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Prelati monferrini di Aldo Timossi

Giampio Luigi Devasini, nato nel 1962 da famiglia originaria di Castelletto Monferrato

 

Una vocazione tardiva ma profonda e intensamente vissuta, quella di monsignor Giampio Luigi Devasini, nato il 4 aprile 1962 da famiglia originaria di Castelletto Monferrato, da sempre incardinato nella diocesi di Casale. Il liceo, studi universitari a Genova, laurea in giurisprudenza nel 1990, qualche anno di professione come procuratore legale. Poi l’incontro con padre Angelo Bellon, presbitero domenicano di Alessandria, docente di teologia morale, una scelta di vita consacrata percepita fin dal giorno della prima Comunione, quando - è lui stesso a scriverlo - chiese al Signore la grazia di diventare un sacerdote. Durante i loro incontri, Devasini ha modo di capire che nessuno diventa sacerdote di propria iniziativa, ma che comunque in ogni momento può arrivare dal Signore la chiamata alla vita consacrata.

E’ il 1996 quando entra nel seminario di Casale, il canonico cursus di studi, quindi il baccalaureato in teologia morale (la materia della quale padre Bellon è docente a Genova) e anni dopo la licenza in teologia morale a Milano. Nel 2001 l’ordinazione diaconale, l’8 giugno del 2002 quella sacerdotale, affiancato da don Desirè Azogou, destinato dal 2021 all’incarico di Vicario generale della Diocesi, e don Kokou Jean Baptiste Tsogbetsey. Inizia il cursus del servizio pastorale: vice-rettore del Seminario Vescovile, amministratore parrocchiale di Alfiano Natta e Cardona, delegato episcopale per la vita consacrata, membro del consiglio episcopale diocesano. Quando nel 2007 monsignor Francesco Mancinelli è nominato rettore del Santuario di Crea, Devasini lo affianca come vice. Quindi, amministratore parrocchiale a Sanico, moderatore dell’unità pastorale 12 (11 parrocchie nella zona Montemagno-Calliano-Villadeati); dal 2011 al 2015, pro-vicario generale, quindi vicario generale, parroco a Pontestura, Quarti e Solonghello. Dal 2014 è canonico della Cattedrale; dal 2019 presidente e legale rappresentante di alcune istituzioni diocesane, e dal 2020 rettore della Chiesa di San Antonio a Casale. Dal 2013 è nel direttivo dell’Associazione impegnata nel restauro della chiesa casalese di Santa Caterina.

Il 10 aprile 2021 papa Francesco lo nomina vescovo di Chiavari. Lui stesso si dichiara sorpreso: “Poco più di tre anni fa ebbi sentore - cosa che non sarebbe dovuta accadere - del fatto che erano state svolte sul mio conto le indagini previste per i candidati all’episcopato. Mi agitai non poco, poi su tutto calò il silenzio e tornai sereno. Questo fino a quando il 29 marzo ricevetti una telefonata dalla Nunziatura Apostolica cui seguì il giorno dopo l’incontro col Nunzio Apostolico che mi comunicò la decisione del Santo Padre. L’agitazione tornò e questa volta decisamente più prepotente, (…) per un servizio che non ho - e chi mi conosce sa che dico il vero - in nessun modo cercato”.

A chi gli chiede che vescovo sarà: “Spero di essere un vescovo secondo il cuore di Dio, un vescovo capace di annunciare e testimoniare la gioia del Vangelo”. E aggiunge che dalla “sua” Casale si porterà in Liguria “l’amicizia e la preghiera di alcune persone buone con cui desidero restare in contatto; un’esperienza di Chiesa ad ampio raggio maturata grazie alla fiducia accordatami dal vescovo Germano, dal vescovo Alceste e dal vescovo Gianni”.

Il 29 maggio 2021 riceve l'ordinazione episcopale dal vescovo Gianni Sacchi, co-consacranti i vescovi Alceste Catella, emerito di Casale e Alberto Tanasini, emerito di Chiavari. Il giorno successivo, debutto da vescovo nelle parrocchie di Pontestura e Quarti, per il saluto. Accolto dai giovani dell’oratorio sul sagrato della chiesa di Sant’Agata, quindi concelebrazione con monsignor Claudio Cipriani, che fu parroco del paese dal 1985 al 1990, e don Georges Akotia, in Diocesi di Casale per 11 anni, fino al 2017.

Prende possesso canonico della diocesi il 20 giugno. Nel saluto alle autorità e ai fedeli, quasi un manifesto del proprio impegno: “Quanti anziani e ammalati da non lasciare soli; quante donne da aiutare ad accogliere la vita; quanti giovani con davanti a sé una strada tutta in salita a cui proporre realistici orizzonti di speranza; quante persone in cerca di lavoro o comunque in serie difficoltà economiche cui offrire una solidarietà rispettosa della loro dignità; quante famiglie in crisi da accompagnare e sostenere. Il vescovo è colui che deve confermare i fratelli nella fede, ma è anche colui che deve stare dalla parte dei più deboli e difendere sempre la causa degli ultimi. La legge del mare, ma anche quella dei poveri contadini del Monferrato insegna che non c’è essere umano che non possa essere aiutato e che non possa essere considerato nostro compagno”.

Nel motto sotto lo stemma (Partito d'argento e d'oro, alla tau al naturale sul tutto, accompagnata a destra dalla lettera M formosa d'azzurro, a sinistra dal cuore di rosso fiammeggiante) la scritta “Vestigia Christi sequi”, seguire le orme di Cristo, che così commenta: “La troviamo nella lettera di Pietro, ed è una frase molto cara a frate Francesco, la troviamo spesso nei suoi scritti, e quindi ho deciso in questo senso. Impegnativa, eh…”.

Carismatico nei modi, semplice nell’approccio”, così sarà definito in diocesi. “Si è trovato di fronte a una traversata impegnativa: poteva lasciare andare le vele o affidarsi al timone per correggere la direzione e contrastare il vento. Ha scelto di puntare sulle relazioni e sulla vicinanza alla sua gente, ma soprattutto ha dimostrato di essere un autentico tifoso (sostenitore entusiasta) dei suoi sacerdoti”. In poco tempo cambia molte figure in diocesi, affidandosi anche a sacerdoti giovani. Lui stesso descrive: “Trasferimenti di Parroci, cambiamenti di alcuni responsabili di Uffici diocesani, affidamento di ruoli apicali a figure laicali, valorizzazione di persone che rendono meno gerontocratica la comunità ecclesiale chiavarese: ecco alcuni dei cambiamenti intervenuti e che mi pare stiano producendo buoni frutti”.

Tra tante visite pastorali: l’incontro con il Consiglio comunale di Chiavari; un viaggio a Cuba (luglio 2023) presso la missione interdiocesana che da diversi anni opera nella Diocesi di Santa Clara; la visita “ad limina apostolorum” nel febbraio 2024 e l’incontro con Papa Francesco che ricorda come “il vescovo debba praticare quattro vicinanze: con Dio, con i confratelli vescovi, con i presbiteri e con il santo popolo fedele di Dio”. A novembre 2024 l’avvio del progetto del Servizio per pastorale familiare: “tentativo non facile di uscire dal modello pastorale dei decenni scorsi, per dare vita ad una parrocchia che sia una famiglia di famiglie (…) aiutare le persone a sentirsi accompagnate e camminare insieme da fratelli e sorelle, cercando la vera dimora della nostra vita”.

Dal maggio 2024, monsignor Devasini è Membro della Commissione Episcopale italiana per la cultura e le comunicazioni sociali.

aldo timossi