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Jean Servato a cinque anni dalla scomparsa

 

Un pubblico numeroso e partecipe ha ricordato, a cinque anni dalla scomparsa, la poliedrica attività di poeta scrittore educatore di Jean Servato nel convegno che si è tenuto sabato a Rivalta Bormida nelle sale di Palazzo Bruni. Dopo il saluto di benvenuto del sindaco Claudio Pronzato, il figlio Paolo ha donato al comune a nome della famiglia (era presente anche Laura) la macchina da scrivere “Olivetti Lettera 22” che sarà esposta in Biblioteca e il grande quadro raffigurante Jean Servato del pittore Gianfranco Foglia destinato alla sala consiliare. Sotto la presidenza di Gian Luigi Rapetti Bovio della Torre, che ha introdotto la figura di Servato mettendo in luce i molti volti che lo hanno caratterizzato, il moderatore Giampiero Ivaldi ha dato la parola ai relatori, i cui interventi si sono alternati alle voci recitanti dei ragazzi dell’Istituto comprensivo “Norberto Bobbio” di Rivalta, e dei casalesi Elio Botto e Nicola Mossone, nipote di Jean. Dionigi Roggero ha ricordato le figure dei tre piemontesi “spiemontizzati”: Baretti, Bobbio e Servato, accomunati dalle radici rivaltesi. Carlo Prosperi, che fu collega di Jean al Lanza di Casale, ha analizzato il romanzo “Maso Desnudo”, sottolineandone l’influenza della cultura francese e di Cesare Pavese nelle pagine che fissano l’epopea del borgo natìo attraverso spaccati di vita che altrimenti sarebbero andati perduti. Adriano Icardi ha ricordato l’esperienza partigiana di Jean nella “Divisione Viganò”, in particolare l’assalto al treno blindato tedesco nella galleria di Visone, rievocato attraverso il personaggio di Penultimo che incarna la paura, il coraggio e la passione per gli ideali di libertà e giustizia. Giuliana Romano Bussola ha parlato della visione etico-sociale dell’arte, figlia della filantropia e umanità di Jean, art director della “Galleria d’Arte Ariete” di Casale che ha offerto momenti culturali di grande interesse e qualità. Chiusura commovente affidata alla lettura da parte di Giampiero Ivaldi dei versi dell’umana crisalide, diretta “verso l’isola / dove il vento / cerca la pietra sacra / su cui incidere / la parola fine”. Dionigi Roggero