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L'arte della stampa

Esempi con Bruna Curato nell'ambito di Impressum

Siamo tornati giovani, alla Tipografia Operaia di via Lanza, grazie a un filmato sulla linotype proiettato martedì alla sala Cavalla del Seminario da Bruna Curato a chiusura del ciclo sulla stampa organizzato nell’ambito della mostra “Impressum” (visitabile fino al 31 luglio nella sottostante biblioteca storica)...

La nostra "lino" era il regno del tipografo Gino Romagnolo, poi apprese l'arte (senza scottarsi le mani) anche Nunzio Loria.

In ogni caso nei tre incontri della Curato è stato bello vedere da vicino gli esempi più significativi prodotti nel corso dei secoli. Un “viaggio” tra le pagine che partendo dagli incunaboli ha portato fino alla fioritura della produzione tipografica settecentesca. Nel XVIII secolo, grazie all’Illuminismo, la stampa ebbe una sempre maggiore diffusione anche tra i ceti meno abbienti e portò alla nascita sia di nuovi generi letterari, come ad esempio la letteratura per l’infanzia, sia di nuovi e importantissimi stampatori.

Tra questi si è ricordato per l’Italia Giovanni Battista Bodoni di Parma e la Famiglia Remondini di Bassano del Grappa, tipografi davvero prolifici che diedero alle stampe numerosissimi testi destinati a un pubblico sempre più ampio.

Parlando di censura una curiosità: tra i maggiori acquirenti di libri e di libri proibiti vi fu Ignazio De Giovanni (canonico della Cattedrale, abitava in piazza Bernotti) che non di rado acquistò (in Svizzera a centinaia a prezzi da libraio) testi messi all’indice per poterli barattare con pregevoli e rare edizioni antiche.

Il secolo successivo rappresenta, invece, una forte cesura nella storia del libro. Con le innovazioni tecnologiche dell’inizio dell’Ottocento la produzione libraria otto e novecentesca cambiò radicalmente permettendo di stampare edizioni di minor pregio, ma meno costose e quindi accessibili a un pubblico sempre più ampio. 

Luigi Angelino