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Conversando con un telefono vintage..

La mostra di Paolo Bellon al Castello

 

Col taglio del nastro da parte del sindaco Emanuele Capra è stata inaugurata sabato al Castello -manica lunga- la mostra “Time to Be” dell’artista Paolo Bellon dedicata al rapporto tra pensiero critico etico ed estetico, trasformazione individuale o crescita del “se” e contemporaneità del linguaggio visivo.

Bellon è originario di Trivero, conosce bene il Monferrato (moglie di Trino, ndr)

Come ha spiegato Bellon alla inaugurazione  il percorso è un "risultato del proprio cambiamento": le opere visive sono la proiezione materica o concettuale di un profondo e ricercato pensiero etico che vede nel lavoro finale non una risposta ma il tempo del dubbio, attraverso immagini create anche con l’intelligenza artificiale.

Lo individuiamo nell’opera "Giochi proibiti” dove notiamo un bambino, o almeno i suoi piedi su un carro armato giocattolo, un immagine molto contemporanea dove il non gioco prevale sulla condizione paradossale normalità della guerra vista come situazione quotidiana dove l’immagine non racconta solo la guerra come tragedia, ma anche quella che si insinua e noi siamo messi nella fragilità di assistere senza poter reagire ad una situazione ingiusta nasce una consapevolezza a difendere il diritto di vivere.

Il progetto–mostra di Bellon prosegue accompagnandoci in un percorso che usa l’arte come strumento di indagine critica che in qualche modo ci sollecita ad avere un nostro pensiero per poter attivare nel quotidiano piccoli fondamentali cambiamenti per riscoprire che la bellezza non è solo decorazione capacità di vedere oltre, senza cercarla lontano ma davanti e dentro di noi, non è un lusso è necessità, come la verità.

L’artista ci domanda “Che cosa merita davvero la nostra attenzione? Il tempo va riempito. Va abitato...".

Suggestive le opere “Osservare” dove uno sguardo esplode in un cromatismo informale riprodotto dall’intelligenza artificiale o “ Scegliere” dove un uomo passeggia sotto un muro di freccie a più direzioni.

Tra le installazioni “Matrix” dove un telefono vintage ci attira a rispondere e dall’altra parte inizia una conversazione filosofica che arriva dall’infinito del tempo che contrasta con le violente chiamate commerciali contemporanee.

Nell’opera “Lampade da caffè” dentro la bellezza dell’oggetto-design ci accorgiamo della ricerca del tempo fissato in un ferma immagine congelando il passaggio tra la fine di qualcosa e la possibilità di un nuovo inizio, il cambiamento è evoluzione introspettiva che nello spazio si amplia in una propria qualità estetica nuova.

La mostra prosegue sino al 29 marzo sabato e domenica 10/13 , 15/19

pgp-la