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Filarmonica: il concerto di venerdì

Iannone lavora sulle risonanze... A venerdì 6 marzo

Che cos’è un virtuoso? Se lo chiede Sergio Marchegiani nel presentare Pasquale Iannone all’Accademia Filarmonica di Casale venerdì 20 febbraio.

Nel pubblico che affolla la sala probabilmente si accende l’immagine di un tizio ieratico, con la coda del frac lunga quanto quella piano e la sicurezza di fare giusta ogni nota. Luoghi comuni, perché in effetti il segreto è del virtuosismo non è fare le cose complicate, ma farle come se fossero semplici. Iannone è elegante, ma ha l’aspetto di un signore bonario e probabilmente anche l’indole: mentre va al piano si ferma (due volte) per raccogliere programma di sala caduto dalle mani di una signora e poi si mette a suonare con la disinvoltura con cui rispira. E già che c’è canticchia pure, perché se la musica ti nasce dentro poi le mani fanno il resto.

Forse è anche per questo che il suo suono appare particolare, nei primi tre minuti dell’”Appassionata” di Beethoven, con quel tetro tema parallelo a due mani ce ne accorgiamo tutti. È vero: le corde e la meccanica del piano sono sempre le stesse, ma lui lavora sulle risonanze.

Questione di decimi di secondo nel rilascio del tasto. Il risultato è che le note, pur chiudendosi nette, acquistano uno strano vibrato. Forse un vero virtuoso e chi riesce a trasformare una mezza tonnellata di legno e ferro in un proprio riconoscibile stile.

Oltretutto, questo tocco conferisce un’estrema cantabilità, lo si vede bene nell’andante con moto, della sonata, ma anche nel “Maestoso” che chiude i “6 Momenti musicali” di Rachmaninov, scelti come terzo brano del concerto”. Nelle mani di Iannone i grandi accordi diventano un coro: più operistico nel primo caso, un vero coro russo nel secondo, perché il pianista pugliese riesce a tirare fuori dai pezzi un’anima slava che spesso lo stesso Rachmaninov dimentica. Qui sì sente l’eredita di Chopin nell’Allegretto, l’intreccio dei temi fa tanto Liszt, ma poi arrivano le grandi profondità di una cattedrale ortodossa.

Come spesso capita i bis diventano un concerto nel concerto, specie quando si concentrano su pezzi che conducono l’atmosfera verso territori adiacenti ma meno battuti. Il primo è il Preludio dell’op 63 di Anton Arensky che ebbe come allievo proprio Rackmaninov. Poi un divertente studio “En route” del compositore finlandese Selim Palmgren. “Dura solo 58 secondi” – esordisce Iannone come a scusarsi. Infine, dopo l’ennesimo applauso, il Kupelwieser Waltz di Schubert la cui dolcezza è perfetta per accompagnarci nel ritorno verso casa.

Il concerto doveva essere l’ultimo nella stagione, ma non sarà così: il 6 marzo va in scena il recupero de “La musica miracolosa” con Francesco Nicolosi e Stefano Valanzuolo, dove pianoforte e voce recitante ripercorrono la vita di Władysław Szpilman.

Alberto Angelino