritratto che l’Ufficio Beni culturali Diocesi di Novara ci ha cortesemente fornito - fanno si che Monsignor Vicario sia particolarmente amato dai novaresi
Domineddio lo chiama a sé la mattina del 5 marzo 1906. Aveva superato un forte attacco d’influenza, ma il cuore ne ha sofferto. La sera prima della morte, ad un conoscente confessa “è l’ultima mia malattia”. Per sua espressa volontà è sepolto davanti all'altare nella chiesa del cimitero urbano. Lo scultore novarese Benvenuto Pirrotta realizza per la tomba una lastra di bronzo che lo raffigura con solenni paramenti episcopali; per evitare che nel tempo il calpestio possa danneggiarla, è oggi fissata sulla parete a sinistra entrando nel tempio.
aldo timossi
FOTO- Cartolina dell'ingresso vescovile a Novara.
77- ultimo pubblicato: Igino Bandi, da Zeme, vescovo a Tortona (mart. 6 genn.), prossima e ultima pubblicazione Badini-Confalonieri.






