Notizia »

“Jelin”, Gelindo al Municipale

Opera lirica dove la musica è la parte migliore

Sì, è proprio Gelindo: c’è un pastore con tanto di camicia a quadroni che, è vero, si chiama “Jelin” e viene da una terra più esotica del Monferrato, ma fa quello che deve fare: il viaggio a Betlemme, l’incontro con Giuseppe e Maria, il ritorno a casa e poi ancora in Palestina con servi e famiglia per omaggiare il bambinello. E tuttavia nessuno a Casale aveva mai visto un Gelindo come questo, andato in scena sabato sera al Municipale.

L’idea di ricavare un’opera lirica dalla sacra rappresentazione non è per nulla campata in aria: in fondo Gelindo è sempre stato un “work in progress” nella tradizione del teatro medioevale da cui è nato. Abbiamo visto “Gelindo” piemontesissimi, pieni di canzoni tradizionali, Gelindo in chiesa come coronamento di presepi viventi, Gelindo esilarante commedia dialettale pieni di riferimenti contemporanei. Gelindo è proteiforme, ma non di meno è coraggiosa l’operazione Jelin compiuta da Aldo Brizzi, autore di musica, libretto (in collaborazione con Bruno Masi), nonché per l’occasione direttore della nostra Monferrato Classic Orchestra.

La musica è la parte migliore: ci sono pagine squisite, come non si compongono più da quasi un secolo, ma non per questo scontate. C’è il gusto francese dei “les six” nel citare il jazz, le marcie circensi e la musica popolare, c’è la composizione aperta capace di tornire ogni frase, comprese le parole “ricevuta fiscale” e “un miliardo di like”. Si passa da Puccini, Mascagni, Leoncavallo e si arriva dalle parti di Bernstein e Giancarlo Menotti. Si rimane colpiti dalla tavolozza dell’orchestrazione che mette insieme impasti complessi e sfrutta ogni registro, compresa tuba e clarinetto basso. Ci sarebbe da ricavarne subito una suite orchestrale e mandare la Monferrato Classic Orchestra in sala di registrazione.

Certo ci si aspetterebbe un po’ più di Sudamerica, considerando, che questa è una produzione tra la Lirica Tamagno e Nùcleo Opera di Bahia di cui Brizzi è direttore artistico, ma ci si limita all’atmosfera un po’ da “fazenda” e ai solisti brasiliani. Tra questi il protagonista non è eccelso, ma è da menzionare il tenore Carlos Eduardo Santos (Maicon), così come il basso, Sergei Morozov (Giuseppe e di Manè) e l’impegno di tutta la Tamagno.

Quello che funziona meno è la drammaturgia, se il Gelindo tradizionale si presta a ogni genere di divagazione, la rigidità di un’opera lirica richiede un percorso più lineare, specie se il testo è difficile da seguire e le riflessioni dei personaggi si susseguono come matrioske. Sotto questa pressione alla fine anche l’armonia musicale tende un po’ a sfaldarsi e dopo due ore le circa 60 persone in sala arrivano un po’ provate agli applausi. Un’altra opera che non riallaccia il filo tra il pubblico e la musica al Teatro Municipale.

L’occasione buona per la riconciliazione potrebbe essere il concerto dell’ultimo dell’anno sempre con la MCO. Quello sarà decisamente imperdibile.

Alberto Angelino