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Arte e Storia: Atti del convegno da Teodoro II a Giovanni IV
Sarà Giuseppe Sergi, professore emerito di Storia medievale dell’Università di Torino, a presentare sabato 15 febbraio alle ore 16 nella Sala delle lunette il libro “Casale Monferrato, una capitale per il territorio. Le premesse: da Teodoro II a Giovanni IV (1404-1464)”. Il volume, pubblicato dalle Edizioni SAGEP di Genova, contiene gli atti del convegno di “Arte e Storia” svolto a Casale nel 2017, che ha costituito la prima tappa di un più ampio progetto, diviso in quattro parti, volto a riesaminare le vicende di Casale capitale del marchesato di Monferrato dal 1404, termine del dominio visconteo, al 1569, quando la città perse la sua autonomia comunale.
Ecco in sintesi i temi trattati nella presente pubblicazione. Aldo A. Settia affronta l’argomento della vocazione all’itineranza dei marchesi di Monferrato prima della capitale; fin dall’origine del marchesato di Monferrato, per ragioni a un tempo geografiche e politiche, la “lontananza” dalle città fu uno dei caratteri distintivi del dominio aleramico e poi paleologo; ancora nella seconda metà del XV secolo rimanevano aperte le cancellerie marchionali di Pontestura, di Trino e di Moncalvo a dimostrazione che, nonostante il mutamento della situazione politica e dei metodi di governo, la tradizionale itineranza dei marchesi di Monferrato non cessava di rimanere attuale.
Beatrice Del Bo risponde alla domanda di quali erano le basi del governo marchionale negli anni che precedettero il marchesato di Guglielmo VIII, puntando sullo studio della composizione della corte di Monferrato, ossia dell’estrazione sociale e della provenienza degli «uomini del marchese», e descrivendo i loro luoghi d’origine e le sedi del loro potere feudale, poiché durante i governi di Giangiacomo e di Giovanni IV, grossomodo negli anni tra il 1420 e il 1464, gli uomini del marchese coincidevano con i suoi vassalli.
Nel suo ampio studio, Paolo Rosso espone la progressiva trasformazione nella cultura casalese nella prima metà del Quattrocento; le scholae cittadine giungono ad offrire, oltre all’istruzione di base, anche corsi di livello superiore, e la corte si apre all’umanesimo, principalmente lombardo, secondo un orientamento ripreso poi con maggiore convinzione da Guglielmo VIII. Tra il personale destinato al servizio del marchese si affermano inoltre, insieme agli esponenti del ceto aristocratico, anche uomini di scienza giuridica sempre più spesso di formazione universitaria, impiegati nell’amministrazione della giustizia, negli incarichi politico-diplomatici e nel consiglio del principe.
Antonella Perin e Carla Solarino esaminano le architetture del marchesato tra perdite e sopravvivenze, tema reso arduo per la difficoltà di definire precisi confini dell’area di studio, frammentata e variabile nel tempo, e per la scarsità degli edifici sopravvissuti. Da un’attenta mappatura dell’esistente risulta comunque una vivace attività costruttiva, leggibile secondo due filoni: da un lato il fenomeno della fondazione su committenza nobiliare e marchionale di strutture per gli ordini religiosi e dall’altro gli interventi di trasformazione del borgo di Casale, che rafforzano l’ipotesi secondo la quale la trasformazione del borgo in capitale dello stato sia un processo graduale, già in atto prima del marchesato di Guglielmo VIII.
L’argomento trattato da Enrico Lusso è quello dei castelli del principe tra aggiornamento difensivo e potenziamento delle strutture residenziali; vengono riesaminate le vicende architettoniche nel lungo periodo del palazzo di Trino e dei castelli di Moncalvo, Pontestura e Casale, alla luce del programma di graduale riordino territoriale che avrebbe condotto, negli anni sessanta del XV secolo, alla scelta di Casale quale capitale del marchesato di Monferrato, riconoscendo in definitiva un processo più che secolare avviato dal marchese Teodoro I Paleologo, proseguito dal figlio Giovanni II e, tra momenti di stallo e accelerazioni, precisato in alcuni suoi cardini proprio durante il periodo che si aprì con il governo di Teodoro II e si chiuse, di fatto, con quello di Guglielmo VIII.
Di Massimiliano Caldera è il compito di illustrare la storia delle arti figurative nelle terre del marchesato nella prima metà del Quattrocento. Tra guerre, demolizioni e dispersioni, la dimensione delle perdite in questo settore è stata enorme; lo storico dell’arte, prendendo in considerazione anche testimonianze artistiche presenti ai confini del marchesato e nei territori limitrofi, riesce però a delineare per le terre paleologhe esempi di un linguaggio moderno, perfettamente allineato con quanto si poteva vedere nelle grandi città dell’Italia settentrionale e, ancora una volta, in grado di confrontarsi con le coeve novità della pittura e della miniatura lombarda; sembrano invece mancare precisi legami culturali con il mondo sabaudo.






