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Coaloa al «Circo Belzoni»

Sala grande del Circolo dei Lettori
Il 2020 sarebbe stato l’anno tondo per eccellenza per celebrare un grande evento dell’egittologia: il viaggio del conte Carlo Vidua in Egitto nel 1820. Duecento anni fa!
 
L’anno, però, è stato caratterizzato dall’emergenza Coronavirus e dal confinamento. Così, molti appuntamenti culturali sono stati rimandati.
 
A parlare di Vidua, tuttavia, ci penserà, come avviene spesso a Torino, lo storico Roberto Coaloa.
 
Giovedì 15 ottobre, alle 21, presso la Sala grande del Circolo dei Lettori, nel sontuoso Palazzo Graneri della Roccia in via Bogino 9, un manipolo di studiosi, autoproclamatosi «Circo Belzoni», racconterà la vita e le imprese di Giovanni Battista Belzoni, l’uomo che scoprì l’Egitto e per primo ne fu il divulgatore, con uno spirito che oggi diremmo “Social”.
 
Belzoni raccontò l’Egitto nel momento della nascente egittologia, scienza bambina, con una mostra a Londra alla Egyptian Hall nel 1821 e un libro eccezionale, pubblicato esattamente duecento anni fa, dall’editore londinese John Murray: «Narrative of the Operations and Recent Discoveries within the Pyramids, Temples, Tombs and Excavations in Egypt and Nubia; and a Journey to the Coast of the Red Sea, in search of the ancient Berenice; and of another to the Oasis of Jupiter Ammon».
 
L’egittologa Silvia Einaudi illustrerà la divulgazione della storia egizia all’epoca delle grandi scoperte di Belzoni e l’eredità del padovano; lo storico Roberto Coaloa narrerà la storia dei primi libri sull’egittologia, dai primi volumi di Constantin-François Chassebœuf de La Giraudais, conte di Volney, e di Sir William Richard Hamilton, a quelli che ispirarono Carlo Vidua, conte di Conzano, che inaugurò la moderna scrittura di viaggio; il musicista Gigi Venegoni parlerà di come la svolta “Social” del gigante padovano abbia cambiato il modo di comunicare l’archeologia e l’arte, sino ad arrivare a riflettersi nei nostri giorni con un’opera rock (Banda Belzoni, 2019, Maracash Records) e una mostra straordinaria a Padova. Modera il vicedirettore de «La Stampa» Marco Zatterin, autore del libro «Il gigante del Nilo. Storia e avventure del Grande Belzoni» (Oscar Mondadori).
 
 
VIDUA E L’EGITTO
 
Senza Carlo Vidua non ci sarebbe stato il Museo Egizio di Torino, grazie alla sua idea di proporre a Bernardino Drovetti di offrire la sua collezione al Regno di Sardegna e non alla Francia, come sembrava naturale. Il viaggiatore era appena tornato dall’Egitto e radunò a Torino il maggior numero di persone utili per finire l’affare, in particolare il padre del suo amico Cesare Balbo, Prospero, e le persone più vicine al re. Il 19 ottobre 1822, Vidua scrisse a Drovetti: «se non avessi spesso impiegato una prudente aspettazione, per poco che avessi pressé, l’affare sarebbe stato rovinato. Ella forse avrebbe trovato altri accorrenti, ma certo il Piemonte sarebbe stato privo del suo museo».
 
Cos’era successo? I moti del 1821, l’abdicazione e la morte improvvisa del re, rischiarono di far naufragare il cosiddetto “affare Drovetti”. Nonostante le resistenze del nuovo sovrano Carlo Felice, Vidua riuscì a terminare la difficile impresa: l’atto d’acquisto della collezione egizia, in favore della Regia Università di Torino, reca la data del 24 marzo 1823.
 
Basterebbe solo questo fatto – l’essere stato promotore della nascita del Museo Egizio di Torino - per rendere il nome di Carlo Vidua immortale.
 
Capolavoro fu anche il suo viaggio in Egitto, che precede tutto l’affaire. Quando il conte di Conzano arrivò al Cairo il 6 gennaio 1820 era ben preparato a quell’impresa. L’anno prima, nel febbraio 1819, aveva addirittura discusso della nascente egittologia con lo Zar Alessandro I. Si era munito, prima di affrontare il lungo viaggio in Egitto, di ben ottantaquattro commendatizie. L’affaire inizia da subito, quando Vidua, il 9 gennaio 1820, conosce Drovetti. Prosegue con un ritmo serrato.
 
Notevoli imprese fece Vidua nel tempio di Abu Simbel, dove riuscì nel marzo 1820 a disegnare gli interni, che prima d’allora erano rimasti sconosciuti, nonostante i tentativi di Belzoni, Irby, Mngles e Beechey. La stessa sorte ebbero coloro che entrarono nel monumento dopo Carlo: Cooper, John Christie e Casati nel 1821, Cailliaud nel 1822 e Rifaud durante la sua seconda spedizione ad Abu Simbel, non riuscirono a tramandarci nessun disegno per la difficoltà di entrare nel tempio, coperto dalla sabbia, per il caldo e per altre avversità. Oltre all’impresa di Abu Simbel, il viaggio di Vidua in Egitto è da notare per altri motivi: copia una trentina d’iscrizioni, rileva il piano di molti templi e spedisce in Italia una piccola collezione di antichità egizie, che comprende due steli provenienti dalla Nubia.
 
Il 15 marzo 1823, Vidua acquistò a Torino il volume di Jean-Antoine Letronne, Recherches pour servir à l’histoire de l’Égypte. La lettura di quest’opera ispirò nel viaggiatore il desiderio di radunare in un libro le sue iscrizioni antiche, che saranno pubblicate a Parigi grazie a Roberto d’Azeglio e a Letronne, coinvolto da d’Azeglio, nel 1826: Inscriptiones Antiquae a Comite Carolo Vidua in Turcico Itinere Collectae. Sul libro di Letronne, ai bordi larghi delle pagine, Vidua annota meticolosamente le puntuali osservazioni fatte dagli altri viaggiatori in Egitto prima di lui, come Belzoni, che non a caso aveva anticipato tutti, pubblicando a Londra, nel 1820, il suo best-seller Narrative of the Operations and Recent Discoveries Within the Pyramids, Temples, Tombs and Excavations in Egypt and Nubia.
 
Il 29 maggio 1827, Vidua, ritornando dal viaggio americano in Francia, tra le molte domande all’amico Roberto d’Azeglio, una manifesta la soddisfazione per il vecchio acquisto della collezione Drovetti: «COME TI PIACE IL MUSEO EGIZIO? NON HO IO FATTO UN REGALO AL PIEMONTE PROCURANDOGLIELO?».
FOTO. Coaloa e la prima edizione del volume di Belzoni (Londra 1820)