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"Concerto biografia"

Venerdì scorso alla Accademia Filarmonica

 

Tra le tante cose di cui dovremmo essere grati a Sergio Marchegiani, direttore artistico dell'Accademia Filarmonica, c'è l'aver definito un genere di spettacolo che potremmo chiamare "Concerto biografia".

Lo ha fatto con la complicità di un grande autore come Stefano Valanzuolo, firmando nel 2023 "Il Sosia", coinvolgente immersione nella vita di Schubert, e ora con questa nuova operazione che ripercorre la vita di Wladyslaw Szpilman, pianista polacco sopravvissuto alla liquidazione del ghetto di Varsavia.

La vicenda è stata messa sotto i riflettori dal film di Polanski, ma il taglio di Valanzuolo si concentra sulle scelte improbabili con cui il destino si diverte a salvare Szpilman, ognuna ben sottolineata dalle mani di Francesco Nicolosi sulla tastiera. Perché è questo il bello della formula: Debussy, Rachmaninov, una spensierata Mazurka del giovane Szpilman, la tragicità del tema di Isotta a rappresentare il nazismo, oppure le variazioni sul tema "La ci darem la mano" dell'amato Chopin, ogni melodia diventa parte integrante della narrazione. La musica prosegue le parole esattamente dove la voce notturna di Valanzuolo non basta per raccontare le emozioni, fino a sfumarsi nel Preludio in Mi minore op. 28 eseguito con lo stesso sussurro con cui si chiudono le pagine di un libro.

Ma la serata di venerdì 6 febbraio è anche l'ultima della stagione concertistica dell'Accademia e la cronaca ci impone quindi uno sguardo dall'alto di questo percorso.

Se ci pensate anche qui siamo nel campo di uno sliding doors, molto meno drammatico, ma destinato a rimanere negli annali. Non capita spesso che in un concerto inaugurale si stacchi, oltre al biglietto, anche un pezzo d'intonaco, come avvenuto a ottobre durante l'esibizione di Mariam Abouzahra. Per un attimo è sembrato che la stagione della Filarmonica fosse finita mentre cominciava. Invece, danno contenuto, fiducia confermata e concerti sempre pieni.

Quindi Serena Monina, presidente dell'Accademia, venerdì ha ringraziato il pubblico e i mecenati che hanno contribuito a rendere indimenticabile ogni appuntamento, ma ha anche esortato a sostenere un progetto che diventa persino più ambizioso in vista del bicentenario. Il livello è già tutto nelle anticipazioni di Marchegiani: dapprima annuncia che l'8 maggio ritornerà qui per il Festival Echos, ma stavolta come esecutore insieme a Marco Schiavo (duo inossidabile), poi ci parla di un concerto nella chiesa di San Domenico dedicato a San Francesco, e infine spara le prime bordate nella doppia veste di direttore della Filarmonica e della stagione concertistica del Comune. Un cammino in parte congiunto: ci sarà un primo concerto di "livello stellare" con la Stagione della Filarmonica in trasferta al Teatro Municipale e altre due esibizioni nello stesso luogo. C'è chi ha già chiesto se si possono prenotare i biglietti.

Intanto, la stagione 25-26 finisce e, in fondo, anche se questo non era il concerto previsto per la conclusione (si tratta di un recupero di un appuntamento previsto per il Giorno della Memoria) restituisce comunque un senso a questa avventura durata sei mesi e cominciata con quel piccolo crollo. La storia di Szpilman ci ricorda che la musica racchiude in sé stessa la consolazione e la forza per trovare una via di uscita. Un messaggio che dovremmo tenerci caro di fronte ai piccoli o ai grandi drammi a cui assistiamo.

Alberto Angelino