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Sinagoga: la mostra di Novelli
Applausi e due bis al pomeriggio musicale ideato da Castagnoli
Un'altra domenica con un doppio appuntamento culturale il 18 giugno al Complesso Ebraico di Casale in vicolo Salomone Olper. Alle 11.30 la Sala Carmi si è riempita dei colori che contraddistinguono un artista casalese molto noto a livello internazionale: si tratta di Paolo Novelli che firma la mostra dedicata alla sua “Bibbia Illustrata”, una quarantina di opere che hanno attirato tanti estimatori di queste figure fanciullesche dagli occhi grandi, capaci di muoversi in una dimensione onirica di rara bellezza.
Daria Carmi, curatrice del Museo dei Lumi ricorda le motivazioni del nuovo allestimento. “In questi giorni si celebra l’anniversario dell’ingresso del Monferrato tra i siti UNESCO e Novelli ha realizzato per l’occasione quattro opere inedite”. “Sono tre pitture dedicate alla vendemmia – Prosegue il Presidente della Comunità Ebraica, Elio Carmi – un tema molto caro anche all’ebraismo, e un quadro che rappresenta un infernot. Le altre opere sono state realizzate 16 anni fa, ma sono ancora attualissime”. Un altro artista casalese: Marco Porta, ricorda il perfezionismo di Novelli “capace di ridipingere un quadro infinite volte perché, magari, una tonalità di viola non lo convince anche se la differenza tra i due colori è quasi indistinguibile”. E poi è lo stesso artista a guidarci attraverso “La scala di Giacobbe”, alle tante versioni dell’Eden, dove il serpente diventa un elemento decorativo ad un’Arca di Noè, strapiena di animali divertenti, o a un sacrificio di Isacco che si trasforma in un tripudio di uccelli colorati. Ogni scena sembra sostituire la drammaticità con lo stupore di fonte alla meraviglia della natura. Persino Giuditta porta a spasso la testa di Oloferne in una foresta idilliaca.
Pomeriggio dedicato alle note per la rassegna “Musica nel complesso ebraico”, questa volta il direttore artistico Giulio Castagnoli ci fa scoprire il fascino del fagotto nella tradizione ebraica, riunendo una formazione che mette insieme la violoncellista casalese Erika Patrucco, didatta e concertista con all’attivo centinaia di esibizioni in città e Franco Taulino, protagonista in tante formazioni dal rock alla musica d’autore, ma che si scopre anche essere un grade virtuoso del fagotto, strumento in cui è diplomato.
Taulino esordisce dando una dimostrazione del suono dello Shoffar, molto coerente visto che i primi fagotti erano proprio di corno.
Il terzo membro del trio è lo stesso Giulio Castagnoli alla spinetta. Una formazione originale per un programma altrettanto curioso, fatto per mettere in evidenza il suono degli strumenti e l’evoluzione della loro scrittura attraverso i secoli. Si comincia con un pezzo in pieno stile tardo barocco di Johann Ernst Galliard, si prosegue con Galuppi, di cui Castagnoli ricorda il patrimonio ancora inesplorato di Sonate e poi Mozart, capace di trasformare il rapporto fagotto-violoncello in una piccola orchestra, e ancora i delicati duetti di Jacques Offenbach (che ricordiamo è nato Jakob Levy Eberst). Ma se il pubblico ha riempito la sinagoga è anche per il finale del concerto. Castagnoli presenta in prima assoluta Tre intonazioni ebraiche (2023): tre brani che usano come fonte i canti di tre luoghi dell’ebraismo. Dalla Spagna sefardita arriva “Sha’ar asher nisgar” trascritto da Benedetto Marcello, un vero “etnomusicologo ante litteram” che raccolse moltissimi temi ebraici nel suo “Estro armonico”, pubblicato a Venezia nel 1725. Per farci conoscere l’ebraismo nella “versione tedesca” Castagnoli si avvale di due versioni dello stesso tema Shofet kol haaretz: la prima sempre raccolta da Marcello, la seconda da Abraham Baer, Bā’al Tefillah, a Göthenburg nel 1877. Centocinquant’anni in cui la melodia è diventata qualcosa di solo vagamente imparentato. Castagnoli presenta le versioni sovrapposte con un procedimento armonico che omaggia Luciano Berio. Infine, per rappresentare la tradizione degli ebrei monferrini il compositore usa il materiale di “Alenu lesabeach leadon hakol, canto raccolto dall’etnomusicologo Leo Levi a Moncalvo, nel 1954 dalla voce di Florio Foa. Nel pieno stile di Castagnoli tutto il materiale è rielaborato in modo da alternare parti estremamente evocative (risentiamo anche il suono dello Shoffar) ad altre che presentano il brano nella sua versione “più che autentica” in una bellezza probabilmente persino superiore all’originale. Applausi, due bis e la consapevolezza di aver riscoperto un patrimonio musicale di valore inestimabile.
Alberto Angelino (foto ellea, pomeriggio)






