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  • 9 anni fa
  • Casale Monferrato

“Pasqua delle rose”

Sinagoga

 

La rosa è forse il fiore più carico di simbologia al mondo. Poteva forse sfuggire a una cultura ricca di simboli come l'ebraismo? Ovviamente no, specie in un periodo come questo, in cui anche nelle sinagoghe si festeggia la “Pasqua delle rose”. E' una celebrazione della consegna della Torah agli uomini che cade sette settimane dopo la Pasqua, in un periodo in cui la natura è particolarmente generosa e per questo motivo anche i templi vengono adornati con rose. In una città dove è nato “Riso e Rose” la festa cade a proposito e la Comunità organizza sempre qualche evento per ricordarla.

Tutte questi particolari sono stato il preambolo con cui Elio Carmi e Mariateresa Cerretelli hanno introdotto la mostra “Stat rosa pristine nomine” del collettivo artistico Italiancode, ovvero Stefano Albertini, Luciano Bobba e Max Portale. Le simbologie e i rimandi tra le opere esposte e il luogo dove ci troviamo sarebbero davvero tanti, Carmi prova ad elencarle: ci troviamo nel Cortile delle Api, insetti che ovviamente flirtano con le rose, tanto da essere incluse in una delle otto opere e il titolo della mostra, il cui titolo, mutuato dalla conclusione di un famoso romanzo di Eco, è infondo un richiamo a una cultura come quella ebraica che vede proprio nei nomi delle cose la loro vera essenza.

Un tema interessante, ma questo pomeriggio domenicale all'ombra dell'albero di melograno del cortile è sopratutto un momento per radunate artisti da tutta la città,trasformando l'inaugurazione in una piacevole riunione di amici. Del resto Mariateresa Cerretelli sottolinea come proprio l'amicizia sia stato il motore che ha fatto nascere Italiancode e la giornata restituisce una parte del clima goliardico- intellettuale che ha accompagnato il gruppo nelle varie performance. Con questo spirito il pomeriggio riserva anche buona musica e buone letture. Alle prima ci pensano Sara Guidolin e Federica Di Gioia, violoncelliste 17enni che hanno eseguito brani di Luigi Boccherini e Friedrich August Kummer; le seconde sono affidate alla voce straordinaria dell’attore Marco Pagani, impegnato a leggere brani tratti da Vademecum del pianista da camera” di Bruno Canino con il risultato di creare divertenti gag tra quanto prescritto dal libro in tema di bis abbigliamento, rispetto dei colleghi e quanto messo in pratica dalle due esecutrici che si prestano allo scherzo.

Poi si entra in sala Carmi, dove è un tripudio di petali e spine, corolle e gambi, colori vellutati o materici si stagliano sulle tele, su colori accesi o smorzati, lampi di luce e ombre di sottofondo.

La mostra sarà aperta fino al 18 giugno.

 

Il prossimo appuntamento alla Comunità Ebraica, domenica 4 giugno alle 17 nel cortile delle Api con la presentazione del volume “Qualcosa là fuori” di Bruno Arpaia edito da Guanda. Sarà presente l'autore che ne parlerà con Roberta Trapè, studiosa e critica letteraria. (a.a.)